L'alcoltest è valido anche senza avvocato

Gli agenti di Polizia devono solo avvisare il conducente che può farsi assistere dal legale, senza dover aspettare il suo arrivo sul posto

5 dicembre 2014 - 10:00

La polizia giudiziaria deve, per legge, avvisare l'automobilista di poter essere assistito da un legale nel caso di alcoltest; ma può procedere anche quando l'interessato ha chiamato un avvocato che si trova a pochi chilometri di distanza. Il motivo? Si tratta di un accertamento non differibile. Lo ha ribadito la Cassazione penale, sezione quarta, con sentenza numero 50053 dell'1 dicembre 2014. In tema di guida in stato di ebbrezza alcolica, l'accertamento strumentale di tale stato costituisce atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile al quale il difensore può assistere senza diritto a essere previamente avvisato: così aveva infatti già stabilito la Cassazione, con sentenze 7967/2013, 18654/2013 e 27736/2007.

LO DICE IL CODICE DI PROCEDURA PENALE – Il principio di cui sopra è quindi chiaro e definitivo. Tutto ruota attorno all'articolo 356 del Codice di procedura penale: prevede la facoltà del difensore di assistere alla perquisizione e agli accertamenti urgenti e all'eventuale sequestro, senza diritto di essere preventivamente avvisato. C'è però un altro problema: la Cassazione, con l'ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite numero 43847 depositata il 21 ottobre 2014, ha demandato alla Corte costituzionale (il massimo interprete delle norme) di chiarire una questione formale, ma di notevole importanza per gli indagati per guida in stato di ebbrezza. Se le forze dell'ordine dimenticano di avvisare il fermato della possibilità di farsi assistere da un avvocato durante il test, fino a quando l'indagato può eccepire la nullità della rilevazione?

LE DUE TESI – In base a un indirizzo più restrittivo, la nullità dev'essere eccepita o prima del compimento dell'atto, oppure entro 5 giorni, ovvero il tempo che il codice di procedura penale dà per l'esame dei verbali relativi ad atti cui il difensore ha diritto di assistere. Secondo un orientamento meno rigoroso, l'eccezione può essere proposta nel primo atto difensivo successivo, anche se posteriore di molto tempo rispetto al compimento della rilevazione alcolemica. Ora tocca alle Sezioni Unite chiarire con quali termini decadenziali gli indagati possano utilizzare, qualora non avvertiti del diritto di farsi assistere da un avvocato, questo escamotage per neutralizzare una prova altrimenti schiacciante e gravida di conseguenze giuridiche.

SERVE CHIAREZZA – Anche per evitare che qualche furbetto possa approfittare di una norma non chiara per evitare multe sacrosante, serve che la Cassazione sgombri il campo dagli equivoci. Ricordiamo infatti che alcol e guida non vanno per nulla d'accordo: i primi effetti negativi si cominciano a riscontrare già con valori di 0,2 grammi di alcol per litro di sangue, nella capacità di suddividere l'attenzione tra due o più fonti di informazioni e nell'interazione con la stanchezza. Con un tasso di 0,5 g/litro (la soglia di legge valida per tutti, fuorché neopatentati e guidatori professionali, per i iquali c'è la tolleranza zero) cominciano a essere compromessi il campo visivo laterale, i tempi di reazione, la resistenza all'abbagliamento, il coordinamento psicomotorio. Con un tasso di 0,8 g/litro i sintomi precedenti si aggravano e viene compromessa anche la capacità di valutazione delle distanze, l'attenzione cala in modo notevole, diminuisce la sensibilità alla luce rossa. A un tasso di un g/litro i sintomi precedenti si aggravano e compare l'euforia, la visione laterale è fortemente compromessa, come pure la percezione delle distanze e della velocità di movimento degli oggetti. A tassi tra 1,5 e 2 g/litro tutti i sintomi precedenti sono in misura esagerata, con la completa sottovalutazione dei pericoli, lo scoordinamento dei movimenti, reazioni fortemente rallentate: si alza notevolmente il rischio di incidente.

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