La Cassazione: etilometro valido anche dopo il colluttorio

Inutile invocare l'assunzione di colluttorio prima dell'alcoltest: non interferisce. Lo stabilisce la Cassazione confermando il giudizio di appello

14 giugno 2013 - 16:00

Ancora una pronuncia di inammissibilità del ricorso nei confronti dei trasgressori delle norme sulla guida in stato di ebbrezza. Con la sentenza n.23696 del 31.5.2013, la Corte di Cassazione dà un chiaro segnale a tutti gli automobilisti pizzicati alla guida dopo l'assunzione di alcol.

IL COLLUTTORIO NON INFICIA L'ESITO DELL'ETILOMETRO – A metà strada tra la leggenda metropolitana e la giurisprudenza di merito, l'idea del colluttorio è sempre vagliata da indagati e legali che abbiano a che fare con le leggi sul contrasto alla guida in stato di ebbrezza. D'altronde, il colluttorio lo usano in tanti e l'etilometro è un esame molto discusso (leggi questo nostro speciale sull'etilometro della Polizia), quindi è inevitabile che si pongano sul tavolo certe questioni sulle possibili interferenze che condizionino il risultato dell'alcoltest. Gli Ermellini dichiarano la manifesta infondatezza del ricorso, ma svolgono comunque un ragionamento che si basa su due argomenti: primo, lo stato di ebbrezza è dedotto da una valutazione che tiene conto sia dell'alcoltest, sia delle condizioni sintomatiche manifestate; secondo, il colluttorio non è in grado di interferire con l'esito dell'etilometro.

RICORSO INAMMISSIBILE – Altre volte i Giudici di Piazza Cavour si erano limitati a rigettare i ricorsi degli automobilisti condannati per guida in stato di ebbrezza in primo grado e in appello. Questa volta giudicano il ricorso addirittura “manifestamente infondato”. Giusto una breve argomentazione per confermare la bontà della decisione della Corte d'Appello, basandosi sul fatto che l'ebbrezza era stata provata attraverso la valutazione dei Carabinieri, che avevano rilevato i classici sintomi dell'ubriachezza e, naturalmente, attraverso l'etilometro. Etilometro che non viene inficiato dallo “sciacquo del cavo orale”, attraverso il colluttorio. Insomma, un tentativo stroncato senza mezzi termini.

LA CASSAZIONE MANTIENE IL PUGNO DURO – Nonostante il grande rilievo che assumono le poche pronunce che sposano le tesi dei difensori (vedi l'articolo Nullo l'etilometro senza avvocato al fianco? Non sempre), bisogna riconoscere che il segno della Suprema Corte rimane sempre lo stesso. Ed è un segno di intransigenza e poca disponibilità a raccogliere gli input relativi alle criticità del meccanismo con il quale si raccolgono le prove della guida in ebbrezza alcolica. In pochi minuti il soggetto sotto controllo si ritrova ad affidare a una macchinetta la sua patente, la sua fedina penale e, spesso, la sua auto. Il problema è irrisolvibile, se si impongono maggiori cautele nei controlli si perde l'attimo, stante la rapida “volatilità” dell'alcol nell'espirato. Si deve sperare che l'astinenza dall'assumere alcolici quando si deve guidare entri così radicalmente nella cultura italiana, da rendere meno necessario fare controlli in maniera capillare.

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