Multa ingiusta? Bisogna sempre comunicare chi guidava l'auto

La Cassazione ribadisce che la mancata comunicazione del conducente è violazione autonoma e va fatta nei termini anche se si fa opposizione alla multa

31 ottobre 2016 - 11:00

Con il deposito della sentenza n. 20477 dell'11.10.2016, la Suprema Corte di Cassazione, sez. II, chiarisce alcuni aspetti che riguardano la comunicazione dei dati del conducente, richiesta al proprietario quando viene accertata una violazione senza identificazione di chi stava alla guida, ai sensi dell'art.126bis, co. 2 C.d.S., al fine di applicare la sanzioni sulla patente. Nel caso dedotto in sentenza, un automobilista sanzionato con autovelox non aveva fatto la comunicazione dell'identità del conducente, e di conseguenza era stato sanzionato ai sensi dell'art. 126bis. Ma avendo impugnato a suo tempo anche il c.d. “verbale presupposto”, ossia l'eccesso di velocità, il trasgressore ha ritenuto che la multa per la mancata comunicazione dei dati fosse da ritenersi sospesa e quindi non poteva essergli notificata. Come a dire: aspettiamo di vedere se la multa è giusta o meno, poi se perdo, ti dico chi guidava. Nonostante la vittoria in primo grado e in appello, gli Ermellini però gli danno torto. Le due violazioni, eccesso di velocità e mancata comunicazione dei dati del conducente non identificato, hanno natura autonoma, quindi, se non si fa entro il termine detta comunicazione, si deve pagare la multa e non ci si può far niente.

LA SANZIONE PER MANCATA COMUNICAZIONE: TERMINE SOSPESO? La sentenza della Suprema Corte è avara di dettagli sul caso concreto. Non è ben chiara la sequenza di eventi, ossia quando l'automobilista sanzionato avrebbe impugnato la sanzione per eccesso di velocità, e se al momento dei fatti la vicenda dell'opposizione alla multa autovelox sia ancora pendente in qualche grado di giudizio. Gli Ermellini ci dicono solo che il ricorrente aveva ricevuto la sanzione ai sensi dell'art. 126Bis C.d.S.. ossia non aveva comunicato i dati del conducente del suo veicolo (sanzionato per eccesso di velocità con rilevazione a distanza), e l'aveva impugnata. Poi ci dicono che il G.d.P. di Stilo gli aveva dato ragione, e che il Tribunale di Locri pure, sul presupposto che la multa per mancata comunicazione dei dati del conducente doveva ritenersi sospesa perchè il c.d. “verbale presupposto” era stato impugnato. Insomma pare di capire che la questione oggetto dei giudizi di merito fosse relativa al termine per impugnare la sanzione conseguente alla mancata comunicazione dei dati del conducente. Se fosse decorso (60 giorni), oppure no. Per i giudici di merito era sospeso, per i Giudici di Piazza Cavour invece è decorso, ma vediamo il perchè.

LA NATURA AUTONOMA DELL'OBBLIGO DI COMUNICARE I DATI DEL CONDUCENTE La Corte mette in chiaro, con pochi rapidi passaggi, che le violazioni, in caso di eccesso di velocità senza identificazione immediata e mancata comunicazione del proprietario dell'identità del conducente, sono distinte e autonome. Di conseguenza “nè la sospensione cautelare della esecuzione del verbale presupposto, né l'annullamento del verbale presupposto inciderebbero sull'obbligo della comunicazione” (Cass. 22881 del 2010). Inoltre “Il termine entro cui il proprietario del veicolo è tenuto, ai sensi dell'art. 126Bis, comma 2 (C.d.S.), a comunicare all'organo di polizia che procede i dati relativi al conducente, non decorre dalla definizione di un procedimento di opposizione avverso il verbale di accertamento dell'infrazione presupposta, ma dalla richiesta rivolta al proprietario dall'Autorità”. Dalle parole della Corte emerge chiaramente che nessuna sospensione può operare sulla sanzione per mancata comunicazione dei dati del conducente ex art. 126bis C.d.S.. Le due sanzioni, di eccesso di velocità e mancata comunicazione, viaggerebbero su due binari separati, e quello su cui corre il treno 126bis, non si ferma in ogni caso. Bisogna comunicare sempre e comunque i dati di chi guidava. Anche, paradossalmente, se la sanzione che ci viene notificata fosse nulla per un evidente vizio di notifica.

L'OBBLIGO DI COMUNICARE IL CONDUCENTE E LA TENUTA DEL SISTEMA La “ratio” della norma che obbliga a comunicare i dati del conducente, di cui all'art. 126, co. 2 C.d.S., è chiara: bisogna attuare il sistema della patente a punti, soprattutto con riferimento ai rilevamenti a distanza, e dunque si deve ottenere il nome di chi andava forte, in ogni modo. Quel che non è chiaro, è perché tale meccanismo non possa, e non debba sopportare una deroga per i casi in cui la sanzione viene impugnata. Forse la risposta si può trovare nella duplicità degli interessi in gioco, del proprietario certo, ma anche di un ipotetico altro conducente, che rimane ignoto finchè il proprietario non lo comunica. Immaginiamo un'opposizione a sanzione per eccesso di velocità che vada avanti per anni, fino in Cassazione, e infine venga rigettata. Solo allora il conducente ignoto, si vedrebbe decurtare i punti, con un ritardo che penalizza sia chi doveva subire la decurtazione, che la collettività. Peraltro, non mancano opinioni contrarie a quella espressa dagli Ermellini con questa sentenza. Il Giudice di Pace di Pozzuoli, qualche anno fa, aveva ritenuto che “In nessun caso, quindi, il proprietario è tenuto a rivelare i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi per l'annullamento del verbale di contestazione dell'infrazione” (SicurAUTO.it aveva riportato la sentenza in questo articolo). Il Tribunale di Roma, similmente, aveva sostenuto che per il proprietario che ricorre contro questo tipo di sanzioni, l'obbligo di comunicazione deve considerarsi sospeso, a pena di violare il diritto di difesa (per un approfondimento su questa tesi, leggi l'articolo). Insomma, per ora la giurisprudenza prevalente considera come necessaria una visione distinta delle due sanzioni, forse anche per garantire la tenuta del sistema, ma non è detto che in futuro non si faccia strada un orientamento più garantista e favorevole agli automobilisti.

 

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