Non può più fare sesso dopo un incidente? Per la Cassazione merita un risarcimento

ROMA - Chi causa l'impotenza altrui deve risarcire la vittima. Perché si tratta di un "danno esistenziale". Lo sancisce la Corte di Cassazione nell'accogliere il ricorso di Luca C., un romano...

7 febbraio 2007 - 16:14

ROMA – Chi causa l'impotenza altrui deve risarcire la vittima. Perché si tratta di un “danno esistenziale”. Lo sancisce la Corte di Cassazione nell'accogliere il ricorso di Luca C., un romano single da come si evince in sentenza, era rimasto impotente in seguito ad un incidente stradale.

Secondo la Cassazione il “diritto alla sessualità “rientra tra “i diritti umani inviolabili”, pertanto “la perdita o la compromissione anche soltanto psichica della sessualità (come avviene nei casi di stupro e di pedofilia) costituisce di per sè un danno esistenziale” meritevole di essere risarcito. Il principio è contenuto nella sentenza 2311 della III sezione civile redatta dal consigliere Giovanni Battista Petti.

Luca C. era diventato impotente nell'estate del '94 in seguito ad un incidente automobilistico a responsabilità esclusiva dell'altro conducente, che tra le altre conseguenze gli provocò una “impotentia coeundi per la invalidità dell'asta virile e la insufficienza del tono virile”, con” conseguente sindrome soggettiva ansioso depressiva”, si legge in motivazione.

Ora, dopo cinque anni il Tribunale di Roma, giugno '99, decretò che l'assicurazione dell'automobilista colpevole rifondesse Luca con 810 milioni di vecchie lire come risarcimento danni generico. Nemmeno la Corte d'appello della capitale nel 2002 riconobbe i danni patiti da Luca “per la grave compromissione dell'attività sessuale”. Da qui la battaglia dell'uomo fino in Cassazione per una migliore liquidazione del danno biologico.

In particolare, gli 'ermellini' nell'accogliere il ricorso di Luca, bacchettano i colleghi del merito sottolineando che “sul punto la sentenza impugnata sorvola, con una enunciazione illogica e contraria al principio fondamentale della inviolabilità dei diritti umani” che costituiscono “il patrimonio irretrattabile della persona umana”. In pratica, la Corte d'appello aveva riconosciuto al giovane postumi dall'incidente pari al 20%. Ma secondo la Cassazione il ragionamento è “errato nei principi fondamentali, posto che i diritti umani inviolabili nè si confondono con i danni esistenziali, nè restano assorbiti nella globalità e complessità del danno biologico, ove abbiano una lesione propria, giuridicamente configurata come lesione del diritto”.

Se poi si considera nell'ottica della “procreazione” o della “vita sessuale familiare”, la Suprema Corte rileva che “certamente questi ulteriori aspetti sarebbero rilevanti ai fini della equilibrata valutazione del danno anche ai fini di un congruo ristoro”. Sarà ora la Corte d'appello di Roma a quantificare i danni subiti da Luca C. anche in relazione alla perdita della capacità sessuale, oltre a quella lavorativa.

http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/cassazione-sesso/cassazione-sesso/cassazione-sesso.html

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Codice della Strada

Codice della Strada: attenti alle ‘bufale’ in rete

Obbligo gomme invernali: tutte le scadenze 2020 – 2021

Stato di ebbrezza alla guida

Multa per guida in stato di ebbrezza: si può fare ricorso?