Multa per divieto di sosta: basta il cartello

Se manca la segnaletica orizzontale che delimita l'area di sosta, quella verticale è sufficiente perché la multa sia valida

21 gennaio 2012 - 10:00

Tanto semplice la vicenda, quanto importante la sentenza. Anni fa, un tizio parcheggia l'auto senza accorgersi che il parcheggio è riservato agli invalidi: le strisce per terra sono molto scolorite. Però è presente il cartello verticale che indica la sosta vietata. Subisce la multa e ricorre, poi la questione arriva in Cassazione, la quale stabilise che la segnaletica verticale è sufficiente a rendere valida la sanzione. Un precedente per tutti quei casi che potrebbero verificarsi su strade dove le strisce per terra si vedono poco, o sono rovinate. Così la Corte suprema, con la sentenza numero 339 del 10 novembre 2011, depositata il 12 gennaio 2012.

DOPPIO RIBALTONE – In primo grado, il Giudice di pace respinge il ricorso; in appello il Tribunale ritiene che la sola irregolarità della segnaletica orizzontale sia sufficiente per l'annullamento dell'atto sanzionatorio. Piazza Cavour ribalta questa tesi, ritenendola una falsa applicazione della normativa in materia di Codice della strada. C'è infatti la prevalenza delle prescrizioni dei segnali verticali che toglie ogni dubbio circa la sussistenza del divieto non percepito dall'automobilista per la scarsa visibilità di quelli orizzontali, in base all'articolo 38, comma 2, del Codice della strada. Solamente l'eventuale assenza del segnale verticale avrebbe dato rilievo alla circostanza valorizzata in sentenza: irregolarità delle strisce delimitanti l'area di sosta, perché poso visibili. E multa annullata.

SECONDO PRINCIPIO – Gli ermellini fissano e ribadiscono un altro principio fondamentale: il verbale redatto dal pubblico ufficiale che attesta la violazione ha sempre valore di prova, fino a querela di falso. «La fede privilegiata di cui all'articolo 2700 del Codice civile assiste tutte le circostanze inerenti alla violazione, fermo l'obbligo del pubblico ufficiale, insegnano le Sezioni Unite [della Cassazione], di descrivere le particolari condizioni soggettive e oggettive dell'accertamento, giacché egli deve dare conto nell'atto pubblico non soltanto della sua presenza ai fatti attestati, ma anche delle ragioni per le quali detta presenza ne ha consentito l'attestazione. Le contestazioni delle parti in esse comprese quelle relative alla mancata particolareggiata esposizione delle circostanze dell'accertamento o alla non idoneità di essa a conferire certezza ai fatti attestati nel verbale devono essere svolte necessariamente nel procedimento per querela di falso». Quindi, o il multato sostiene che il Vigile ha scritto il falso, e lo querela; oppure accetta quanto indicato nel verbale, ossia la presenza del cartello verticale, del divieto di sosta e della macchina in posizione irregolare.

VERA BATOSTA – Per il sanzionato, però, la vera stangata è un'altra: la Cassazione lo ha condannato a pagare le spese dei tre gradi di giudizio. In tutto, attorno ai 2.000 euro. Sì, sarebbe stato meglio pagare la piccola ammenda per divieto di sosta: sui 70 euro.

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