Incidente su un dosso visibile? Motociclista non risarcito

Il Tribunale di Roma nega il rimborso a un motociclista uscito di strada per un dosso: secondo i Giudici era visibile

19 dicembre 2011 - 10:00

È appena stata resa nota una sentenza destinata a far discutere: riguarda un incidente di un motociclista, uscito di strada a causa di un dosso causato da una buca riparata (quindi non stiamo parlando dei dossi rallentatori). Il centauro aveva chiesto il rimborso al Comune, ma il Tribunale di Roma gliel'ha negato, perché il dosso era visibile: sentenza n. 60054 del 12 ottobre 2011, depositata in Cancelleria il 26 ottobre.

EVITA IL DOSSO MA VIENE INVESTITO – La vicenda prende origine nel 2002, quando un motociclista esce di strada a Roma a causa di un dosso: l'asfalto è in pessime condizioni, per via della cattiva manutenzione. Più esattamente, si parla di perdita di “controllo del mezzo a causa di un anomalo rialzamento del manto stradale causato dal riempimento di una buca venutasi a creare nello stesso”. Il motociclista sbanda e cade, invade l'opposta corsia di marcia, dove viene investito da una Fiat Uno, riportando lesioni personali. Così, il centauro effettua un'azione di risarcimento danni per responsabilità extracontrattuale: chiede i danni al Comune di Roma. Che per prima cosa chiama in causa le ditte appaltatrici del servizio di manutenzione e sorveglianza stradale, come uniche responsabili dell'evento; in più, contesta la fondatezza della domanda.

RESPONSABILE IL COMUNE, MA… – Per il Tribunale di Roma, il fatto di dare la manutenzione stradale in appalto alle singole imprese non sottrae la sorveglianza e il controllo al Comune. Che quindi non può esonerarsi, quale ente istituzionalmente deputato ad assicurare il buono stato di manutenzione del demanio stradale, dall'obbligo di impedire l'insorgere di pericoli, semplicemente richiamandosi al contratto d'appalto. Tuttavia, il Tribunale ritiene che la domanda di rimborso del motociclista sia infondata e la rigetta. C'è sì la presunzione di responsabilità nei confronti dei Comuni. Però “il nesso causale tra il dosso e la caduta appare interrotto dal comportamento colposo dello stesso danneggiato”. Insomma, il guidatore non circolava con la dovuta prudenza e attenzione, e correva troppo: non ha fatto di tutto per evitare il dosso; anzi, avrebbe potuto prevenire l'incidente con una manovra tempestiva.

DOSSO VISIBILE – Stando al rapporto della Polizia municipale e alle fotografie dei luoghi del sinistro, emerge come l'incidente si sia verificato in condizioni spazio e di tempo favorevoli all'avvistamento, da parte di qualunque soggetto, del lieve rialzamento del manto stradale, su un tratto rettilineo di strada urbana asfaltata, avente fondo asciutto. Così, il motociclista non ha diritto a un euro. Il Comune e le ditte appaltatrici non devono effettuare nessun risarcimento.

NON VALE SEMPRE – La sentenza in questione del Tribunale di Roma, pur importante, non può certo essere considerata un principio cui si debbano attenere tutti i giudici in futuro. Di volta in volta, i magistrati effettueranno il loro libero apprezzamento, sulla scorta dei verbali delle Forze dell'ordine, e delle perizie tecniche degli incidenti. Resta pure da vedere se, a questo punto, il motociclista cui è stato negato il rimborso ricorrerà in Cassazione.

1 commento

g
17:18, 19 dicembre 2011

Spiace per il motociclista, comunque riguardo ai dossi io sono convinto che quelli cittadini (perlomeno nella mia città) siano troppi e troppo alti, tanto che alla velocità massima indicata dai cartelli (30 km/h) danno parecchio fastidio (l'ideale sarebbe prenderli a 10/15 km/h): causano spreco di carburante e consumo dei freni (accelera – frena – accelera – frena), traffico inutile (le vie con i dossi sono meno frequentate e il continuo frena accelera rallenta ulteriormente il traffico congestionato), rallentano i mezzi di soccorso e sottopongono i veicoli a continue inutili sollecitazioni che non fanno certo bene alle automobili.
Comunque, se in città sono un fastidio, uno spreco di risorse e dannosi per le auto, fuori città io credo siano davvero pericolosi: se uno corre è difficile vederli ed evitarli, perché col tempo si anneriscono e la notte diventano completamente invisibili e così un dissuasore diventa invece una causa di incidenti (come accaduto al motociclista). Se uno rispetta i limiti lo vede ma dà comunque fastidio e se non rallenta ulteriormente fa un bel salto.
Insomma sono dissuasori solo per chi corre, frequenta la strada abitualmente e sa che in quel punto c'è un dosso. In tal caso assumerà però il comportamento “accelera-frena-accelera-frena”.
Una vera utilità invece l'ho riscontrata negli incroci cittadini perché assicurano un rallentamento utile ad evitare tamponamenti. Il più delle volte però una rotonda svolgerebbe meglio il compito.

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