Guida in stato di ebbrezza: la valenza probatoria dei cosiddetti “elementi sintomatici” rilevati

Nella sentenza 43313/08 (quileggibile come documento correlato), la Corte di Cassazione haesaminato il problema della natura giuridica da attribuirsi alle tre"fasce" contravvenzionali di guida in...

20 gennaio 2009 - 13:04

Nella sentenza 43313/08 (quileggibile come documento correlato), la Corte di Cassazione haesaminato il problema della natura giuridica da attribuirsi alle tre”fasce” contravvenzionali di guida in stato di ebbrezza contemplateall'art. 186 del Codice della Strada, come modificato dal d.l. n. 117del 2007.
È stata altresì affrontata l'ulteriore questione relativaalla possibilità di provare lo stato di ebbrezza sulla sola base deicosiddetti “elementi sintomatici” rilevati dagli agenti in sede diaccertamento della violazione.

La disciplina.
L'art. 5, d.l.3 agosto 2007, n. 117, convertito, con emendamenti, nella l. 2 ottobre2007, n. 160, ha modificato l'art. 186, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285(il cosiddetto “Codice della Strada”).
La novella ha trasformato inillecito amministrativo il rifiuto di sottoporsi al test alcolimetricoe, in caso di guida in stato di ebbrezza, ha differenziato le peneprincipali in funzione della gravità della violazione:
a) ammenda daeuro 500 a euro 2000, qualora sia stato accertato un valorecorrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a0,8 grammi per litro (g/l);
b) ammenda da euro 800 a euro 3.200 el'arresto fino a sei mesi, qualora sia stato accertato un valorecorrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a1,5 grammi per litro (g/l);
c) ammenda da euro 1.500 a euro 6.000,l'arresto da tre mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valorecorrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro(g/l).

La decisione in rassegna.
Secondo il Giudice dilegittimità (in tal senso si veda Cass. sez. IV pen. (pres. Morgigni,rel. Bricchetti), 10 ottobre 2008, n. 38558, in CED Cass., Rv. 240969),le tre ipotesi configurano fattispecie autonome di reato, nonricorrendo tra le tre disposizioni un rapporto di specialità: esse,infatti, “disposte […] in ordine crescente di gravità, modellata sultasso alcolemico accertato, sono […] caratterizzate da reciprocaalternatività, quindi da un rapporto di incompatibilità”.
Taleimpostazione trova conferma nella littera legis, vale a dire “nelriferimento, in relazione ad ognuna delle tre ipotesi, all'accertamentodel “reato” quale presupposto perché operi la conseguenza automaticadella sospensione della patente di guida”.
Con riguardo alladisciplina previgente, la Suprema Corte (Cass., sez. unite pen. (pres.Guasco, rel. Buogo), 5 febbraio 1996, n. 1299, imp. Cirigliano, in CEDCass., Rv. 203634; Cass., sez. IV pen. (pres. Fattori, rel. Piccialli),4 maggio 2004, n. 39057, imp. Ciacci, in Cass. pen., 2006, 1006, connota di M. BORDIERI, Sull'omesso avviso al difensore del deposito delverbale dell'alcoltest compiuto dalla polizia giudiziaria su unconducente di autoveicolo; Cass., sez. IV pen. (pres. Coco, rel.Palmieri), 29 luglio 2004, n. 32961, imp. P.M. in proc. Massacesi, inCED Cass., Rv. 229087) ha statuito che “lo stato di ebbrezza delconducente del veicolo poteva essere […] accertato e provato conqualsiasi mezzo, e non necessariamente, né unicamente, mediante lastrumentazione (il cd. etilometro) e le procedure” indicate nell'art.379 del Codice della Strada.
In forza del principio del liberoconvincimento, a motivo dell'assenza di prove legali e della necessitàche la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parteinteressata, l'esistenza dello stato di ebbrezza poteva esseredimostrata dal giudice “sulla base delle circostanze sintomatiche,desumibili in particolare dallo stato del soggetto (alterazione delladeambulazione, difficoltà di movimento, eloquio sconnesso, alitovinoso, ecc.) e dalla condotta di guida”, che i verbalizzanti hanno ilcompito di indicare nella notizia di reato ex art. 347 c.p.p.
Nellapronuncia in rassegna, la Corte di Cassazione nega che il nuovo sistemasanzionatorio possa precludere al giudice di dimostrare l'esistenzadello stato di ebbrezza sulla base delle circostanze sintomatiche supramenzionate, giacché non sono venute meno le ragioni legittimanti taleimpostazione.
Secondo il Collegio, il tasso alcolemico “è elementocostitutivo di ognuna delle tre fattispecie e, come tale, èsuscettibile di accertamento secondo le regole che governano il sistemadelle prove”: pertanto, in linea di principio, lo stato di ebbrezza puòdesumersi da elementi sintomatici.
Ciò posto, “è agevolmenteintuibile che, sul piano probatorio, la possibilità per il giudice diavvalersi, ai fini dell'affermazione della sussistenza dello stato diebbrezza, delle sole circostanze sintomatiche riferite dagli agentiaccertatori sarà il più delle volte logicamente da circoscriversi allasola fattispecie meno grave, imponendosi per le ipotesi più gravil'accertamento tecnico del livello di alcool nel sangue”.

* Cultore di Diritto Tributario presso la Facoltà di Giurisprudenza di Torino

CASSAZIONE

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