Investe intenzionalmente un pedone e il tar gli restituisce la patente

La motorizzazione chiede la revisione della patente dell'investitrice, ma il TAR chiarisce che senza una precisa infrazione non si può fare

19 luglio 2016 - 11:05

Dal TAR Toscana ci giunge una pronuncia interessante, la n. 1157, del 6 luglio 2016, che annulla un provvedimento del direttore della Motorizzazione Civile di Massa Carrara, che aveva chiesto la revisione della patente per una donna che aveva intenzionalmente arrotato un piede a un pedone che le impediva di parcheggiare sul marciapiede. Secondo la Motorizzazione Civile “i conducenti di veicoli non devono in nessuna occasione tenere un comportamento aggressivo”. Ma il TAR annulla tutto, in base a un'applicazione rigorosa della norma di cui all'art. 128 C.d.S., che prevede che la revisione della patente possa essere contestata quando sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti fisici e psichici per la guida oppure -sempre- “quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida”. Nel caso di specie, a ben vedere, non ricorre ne la prima né la seconda ipotesi, quindi il provvedimento è illegittimo.

NON MI FAI PARCHEGGIARE? E IO TI INVESTO L'episodio, al di là delle considerazioni giuridiche svolte dal Tribunale Amministrativo Regionale, sembra biasimevole. Non ci è dato sapere come siano andate esattamente le cose, ma dal procedimento è emerso che l'automobilista ricorrente, vedendosi negata da un pedone la porzione di marciapiede dove voleva parcheggiare, non ha esitato a procedere lo stesso, arrotando un piede al malcapitato. I carabinieri, intervenuti, hanno raccolto elementi e fatto rilievi, ma non hanno elevato alcuna sanzione contro l'automobilista che si era fatta giustizia da sola. Tuttavia la Motorizzazione Civile di Massa Carrara, informata dell'accaduto, disponeva la revisione della patente di guida dell'autrice poiché la stessa, “provando a salire su un marciapiede per parcheggiare, pestava con ruota ant. piede di un pedone fermo sul marciapiede causando sx. strad. con feriti”.

IL PARADOSSO: LO HA FATTO APPOSTA, QUINDI SA GUIDARE Il TAR Toscana svolge un ragionamento asciutto, lineare, se pure poi, di fatto, esso conduca a un effetto quasi comico. Partendo dai presupposti richiesti dall'art. 128 C.d.S., perchè venga disposta la revisione della patente, il TAR giunge a ritenere illegittima la disposizione della Motorizzazione Civile. L'art. 128 C.d.S., infatti, consente al Dipartimento dei Trasporti in via generale di disporre la revisione della patente “qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell'idoneità tecnica” (Art. 128, 1 comma, C.d.S.). Inoltre la norma impone di disporre la revisione “quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida” (Art. 128, 1ter, C.d.S.). Ora, nel caso di specie, la descrizione dell'accaduto non fa pensare a un soggetto che non abbia i requisiti fisici, psichici e/o tecnici per guidare, caso mai l'intenzionalità della condotta, dice il TAR, “avrebbe semmai richiesto ben altra sanzione di natura punitiva”. Paradossalmente, proprio l'intenzionalità della condotta fa pensare che la signora avesse le capacità psicofisiche e tecniche per guidare. Né sono state contestate violazioni delle norme del C.d.S., quindi non ricorre nemmeno l'ipotesi di cui al comma 1ter, dell'art. 128, C.d.S.. Quindi il Tribunale annulla il provvedimento della Motorizzazione Civile, compensando peraltro le spese.

L'ART. 128 C.D.S., NORMA “FUMOSA” Questa vicenda suscita interesse perchè piuttosto singolare, sia sul piano dei fatti che per lo svolgimento giuridico. Indubbiamente l'eccesso di prudenza delle Forze dell'Ordine (come è possibile che non fosse contestabile alcuna infrazione a una conducente che investe un pedone salendo sul marciapiede?) ha tolto la possibilità di “punire” con sanzioni sulla patente l'autrice del misfatto. Peraltro emerge da questo caso che la norma di cui all'art. 128 C.d.S. È un po' “fumosa”. Al primo comma infatti si dà facoltà al Ministero dei Trasporti di disporre la revisione della patente “qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell'idoneità tecnica”. E' evidente che se tale norma fosse interpretata estensivamente, si darebbe alla M.C.T.C. un potere soverchio di intervento sulle patenti dei cittadini. Ma senza “tipizzare” ulteriormente le fattispecie che possano dare il via al procedimento di revisione, si rischia di rendere la previsione summenzionata del tutto inapplicabile. Da un lato, meglio non dare troppi poteri punitivi alla macchina statale, che sovente li usa malissimo, dall'altro, può capitare che un episodio assurdo come questo (ammesso che le cose siano andate proprio come emergono dalla sentenza del TAR), lasci all'investitrice la libertà di girare “armata” di automobile.

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