Motociclista muore per l'asfalto bagnato: concorso di colpa col gestore

La Cassazione su un tragico incidente per insidia stradale, richiama alle proprie responsabilità utenti della strada ed ente gestore

10 dicembre 2015 - 11:00

Una recente sentenza della Suprema Corte, Sez. III civ., n. 23212 del 13.11.2015, ha affrontato in modo analitico un caso paradigmatico di incidente mortale del motociclista per insidia stradale. Si trattava di un centauro vittima di una fatale caduta per un tratto di manto autostradale intriso d'acqua. In verità gli Ermellini sostanzialmente respingono il ricorso degli eredi del motociclista, perchè le decisioni prese fino al 2° grado di giudizio non sono sindacabili, attenendo alla valutazione discrezionale dei giudici di merito. Però riassumono e puntualizzano la vicenda, che è di interesse generale. Tutti i veicoli, ma specialmente i motociclisti, sono estremamente vulnerabili ed esposti alle insidie stradali. E in autostrada, dove spesso “saltano” i limiti di velocità, un problema di affioramento di acqua dal sottosuolo può provocare tragedie.

IL TAGLIO DELLA CURVA, L'ACQUA SULL'ASFALTO, LA CADUTA – La dinamica dell'evento è stata sviscerata e analizzata in ben tre procedimenti: due civili e uno penale. Le conclusioni della C.T.U. svolta in sede civile in primo grado, poi confermata dalla Corte d'Appello, benchè contestate dalla difesa degli eredi del motociclista defunto, ci descrivono sostanzialmente una moto che corre un po' troppo (100 km all'ora con il limite di 80), in un tratto di strada dove vi era un problema non del tutto risolto di affioramento di acqua dal suolo. Una manovra controversa di taglio della curva, una scivolata e l'urto tragico contro il guard rail. Il ricorso degli eredi del motociclista, come il controricorso della società che gestiva la strada, erano tutti basati su contestazioni inerenti le valutazioni sui fatti. Ma la Corte non potendo entrare nel merito, si limita a riassumere le contestazioni presentate dalle parti, per poi respingerle.

TAGLIARE LA CURVA E' PERICOLOSO O PIU'SICURO? – Ogni elemento peculiare e determinante del tragico evento è stato oggetto di contestazione da parte dei ricorrenti, e di replica da parte del gestore stradale. La velocità, i cartelli stradali, la manovra svolta dal motociclista, la quantità d'acqua sull'asfalto e il guard rail sul quale è andata a infrangersi la vita dello sventurato centauro. Innanzitutto il ricorso della vedova e dei figli si è concentrato sulla velocità che avrebbe tenuto la moto. Secondo il C.T.U. del primo grado, confermato in appello, la velocità del motociclo al momento della scivolata si aggirava sui 100 km/h, mentre per i ricorrenti era di 80-90 km/h. Peraltro la caduta, secondo i ricorrenti, avrebbe avuto luogo lo stesso anche a una velocità di 80 km/h, perchè il C.T.U. non avrebbe valorizzato adeguatamente il contributo causale del passaggio da asciutto a bagnato dell'asfalto. Inoltre, la mancanza di cautela che si rimprovera al motociclista poteva anche derivare da una mancanza di adeguata segnalazione, secondo i ricorrenti, poiché in luogo di specifica segnalazione di presenza di acqua sull'asfalto, vi era solo un generico cartello di “strada sdrucciolevole”. Ovviamente la difesa del gestore stradale ha svolto argomentazioni opposte su ogni punto. Di particolare interesse è la contrapposta analisi delle parti sulla manovra che avrebbe effettuato il motociclista poco prima della caduta, ovvero di taglio della curva. Anziché tenera la destra infatti, il centauro aveva tenuto una traiettoria diversa, accorciando la curva e questo era stato considerato dal C.T.U. come contributo causale alla caduta. Ma, osserva la difesa degli eredi, tagliare la curva aveva caso mai consentito di arrivare sul punto di asfalto bagnato con una maggiore aderenza, quindi il ragionamento del consulente del giudice è errato. Gli Ermellini, ad ogni modo, non possono scendere su tutti questi terreni di scontro. La Suprema Corte può solo controllare che i principi giuridici siano stati governati correttamente dal giudice di merito del quale è stata impugnata la sentenza.

LA RESPONSABILITA' DEL CUSTODE E IL CONCORSO PARITARIO – Mentre la vicenda, per come emerge in sentenza, è di sicuro interesse per tutti gli utenti della strada, da un punto di vista squisitamente giuridico, l'unico passaggio degno di nota è quello inerente l'interpretazione dell'art. 2051 c.c., che regola il risarcimento del danno cagionato da cosa in custodia. L'applicazione di questo articolo ai casi di insidia stradale ha subito negli anni continue mutazioni, talora estensive della responsabilità degli enti gestori di strade e autostrade, talaltra riduttive. Da un lato c'è la necessità che chi gestisce una strada sia scrupoloso, affinchè non vi siano pericoli per chi guida, dall'altro c'è il fatto che la notevole estensione del bene custodito, rende al custode difficoltosa la tempestiva manutenzione. Nel caso di specie, più che la tempestività della manutenzione emergevano altri aspetti, visto che il problema dell'affioramento di acqua era noto da tempo al gestore stradale ed era anche stato in qualche modo tamponato. Invece veniva in rilievo l'applicabilità di una responsabilità “gradata” del gestore, in ragione della colpa del danneggiato. E' infatti pacifico in giurisprudenza che il caso fortuito, che interrompe il nesso causale tra lesività della cosa ed evento dannoso, può essere integrato anche dal fatto del danneggiato. Insomma è pacifico che se uno “se la cerca”, il custode può uscire indenne dal vaglio della sua responsabilità. Meno pacifico invece era se fosse possibile che il fatto compiuto dal danneggiato non esoneri totalmente il gestore del bene dalla responsabilità, ma la “limiti” entro una data percentuale di colpa. Secondo alcuna giurisprudenza infatti, la presenza di colpa del danneggiato farebbe scattare immediatamente l'esonero di responsabilità del custode. Gli Ermellini qui sono molto chiari, infatti avallano la soluzione dell'attribuzione concorsuale paritaria della colpa dell'evento dannoso, già adottata dai giudici di merito. Quindi è corretto ed è possibile che la colpa del danneggiato incida sulla responsabilità del gestore riducendola. Ovvero che una manovra azzardata di un motociclista non basti a sgravare della responsabilità il gestore stradale che non ha saputo risolvere un problema che rendeva insidioso l'asfalto.

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