Non riesce a fare l'alcoltest e viene assolto per tenuità dell'offesa

La Cassazione ribadisce che il rifiuto di sottoporsi ad alcoltest, valutata ogni circostanza, può condurre ad assoluzione per tenuità dell'offesa

2 marzo 2017 - 11:00

Un'altra sentenza molto interessante in materia di guida in stato di ebbrezza è uscita dalle penne degli Ermellini negli scorsi giorni. Si tratta della sentenza della IV sezione penale, n. 6364/17, depositata il 10 febbraio 2017, con la quale la Suprema Corte ha annullato la condanna penale di un automobilista di 75 anni che non aveva espirato abbastanza nell'etilometro ed era quindi sfuggito al temibile esame, pur risultando, secondo gli agenti, in evidente stato di ebbrezza. Il Tribunale di Sondrio prima, e la Corte di Appello di Milano poi, avevano condannato l'anziano automobilista ai sensi dell'art. 186, co. VII C.d.S., basandosi sulla pericolosità della condotta di guida “presuntivamente” avvenuta in stato di ebbrezza. Ma gli Ermellini, citando la Giurisprudenza precedente, puntano il dito sulla superficialità della motivazione, e non solo annullano la condanna avvenuta in appello, ma si pronunciano per l'assoluzione definitiva.

FERMATO DURANTE UN CONTROLLO, NON SOFFIA NELL'ETILOMETRO Il caso oggetto della sentenza non è dei più lineari. Non c'è un esito francamente positivo all'alcoltest, né un netto rifiuto a sottoporvisi. E non c'è nemmeno un incidente stradale. C'è solo un automobilista un po' attempato che appare brillo durante un controllo, e che, guarda il caso, non soffia abbastanza nell'etilometro da permettere al macchinario di dare un risultato attendibile. Malizia o casualità? E' una condotta grave? Secondo il Tribunale di Sondrio lo è, tanto quanto quella di chi si rifiuta di farsi controllare, che notoriamente è punita con severità dall'art. 186, co. VII del C.d.S.. Della stessa idea è la Corte di Appello di Milano, che rigetta l'impugnazione del condannato. La questione della gravità della condotta, che qui non sembra di banale soluzione, ha un'importantissima ripercussione, perchè con la recente introduzione della non punibilità dei reati con “particolare tenuità dell'offesa”, ai sensi dell'art. 131bis, c.p., un comportamento come quello descritto potrebbe non comportare alcuna condanna penale. La Suprema Corte è proprio di questo avviso. L'insieme dei fatti emersi in giudizio compone un quadro di particolare tenuità dell'offesa, e il presunto guidatore ebbro viene assolto.

ASSOLUZIONE POSSIBILE ANCHE IN CASO DI RIFIUTO I giudici di merito si aggrappano alla natura dei reati previsti dall'art. 186 C.d.S., e parlano di “insidiosità” della condotta di rifiutarsi di sottoporsi ad alcoltest, oltre che di pericolosità, appunto, della guida in stato di ebbrezza. La motivazione della corte territoriale, secondo gli Ermellini, è però “chiaramente insufficiente”. In pratica non può il giudice penale dare per scontata l'inapplicabilità dell'istituto della particolare tenuità dell'offesa ai reati del 186. Anzi, la stessa Suprema Corte, a Sezioni Unite (SSUU 25.2.2016, rv. 266595) ha riconosciuto esplicitamente la possibilità che chi si rifiuta di sottoporsi ad alcoltest venga assolto con il nuovo istituto dell'art. 131bis c.p., se, una volta accertato il reato e quindi l'offesa, la particolare tenuità emerga dal contesto fattuale e da tutti gli elementi della fattispecie concreta. Quindi, poiché nel caso di specie il reo era incensurato, e si era trattato di una controversa impossibilità di espletare l'alcoltest, per motivi ambigui, secondo i Giudici di Piazza Cavour il ricorrente può ben essere assolto.

IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA REPRESSIONE E GARANZIE SicurAUTO ha commentato molte sentenze sui reati connessi alla guida in stato di ebbrezza. Qualcuna riguardava proprio i casi in cui la mancanza di etilometro aveva condotto ad assoluzione (un caso analogo a questo è in commento in questo articolo, per un caso di insufficienza degli elementi sintomatici, leggi invece quest'altro articolo). Il nodo principale sottostante tutte le battaglie legali sull'art. 186 C.d.S. è sempre il rispetto dei diritti degli indagati, messo in pericolo da automatismi e lacune nella raccolta delle prove. Ora ci si è messo anche il principio di particolare tenuità, innovazione legislativa del 2015, a scuotere dalle fondamenta tutto l'apparato sanzionatorio della guida in stato di ebbrezza. D'altronde si tratta di un principio che, in particolari circostanze, rende non punibili numerosi reati, avendo come soglia i 5 anni di reclusione, al di sotto del quale in teoria l'assoluzione è possibile. Quindi la domanda che gli organi giudicanti hanno dovuto farsi è: quanto è grave il reato di guida in stato di ebbrezza? Potranno i rei beneficiare di questo grande salvagente che la norma getta a un numero indiscriminato di indagati e imputati penali? La risposta è arrivata già lo scorso anno, quando una sentenza delle Sezioni Unite ha espressamente dichiarato applicabile la norma sulla tenuità dell'offesa ai reati di cui all'art. 186 C.d.S. (SSUU, 6.4.2016, n. 13681). Ora ne arriva un'ulteriore conferma. A mio parere tali “aperture” delle maglie della repressione della condotta della guida in ebbrezza non inficeranno il lavoro “culturale” svolto in questi anni, in cui grazie al “pugno di ferro” dei giudici si è fatta largo nella mentalità edonistica del nostro tempo l'idea che guidare ubriachi non sia solo una “bravata”, ma una cosa gravissima.

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