Invece di essere risarcita viene condannata

Il caso di una fasanese che cita il Comune per danni, ma le prove che lei stessa presenta le si ritorcono contro.Quando una prova documentale in un giudizio, invece, di rappresentare un elemento a...

18 novembre 2009 - 12:59

Il caso di una fasanese che cita il Comune per danni, ma le prove che lei stessa presenta le si ritorcono contro.

Quando una prova documentale in un giudizio, invece, di rappresentare un elemento a favore di chi la presenta, diventa un’arma che le si ritorce contro.
È accaduto a Fasano, dove una donna, dopo un incidente ha trascinato il Comune in tribunale, ma il giudice le ha da torto su tutti i fronti.

I fatti. In una giornata piovosa dell’ottobre 2007 una signora fasanese finisce con l’auto in una cunetta piena di acqua, danneggiando l’auto. Cita così in giudizio il Comune per farsi risarcire i danni subiti. Il giudice di pace, però, non solo ritiene che la domanda dell’automobilista sia infondata, ma lo condanna a pagare le spese legali sopportate dal Comune per difendersi in giudizio. La sentenza è del dottor Giovanni Quaranta ed è stata emanata nei giorni scorsi.

Un testimone dell’incidente, interrogato dal giudice su richiesta del legale della donna, aveva riferito, tra le altre cose, che quando accadde il sinistro l’auto della signora viaggiava a una velocità che non superava i 30 chilometri orari. L’avvocato della donna aveva allegato all’atto di citazione alcune foto. Ma probabilmente sono state proprio le foto a determinare l’esito della sentenza.
“Dalla descrizione della dinamica – si legge nella sentenza -, parrebbe di capire che l’auto sia finita improvvisamente in una grande buca, piena di acqua, invisibile al conducente, ma, dalle foto prodotte dallo stesso attore, si rileva che sul manto stradale non v’è traccia di buche o deformazioni del manto stradale, ma solo di una avvallamento della carreggiata, una sorta di cunetta, senza alcuna erosione dell’asfalto e che segue l’andamento del terreno, la quale verosimilmente a cause delle eccessive piogge, si sarebbe ricolma d’acqua. Ciò significa – prosegue il giudice – che alcuna responsabilità è individuabile a carico del Comune dovendo, invece, far risalire la causa dei danni subiti esclusivamente alla imperizia di guida e alla inosservanza delle norme del Codice della strada da parte del conducente del veicolo. Infatti, se davvero il veicolo avesse proceduto ad una velocità di 20/30 km/h, il teste – scrive ancora il giudice – non avrebbe riferito di aver sentito un colpo forte, più verosimilmente causato, invece, dall’impatto improvviso con la massa d’acqua del mezzo lanciato a velocità maggiore e, comunque, non rapportata alle condizioni di tempo e di luogo. Alla velocità di 20/30 km/h, al contrario, o meglio ad una velocità ancora più ridotta, il conducente – conclude il dott. Giovanni Quaranta – avrebbe avuto il tempo di accorgersi di essere in procinto di entrare graduatamente nell’acqua presente sulla strada e fermarsi senza danneggiare il proprio mezzo”.

Quindi richiesta di risarcimento respinta, e condanna a rifondere al Comune, difeso dal capo dell’avvocatura comunale Ottavio Carparelli, le spese di giudizio, che sono state quantificate dal giudice il 1100 euro.

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