Legittimo l'uso dell'etilometro quale strumento di prova dello stato di ebbrezza

Al di là della prosa usata, che indulge anche troppo in espressioni diquel linguaggio “legalese” che troppo allontana il cittadino daldiritto e - spesso erroneamente - induce a...

16 marzo 2009 - 18:40

Al di là della prosa usata, che indulge anche troppo in espressioni diquel linguaggio “legalese” che troppo allontana il cittadino daldiritto e – spesso erroneamente – induce a pensare che la voluptas del giudice sia quella di non farsi comprendere dai destinatari della pronunzia, la sentenza che si commenta, sul piano contenutistico, pone dei punti fermi sia in diritto sostanziale, che in diritto processuale.
Da un lato, infatti, emerge l’intenzione del Supremo collegio diderimere definitivamente e con una risposta certa le insortecontroversie interpretative, nonchè le incertezze, concernenti ilquesito se l’uso dell’etilometro debba rientrare nella previsione dicui al co. 3 oppure del co. 4 dell’art. 186.
Dall’altro, invece, la sentenza individua, indica e circoscrive lacorretta fase processuale nella quale può essere ritenuta legittimal’applicabilità della sentenza resa ai sensi dell’art. 129 c.p.p. .
 
A)
IL CONTROLLO ETILOMETRICO

Il primo dei due aspetti richiamati appare particolarmente importante,perché dalla soluzione del richiamato problema, si desume, infatti, invia diretta la regola in base alla quale trova, poi, applicazione ilco. 6 dell’art. 186 CdS .
Recita, infatti quest’ultima norma : “Qualoradall'accertamento di cui ai commi 4 o 5 risulti un valorecorrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 grammi per litro(g/l), l'interessato è considerato in stato di ebbrezza ai finidell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 2.”.
In modo, quindi, estremamente selettivo, il legislatore ha intesocircoscrivere e riconnettere agli esiti dei soli accertamenticodificati ai commi 4 e 5 del citato articolo 186 CdS, il valore diprova in ordine alla contestazione dello stato di ebbrezza alcoolica,rilevante ai fini della conduzione di un veicolo.
E’ stato, così, esclusa da questa categoria quella tipologia di verifiche previste dal co. 3[1] del pluricitato articolo è cioè quelli che vengono definiti “accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili”.
Questi controlli, pur se in qualche modo ridimensionati nel loro valoreprobatorio rimangono, peraltro, produttivi di taluni effetti penali -giusta il dettato del successivo co. 7° -.
Non a caso l’eventuale illegittimo rifiuto opposto dal conducente asottoporsi ad uno dei controlli di cui ai co. 3, 4 e 5, continua acomportare, infatti, conseguenze sia amministrative, che penali[2].
Nella fattispecie, va ricordato che il thema decidendum del processo èconsistito nello stabilire se il controllo della condizione psicofisicadel conducente, per mezzo dell’etilometro, sia indagine che rientra nelnovero degli accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili, che devono venire effettuati nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, oppure se esso appartenga al contesto degli strumenti e procedure determinati dal regolamento.
Senza perifrasi di sorta è bene dire, che se una simile incertezzainterpretativa è insorta, ciò è stato determinato, more solito, dallapoca chiarezza del legislatore, che, purtroppo, – soprattutto inrelazione alla rappresentazione di fasi procedurali che dovrebberoformare oggetto di una descrizione (per quanto concerne profilisistematici, sequenziali e metodologici) precisa ed in equivoca -ricorre a locuzioni indeterminate e generiche.
Anche questo caso, quindi, non fa eccezione, posto che si è preferitonon precisare quali debbano essere gli accertamenti da operare ai finidella verificazione della condizione psicofisica del singolo, qualidebbano essere gli strumenti da utilizzare a tale preciso fine, qualidebbano essere i luoghi ove intervenire con queste forme di controllo.
La norma in questione, infatti,  si è preoccupata, con larvata ipocrisia, solo di una salvaguardia di facciata della “riservatezza personale”.
Se la reale preoccupazione del legislatore fosse stata quella di creareun sistema di garanzie e reali tutele del cittadino, invece, si sarebbedovuto prevedere, quantomeno, la presenza, all’atto dell’espletamentodel controllo, di un difensore, attesa la natura di irripetibilitàdella verifica in questione.
Si deve, infatti, osservare che allo stato attuale anche se gliaccertamenti finalizzati a controllare l’idoneità psico-fisicatemporanea del singolo a condurre un veicolo, sono stati ricondotti -con un soluzione assai generalista ed improprio, tramite una fictioiuris giurisprudenziale – alla categoria di cui al co. 3° dell’art. 354c.p.p., che a propria volta richiama (sul piano strettamenteprocedurale) il co. 2 bis dell’art. 349 c.p.p., è – altresì – vero cheil problema non è stato in concreto minimamente affrontato.
            Il complesso dei controlli previsti dai co. 3, 4 e 5dell’art. 186 CdS deroga, infatti, indebitamente ai principicodicistici in materia di tutela del singolo in presenza di attiirripetibili.
Un legislatore più avveduto e lungimirante avrebbe dovuto – a parere dichi scrive – non temere affatto di sancire il principio che gliaccertamenti in parola rientrano nel contesto descritto (giacchè èinammissibile che il diritto alla tutela difensiva valga solo dinanziad atti compiuti su iniziativa del P.M. e non già di fronte a spintepropulsive autonome della polizia giudiziaria).
Avrebbe, quindi, avuto ragione la previsione di un regolamento diesecuzione governante questa attività investigativa, con la previsionedella facoltà, per il cittadino, di avvalersi presenza del difensore difiducia, e in assenza di quest’ultimo o nell’impossibilità che eglivenga reperito in tempi brevissimi o compatibili con l’accertamento,l’assistenza di un difensore di ufficio presente sul posto.
Tornando alla sentenza in esame, va osservato che la Corte dilegittimità, quindi, aderisce all’impostazione fatta propria e trasfusanel ricorso della pubblica accusa, sul rilievo che l’usodell’etilometro deve essere inserito nella categoria degli accertamentisuccessivi previsti dal comma 4° dell’art. 186 CdS-
Tale verifica deve essere intesa come forma di approfondimentosuccessivo ed alternativo, rispetto alle prodromiche indaginiqualitative sancite dal co. 3°. 
Il Supremo Collegio – dunque – ravvisa un rapporto di sussidiarietà epossibile (anche se non necessaria) strumentalità fra i descrittiaccertamenti.
Per vero, i giudici affermano e sottolineano la non identificabilità ela non coincidenza fra le due tipologie di controllo – nonostante laconclamata genericità del testo di legge e la possibilità diidentificare gli apparecchi portatili nell’etilometro -.
A parere della Corte di Cassazione, quindi, l’autonomia delle dueprocedure contenute descritte permette di ritenere che i controlliprevisti dal co. 4° dell’art. 186 CdS possano, al contempo, configuraree costituire:
1)                      sia una procedura di integrazione e riscontrocertificativo rispetto a quel risultato di positività all’alcoolmanifestato dal soggetto controllato, quale esito contingente derivatodalla verifica di cui al co. 3° (che può fondarsi anche, quindi, sumera percezione sensoriale diretta dei verbalizzanti),
2)                       sia una forma di analisi diretta dello statopsico-fisico della persona, test, quindi, che non deve esserenecessariamente preceduto da altro e diverso esperimento (l’esame conle metodiche di cui al co . 3°) che debba fungere da condizionelegittimante.
L’argomentazione decisiva, al fine di individuare l’etilometro cometassativamente ed esclusivamente inserito nel contesto interpretativodel co. 4° dell’art. 186 CdS, è, pertanto, – ad opinione della Corte -il riferimento espresso che l’art. 379 del regolamento di attuazionedel Cds[3].
Questa norma, infatti, prevede espressamente ai commi 6, 8 e 9 irequisiti della preventiva omologazione e della verifica periodicadegli stessi.
Da tale disposizione emerge che, solo per l’etilometro, il legislatore ha sancito un regime così dettagliato.
La circostanza che, in relazione a nessun altro cd. strumentoaccertativo (anche portatile), venga richiesto un iter procedimentaleanalogo a quello previsto dalla suddetta norma e che, parimenti, nessunaltro e diverso dispositivo venga ricompreso nel novero regolamentaredi cui all’art. 379 citato, si pone come conferma ulterioredell’esistenza di due distinte categorie di apparati, i quali assumonodifferente valore sostanziale, in ordine all’accertamento cui sonodeputati.
In conclusione, inoltre, v’è da osservare che la Corte nega decisivitàe pregnanza all’osservazione che lo svolgimento sul posto del controllo- in luogo dell’accompagnamento presso un ufficio od un comando -costituirebbe argomento idoneo ad insinuare, comunque, dubbi sullacennata ripartizione, posto che l’uso, nella fattispecie della parola“anche”, persuade del carattere di residualità che si deve attribuirealla possibilità che la persona venga accompagnata “pressoil più vicino ufficio o comando, hanno la facoltà di effettuarel'accertamento con strumenti e procedure determinati dal regolamento”.
A tacere, poi, a definitiva chiusura della tematica in oggetto, che laprevisione del possibile utilizzo di strumenti tecnici (onde verificarelo stato di intossicazione alcoolica del soggetto), non ha affattoescluso, disapplicato od abrogato, la possibilità che gli agentipossano pervenire al giudizio in ordine alla possibile alterazionepsico-fisica della persona controllate, tramite la percezione diretta esensoriale di atteggiamenti o comportamenti che appaiono del tuttocompatibili o significativi di una assunzione oltre limite di sostanzealcooliche (ad esempio, difficoltà di articolazione di movimenti osconnessione concettuale della stessa parola, odore vinoso etc.).
 
B)
L’ART. 129 C.P.P.

Non meno importante, anche se meno controversa, appare la esclusivacollocazione sistematica nella fase processuale, dell’obbligo delgiudice della cd. immediata declaratoria di determinate cause di nonpunibilità, ipotesi regolata dall’art. 129 c.p.p. .
Le ragioni addotte, in proposito, dal Supremo Collegio appaiono linearie del tutto condivisibili, posto che fanno leva su di un argomentofilologico, rispetto al quale non è possibile opporre dubbi di sorta.
In buona sostanza è lo stesso articolo 129 codice di rito, proprio laddove ammette la possibilità della declaratoria in “ogni stato e grado del processo”,a circoscrivere la fase di corretta applicazione dell’istituto al veroe proprio processo, escludendo qualsiasi momento anteriore,appartenente, quindi, alla fase procedimentale – cioè alle indaginipreliminari -.
D’altro canto, appare certamente indiscutibile e tranciantel’osservazione che, per la fase delle indagini preliminari il codiceabbia previsto l’istituto dell’archiviazione, il quale si pone comemodalità di esercizio dell’azione penale e – al contempo – diconclusione dell’indagine, in presenza di cause di non punibilità delsoggetto o di ragioni che non giustifichino la prosecuzione delprocesso.
La esistenza, quindi, di uno strumento quale quello regolato dall’art.408 e segg. c.p.p. induce a ritenere che esso, dispiegando effettidefinitori relativamente ed esclusivamente alla conclusionedell’indagine, si ponga in posizione del tutto differente e affattoconfondibile con lo strumento previsto dall’art. 129 c.p.p., il qualeprevede un proscioglimento che può intervenire in qualsiasi momento, masolo se operata la citazione in giudizio dell’imputato, per ragioni siadi merito, che di rito.
Si tratta, quindi, della riaffermazione di un principio – peraltro -già esplicitato dal S.C. Sez. VI (Ord.), 26-10-2005, n. 45001 (rv.233509)[4].

Qui il testo della sentenza: http://droghe.aduc.it/20090316-etilometro-cassazione.pdf
 
Note
[1] Co. 3 Alfine di acquisire elementi utili per motivare l'obbligo disottoposizione agli accertamenti di cui al comma 4, gli organi diPolizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, secondo ledirettive fornite dal Ministero dell'interno, nel rispetto dellariservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica,possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi noninvasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili.   [2]Salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di rifiutodell'accertamento di cui ai commi 3, 4 o 5, il conducente e' punito conle pene di cui al comma 2, lettera c).
La condanna per il reato di cui al periodo che precede comporta lasanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente diguida per un periodo da sei mesi a due anni e della confisca delveicolo con le stesse modalità e procedure previste dal comma 2,lettera c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea allaviolazione.
Con l'ordinanza con la quale è disposta la sospensione dellapatente, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visitamedica secondo le disposizioni del comma 8. Se il fatto e' commesso dasoggetto gia' condannato nei due anni precedenti per il medesimo reatoè sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della revocadella patente di guida ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. [3]Art. 379 (Art. 186 Cod. str.) (Guida sotto l'influenza dell'alcool)
L'accertamento dello stato di ebbrezza ai sensi dell'articolo 186,comma 4, del Codice, si effettua mediante l'analisi dell'aria alveolareespirata: qualora, in base al valore della concentrazione di alcoolnell'aria alveolare espirata, la concentrazione alcoolemica corrispondao superi 0,5 grammi per litro (g/l), il soggetto viene ritenuto instato di ebbrezza.
La concentrazione di cui al comma 1 dovra' risultare da almeno duedeterminazioni concordanti effettuate ad un intervallo di tempo di 5minuti.
Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda adocumentare il rifiuto opposto dall'interessato, resta fermo in ognicaso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato,ai sensi dell'articolo 347 del Codice di procedura penale, lecircostanze sintomatiche dell'esistenza dello stato di ebbrezza,desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta diguida.
L'apparecchio mediante il quale viene effettuata la misura dellaconcentrazione alcoolica nell'aria espirata e' denominato etilometro.Esso, oltre a visualizzare i risultati delle misurazioni e deicontrolli propri dell'apparecchio stesso, deve anche, mediante appositastampante, fornire la corrispondente prova documentale.
Gli etilometri devono rispondere ai requisiti stabiliti condisciplinare tecnico approvato con decreto del ministro dei Trasporti edella Navigazione di concerto con il ministro della Sanita'. Irequisiti possono essere aggiornati con provvedimento degli stessiministri, quando particolari circostanze o modificazioni di caratteretecnico lo esigano.
La Direzione generale della M.C.T.C. provvede all'omologazione deltipo degli etilometri che, sulla base delle verifiche e proveeffettuate dal Centro superiore ricerche e prove autoveicoli edispositivi (Csrpad), rispondono ai requisiti prescritti.
Prima della loro immissione nell'uso gli etilometri devono esseresottoposti a verifiche e prove presso il Csrpad (visita preventiva).
Gli etilometri in uso devono essere sottoposti a verifiche di provadal Csrpad secondo i tempi e le modalita' stabilite dal ministero deiTrasporti e della Navigazione, di concerto con il ministero dellaSanita'. In caso di esito negativo delle verifiche e prove,l'etilometro e' ritirato dall'uso.
Il ministero dei Trasporti e della Navigazione determina,aggiornandolo, l'ammontare dei diritti dovuti dai richiedenti per leoperazioni previste nei commi 6, 7 e 8.  [4] Qualorail P.M. abbia richiesto l'archiviazione per estinzione del reato aseguito di intervenuta prescrizione, il giudice non ha il dovere dimotivare sulla insussistenza di prove favorevoli all'indagato ai sensidell'art. 129 cod. proc. pen., in quanto tale norma non è applicabilealla fase delle indagini preliminari. CED Cassazione, 2005, Arch. NuovaProc. Pen., 2007, 2, 248, Riv. Pen., 2007, 1, 103

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