Il semaforo malfunzionante e' sempre un'insidia stradale

La Cassazione conferma che quando un semaforo non funziona costituisce un'insidia stradale, e il comune è responsabile dei conseguenti danni

28 novembre 2013 - 7:00

La Corte di Cassazione, sez. III civile, con la sentenza n. 18916/13, dep. L'8 agosto 2013, accoglie il ricorso di un automobilista rimasto coinvolto in uno scontro con altro veicolo proveniente dalla sua destra, dopo aver impegnato l'incrocio con semaforo spento. Il semaforo per l'altro conducente proiettava il verde, e il funzionamento irregolare degli impianti di regolazione semaforica dell'incrocio, secondo gli Ermellini, deve determinare la responsabilità del comune. Per questo viene cassata la sentenza del Tribunale dell'Aquila che, nell'incertezza del quadro probatorio, essendovi dubbi sulla dinamica, aveva salomonicamente suddiviso la responsabilità tra automobilisti e comune, lasciando al danneggiato un terzo del risarcimento del danno riconosciuto.

IL COMUNE, CONDANNATO DAL G.D.P., FA APPELLO – In primo grado, davanti al Giudice di Pace dell'Aquila, ci finiscono l'automobilista che passava col verde, la sua assicurazione e il Comune dell'Aquila. Il GDP condanna il Comune, ma anche il ricorrente a pagare le spese legali all'assicurazione dell'altro automobilista evidentemente riconosciuto immune da colpa. Il Comune non ci sta e fa appello, e anche il ricorrente che aveva intentato la causa davanti al GDP fa appello incidentale, perchè non vuole pagare le spese legali della compagnia di assicurazione di controparte. L'appello, davanti al Tribunale dell'Aquila, si chiude con un concorso generale di colpe e con la condanna a pagare all'automobilista danneggiato solo un terzo del danno riconosciuto. A questo punto, vedendosi ridotto il danno di due terzi, colui che aveva iniziato con l'azione al GDP pensa bene di rivolgersi alla Corte di Cassazione. Reagisce con controricorso anche la compagnia assicurativa dell'altro conducente coinvolto.

IL SEMAFORO CHE NON FUNZIONA E' UN'INSIDIA: RISPONDE LA P.A. – Gli Ermellini non possono far altro che rilevare come nella sentenza di 2° grado, emessa dal Tribunale dell'Aquila, non sia stata tenuta debitamente in conto la natura di insidia stradale che assume il segnale semaforico contraddittorio. La Suprema Corte si era già occupata di casi analoghi (Cass. 9915/98 e 803/91), definendo proprio come “insidia” il caso in cui il semaforo risulti verde per chi proviene da una direzione e intermittente o spento per chi proviene da un'altra. Ora la parola passa nuovamente al Tribunale dell'Aquila, che dovrà decidere in diversa composizione sulla vicenda, dovendo presumibilmente riconsiderare come esclusiva o predominante la responsabilità della P.A. che ha permesso la circolazione in un crocevia regolato da semafori guasti.

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