Paga la multa ma non le spese postali? Nulla la cartella esattoriale

La Cassazione: le somme dovute per le violazioni al C.d.S. non sono omogenee e le spese postali impagate non possono portare alla cartella esattoriale

12 maggio 2014 - 9:00

La Corte di Cassazione, sezione seconda civile, con la sentenza n. 9507/14, del 30.4.2014, ha messo fine a un equivoco che poteva generare situazioni assurde e paradossali, in cui chi paga la multa viene colpito dalla cartella esattoriale se manca di pagare gli spiccioli delle spese postali. Il problema derivava da una precedente pronuncia degli Ermellini (Cass. 14181/12), che avevano detto esattamente il contrario, sostenendo che non pagare le spese postali di una multa vuol dire perdere il beneficio del pagamento in misura ridotta, e in tal caso l'amministrazione può iscrivere a ruolo l'importo, che diventa esecutivo e raddoppia. Il Collegio della seconda sezione della Suprema Corte “bacchetta” i colleghi che avevano sostenuto quest'ultima tesi, evidenziando come nel Codice della Strada le somme, importo della sanzione e spese del procedimento, sono ben differenziate. Dunque pagare la sanzione è una cosa, pagare le spese di procedimento è un'altra. Insomma, il Comune non potrà più iscrivere a ruolo l'importo di una multa, solo perchè il trasgressore ha pagato qualche euro in meno, magari per sbaglio, utilizzando un prestampato che non includeva spese successive.

UN BANALE ERRORE DI 3 EURO, ARRIVA LA CARTELLA ESATTORIALE – Il casus belli è davvero singolare, ma ben si presta a far comprendere quali possano essere le conseguenze della opacità di certe regole. Un signore riceve una cartella di Equitalia Get S.p.A. per non aver pagato una multa: importo raddoppiato e sanzioni, 150,82 euro. Sarebbe la storia di molti, senonchè il signore colpito da cartella di pagamento aveva pagato la multa, per di più utilizzando il modulo precompilato allegato al verbale con indicata la cifra della sanzione. Il punto è che nell'importo indicato, di 111,50 euro, non potevano essere comprese le spese postali per l'avviso di compiuta giacenza, pari a 3,25 euro, e quindi la somma pagata non copriva tutto il dovuto. Siccome per pagare l'importo ridotto è necessario pagare “tutta la sanzione”, il Comune di Lucca decise di fare tutte le maggiorazioni del caso, sottrarre quanto già pagato e quindi iscrivere a ruolo la cifra rimanente, che al lordo della cartella di Equitalia risultò essere, come detto, pari ad 150,82 euro. A questo punto il trasgressore, immaginiamo furibondo, ha impugnato la cartella davanti al Giudice di Pace, che gli ha dato ragione. Il Comune, mai domo, ha fatto ricorso per Cassazione, e gli Ermellini ne hanno approfittato per chiarire la vicenda.

SANZIONE E SPESE, NATURA DIVERSA – Il comportamento del comune si spiega con la particolare interpretazione dell'Art. 389 (Art. 206 Cod. Str.) Ricevibilità ed effetti dei pagamenti del Regolamento del Codice della Strada, che fa diventare esecutivo il verbale quando viene fatto un pagamento parziale. Ciò in considerazione della citata pronuncia della Suprema Corte n.14181 del 2012, che aveva espressamente dichiarato indistinguibili gli importi dovuti a titolo di sanzione e a titolo di spese di procedimento. Quindi, accogliendo questa tesi, se non si paga la somma di tutti gli importi, si ricade in pagamento parziale della “sanzione”, sicchè la procedura può andare avanti, anche se con effetti assurdi, come nel caso di specie. Questa volta però gli Ermellini cambiano registro e, non senza toni critici verso il collegio che aveva pronunciato in precedenza, mettono in evidenza come l'interpretazione delle norme inerenti le sanzioni devono essere interpretate in modo letterale e siccome esse distinguono tra importo della sanzione e spese del procedimento, sarebbe artificioso far rientrare nella nozione di sanzione anche le spese accessorie. Ne consegue che “il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa, relativa a violazione del codice della strada, effettuato in misura corrispondente all'ammontare a titolo di sanzione indicato dall'amministrazione, esclude l'addebito del maggior importo di cui all'art. 203 c.2 CdS, ancorchè non risultino interamente pagate le spese del procedimento sanzionatorio, che l'amministrazione può chiedere separatamente.” (Cass. sent. cit. pag. 10)

PREVENIRE E' MEGLIO CHE SPECULARE – Così i Giudici della sezione seconda della Corte di Cassazione mettono una pezza ad un varco aperto dai loro colleghi due anni prima, che consentiva agli enti accertatori di speculare sui casi di coloro che, pur pagando la sanzione, sbagliavano importo di qualche euro. D'altronde la giurisprudenza di settore ha consolidato negli anni il principio per cui l'attività di controllo del rispetto delle norme del Codice della Strada non deve essere volta ad altro fine che non sia quello della prevenzione e della sicurezza dell'utenza stradale. Quindi qualunque interpretazione delle norme che porti a un “guadagno” incongruo della Pubblica Amministrazione dev'essere cassata. Staremo a vedere se questa sentenza non genererà comportamenti speculativi dei trasgressori, che potrebbero pagare la sanzione e saltare le spese procedimentali, confidando nella inerzia delle amministrazioni che non avrebbero mezzi efficaci per recuperare i pochi euro mancanti.

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