Muore al kartodromo per colpa della sciarpa: gestori condannati

Incidente mortale al kartodromo: condannati per omicidio colposo i due responsabili della pista

31 gennaio 2014 - 7:00

Non parliamo di una multa ingiusta o di una tassa stucchevole, ma di un evento drammatico: un incidente mortale in un kartodromo, in cui il 23 gennaio 2006 perde la vita una ragazza alla guida di un kart biposto. La sciarpa che ha al collo si impiglia negli ingranaggi del motore, la giovane soffoca e muore. In conseguenza del sinistro, nel 2010, il Giudice monocratico del Tribunale di Nocera Inferiore non ritiene colpevole i due gestori della pista; ma nel 2012 la Corte d'appello di Salerno ribalta la sentenza di primo grado: 8 mesi di reclusione per ognuno dei due gestori per omicidio colposo (dovuto a imperizia, imprudenza). Al che, i due (per la precisione, uno legale rappresentante della società gerente il kartodromo, l'altro responsabile della pista) ricorrono per Cassazione che conferma la pena con sentenza 2343 del 20 gennaio 2014 (sezione quarta).

UN GIRO PERICOLOSO – Qual è la colpa dei due? Hanno concesso alla ragazza di accedere al kart nonostante indossasse una sciarpa che le cingeva il collo, indumento ad alto rischio per quel tipo di attività, nonché un casco non omologato, visibilmente privo del gancio di chiusura. Hanno omesso di predisporre l'obbligatoria valutazione dei rischi connessi all'attività dell'azienda; inoltre, non hanno informato gli utilizzatori della pista dei rischi e delle cautele da osservare prendendo posto sul kart.

DOVEVANO IMPEDIRE CHE LA RAGAZZA GUIDASSE – I gestori, secondo la Cassazione, avrebbero dovuto imporre un abbigliamento adeguato fino a impedire l'accesso in pista per i trasgressori. Uno dei due gestori aveva suggerito alla ragazza la misura precauzionale della chiusura dell'indumento all'interno del giubbotto, ma questa piccola raccomandazione non li esonera certo dalle loro responsablità, anche perché resta pur sempre il secondo aspetto: caschi non omologati (per tutti gli utenti, non solo per la ragazza deceduta). “Nessuno dei due imputati – dice la Cassazione – provvide a controllare e vigilare adeguatamente sull'idoneità dell'abbigliamento della ragazza, eventualmente impedendone l'accesso in pista, qualora, come nella specie, qualche capo indossato non rispondesse a canoni di assoluta sicurezza: la rigorosa osservanza di tali regole avrebbe certamente scongiurato l'evento letale poi verificatosi e largamente prevedibile”.

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