Moto rubata? Senza prove d'acquisto, è ricettazione

Un ragazzo è stato condannato per ricettazione dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila: non ha provato l'acquisto del veicolo

10 gennaio 2012 - 7:00

Un giovane, trovato in possesso di una moto rubata, non è riuscito a dimostrare di averla regolarmente comprata: nessuna ricevuta d'acquisto, più una forzatura del blocchetto di accensione e del bloccasterzo, e la rottura del bauletto. Non potendo dimostrare di averla realmente acquistata, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila, con sentenza 60362 del 27 luglio 2011, ha condannato il ragazzo per ricettazione, un reato previsto e punito dall'articolo 648 del Codice penale italiano, commesso da chiunque – al fine di procurare a sé o ad altri un profitto – acquista un bene proveniente da un delitto (in questo caso, un furto), compiendo l'azione mentre ne è pienamente consapevole (sa che il veicolo è stato rubato).

MOTO RICONOSCIUTA – Tutto è nato qualche anno fa, quando un parente della vittima del furto avvista la moto rubata nel cortile della casa del ragazzo poi incriminato, allertando i Carabinieri e il padre del derubato, che riconosce il veicolo sottratto poco tempo prima al figlio. Le Forze dell'ordine si attivano subito e al giovane trovato in possesso del mezzo vengono chiesti dettagli sulla compravendita del veicolo, che però non vengono forniti. Così il giudice del Tribunale per i minorenni dell'Aquila si convince che l'imputato è animato da una volontà di occultamento, ossia che l'acquisto è avvenuto in malafede: il ragazzo sapeva che la moto era il frutto di un delitto. Il “disegno criminoso” del giovane è testimoniato anche da una polizza Rca rubata, che dovrebbe “coprire” proprio quel veicolo.

RECIDIVO – Perdipiù, il falso acquirente è un recidivo, per il quale è impossibile il perdono giudiziario. Ecco il Tribunale: «Questo Collegio, alla luce dei criteri indicati dall'art. 133 c.p., ritiene di non poter concedere né il beneficio del perdono giudiziale, né la sospensione condizionale della pena: l'imputato infatti, pur essendo formalmente incensurato, vanta numerosissimi procedimenti penali pendenti anche per reati contro il patrimonio, molti dei quali relativi a fatti commessi da non imputabile; inoltre il ragazzo, come si desume dalle relazioni in atti, presenta tratti di personalità poco rassicuranti: risulta inserito in un nucleo familiare fortemente a rischio e non ha avviato un benché minimo processo di ripensamento delle proprie condotte, tanto da essersi addirittura reso irreperibile ai servizi territoriali». È inoltre provata la capacità di intendere e volere del ladro, vista la natura del reato, l'età e la personalità del soggetto. Alla fine, per il ragazzo, otto mesi di reclusione e 200 euro di multa. Una sentenza che conferma un principio già seguito da altri Tribunali: in passato, c'è chi è stato condannato per ricettazione, non avendo dimostrato l'acquisto in buona fede.

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