Muore sul colpo in incidente: la Cassazione nega doppio risarcimento per danno biologico

La Cassazione: agli eredi del defunto solo un rimborso. Negato il danno biologico se l'automobilista muore subito

27 luglio 2015 - 9:00

Gli eredi della vittima di un sinistro a quanti risarcimenti hanno diritto se il guidatore muore sul colpo? Uno solo. Lo ha stabilito la Cassazione, con sentenza numero 15350/15, a sezioni civili unite. Ricordiamo che, se un utente della strada rimane gravemente ferito in un sinistro, e poi muore dopo qualche tempo ha diritto al risarcimento del danno biologico. Poi si trasmissibile agli eredi. Costoro hanno diritto a al risarcimento per il proprio danno morale subito. Per la Cassazione, se la vittima muore sul colpo, non c'è il risarcimento al danno biologico in proprio. E agli eredi non spetta questo secondo risarcimento, ma uno solo. Quindi, l'assicurazione paga solo un danno.

COSA È SUCCESSO – In un incidente del 2002, avvenuto in Piemonte, un giovane automobilista (corresponsabile per eccesso di velocità) muore sul colpo. La corte d'appello di Torino, confermato il concorso di responsabilità dei conducenti, ha ridimensionando quella della vittima, determinandola nel 20%, valutando come ben più grave quella dell'investitore che aveva effettuato una svolta a sinistra senza dare la precedenza al veicolo che procedeva in senso opposto e invadendone la corsia di marcia, come emergeva dalla testimonianza di un passeggero dell'auto dietro quella condotta dalla vittima.

IL RAGIONAMENTO DEGLI ERMELLINI – Per la Cassazione, non c'è il doppio risarcimento a favore degli eredi del defunto. “L'anticipazione del momento di nascita del credito risarcitorio al momento della lesione verrebbe a mettere nel nulla la distinzione tra il ‘bene salute' e il ‘bene vita', sulla quale concordano sia la prevalente dottrina che la giurisprudenza costituzionale e di legittimità”. Ecco il passaggio chiave dei giudici: pretendere che la tutela risarcitoria sia data anche al defunto corrisponde, a ben vedere, solo al contingente obiettivo di far conseguire più denaro ai congiunti.

DISCUTIBILE, MA TANT'È – Dice ancora la Cassazione: “La morte, quindi, non rappresenta la massima offesa possibile del diverso bene ‘salute', pregiudicato dalla lesione dalla quale sia derivata la morte, diverse essendo, ovviamente, le perdite di natura patrimoniale o non patrimoniale che dalla morte possono derivare ai congiunti della vittima, in quanto tali e non in quanto eredi”. E ancora, secondo gli ermellini, “non sono configurabili, all'interno della categoria generale del danno non patrimoniale, cioè del danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, autonome sottocategorie di danno”. Alla fine, vince l'assicurazione, e perdono i familiari della vittima. E delle prossime vittime. Una sentenza molto tecnica, ma anche discutibilissima: chi è vittima di un sinistro mortale, e passa a miglior vita subito, sul colpo, costa meno alla compagnia. La quale non deve risarcirlo. Non si capisce allora perché la compagnia non dovrebbe almeno pagare il danno biologico ai parenti delle vittime.

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