Lavori stradali e danni all'auto: niente multa se il cantiere è chiuso

Chiude il cantiere dei lavori stradali e la strada cede, causando danni a un'auto. Per la Cassazione non si può multare l'impresa

26 luglio 2018 - 12:00

Un'interessante pronuncia è stata depositata nella cancelleria della II sezione civile della Suprema Corte il 16.7.2018, la n. 18842/18. In essa si analizza la questione dell'applicabilità dell'art. 21, co. 2 e 4, C.d.S., che impongono all'impresa che effettua lavori stradali di “adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione”, al caso in cui l'impresa abbia già chiuso il cantiere. L'applicabilità della norma sulla circolazione stradale ha poi ricadute sulla responsabilità per i danni che conseguono a problemi inerenti i suddetti lavori stradali: chi deve vigilare affinché non si verifichino pericoli per la circolazione? Secondo gli Ermellini, l'illecito di cui all'art. 21 non è “a carattere permanente” e quando il cantiere è chiuso, non si può più applicare. Ciò avrebbe ricadute sulla responsabilità per i danni subiti dagli utenti della strada, dopo il termine dei lavori, che potrebbero essere posti a carico del gestore e non dell'impresa.

I LAVORI CONDOMINIALI E L'AVVALLAMENTO NELLA STRADA Un'impresa edile aveva effettuato dei lavori di scavo per un condominio, che avevano interessato anche il suolo pubblico e in particolare un viale alberato. Dopo il termine dei lavori, per alcuni problemi di realizzazione e a seguito di abbondanti precipitazioni, un'aiuola cedeva e danneggiava un'autovettura parcheggiata. La polizia municipale sanzionava l'impresa esecutrice dei lavori, per violazione dell'art. 21 C.d.S., che impone a chi effettua lavori stradali di adottare tutti gli accorgimenti necessari alla sicurezza della circolazione. L'impresa impugna la sanzione e la vicenda arriva sino in Cassazione.

CHI ESEGUE LAVORI NON HA OBBLIGHI DOPO LA CHIUSURA DEL CANTIERE La battaglia tra Comune e impresa, protrattasi per tre gradi di giudizio, è molto tecnica, si gioca sul filo delle interpretazioni di norme del codice della strada e del codice di procedura civile. Il tema che più interessa qui è quello dell'interpretazione dell'art. 21, co. 2 e 4 del C.d.S., che impone all'impresa che effettua lavori stradali di “adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione”. Gli Ermellini spiegano che la norma riguarda il divieto di eseguire tutte quelle attività tipiche dei lavori stradali, come apposizione di manufatti, depositi di materiale, impiego di operai e mezzi, senza adottare i predetti accorgimenti. E precisano che l'obbligo per l'impresa cessa con la chiusura del cantiere, non essendo un illecito “a carattere permanente”.

TUTTI FUGGONO DALLA RESPONSABILITA' PER I DANNI DA INSIDIE STRADALI La battaglia originata da questa multa fa pensare che ci sia qualcosa in più della possibilità di vedersi annullata la sanzione, che va da 841 a 3366 euro. Forse la sanzione serviva anche a fondare la via d'uscita del Comune per pagare gli eventuali danni subiti da autovetture a seguito degli smottamenti. Di certo c'è che in tempi come questi, in cui i Comuni e in generale gli enti pubblici che gestiscono le strade, non hanno fondi per far fronte alle richieste di danno, si fugge dalle richieste di risarcimento danni con ogni mezzo. Ricordiamo altri casi, in cui il gestore stradale si è trovato a subire le conseguenze di incidenti causati da lavori stradali (l'incidente mortale sulla ss 106, leggi l'articolo qui) talvolta scontrandosi proprio con l'impresa che ha eseguito i lavori (un caso del genere è stato oggetto di una battaglia giudiziaria molto combattuta, ne parlammo in questo articolo). Come già detto in altre occasioni, i risarcimenti dei danni sono certamente un problema per gli enti pubblici, ma senza la responsabilizzazione di tutti coloro che gestiscono il suolo pubblico, verrebbe meno anche una formidabile leva al suo mantenimento in buono stato.

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