Ghiaccio in strada: una scivolata non rimborsata

Tre anni fa, un'automobilista parcheggia fuori da una banca, esce dalla macchina e scivola sul ghiaccio ferendosi: niente risarcimento

10 febbraio 2012 - 16:15

Le banche vincono sempre. La battuta (un po') ironica sintetizza la disavventura di un'automobilista che una mattina del 21 dicembre 2009, dopo aver parcheggiato fuori da una banca ed essere scesa dalla macchina per andare a prelevare, è scivolata sul ghiaccio riportando lesioni fisiche: il Tribunale di Monza (prima sezione civile) ha respinto la sua richiesta di risarcimento, indirizzata all'istituto di credito, con sentenza del 2 dicembre 2011. Seguite quanto spiegato in basso, visto che il ghiaccio è il protagonista di questi giorni di freddo siberiano.

PRESUNTO FATTO ILLECITO – Oggetto della causa era il risarcimento danni da fatto illecito, sofferti in conseguenza di una rovinosa caduta a Biassono. Ma il Tribunale ha detto no. Per cominciare, l'automobilista non poteva esigere il risarcimento nei confronti dell'assicuratore. Soprattutto non c'era – illustrano i giudici – “un'alterazione della cosa che, per le sue intrinseche caratteristiche, determina la configurazione nel caso concreto della insidia o trabocchetto, e l'imprevedibilità e invisibilità di tale alterazione per il soggetto che, in conseguenza di questa situazione di pericolo, subisce un danno”. Insomma, la lastra di ghiaccio, visto il grande freddo di quei giorni, era prevedibile. Nessuna vera insidia. E zero responsabilità della banca. “La presenza di neve e di ghiaccio – dicono i giudici – alle ore 9,00 del mattino (vale a dire, in una situazione di piena e chiara visibilità) del mese di dicembre è evento del tutto visibile e per nulla imprevedibile, così come la possibilità di scivolamento ed anche di caduta a terra”. E comunque, spettava all'automobilista dimostrare l'insidia o il trabocchetto. Invece, “la presenza di neve e ghiaccio è avvistabile agevolmente ex ante, soprattutto in orari diurni, quantomeno per chi usi la normale prudenza ed attenzione e soprattutto laddove non se ne deduca la assenza in altri spazi o luoghi circostanti”.

CHE BATOSTA – Le spese processuali sono state compensate per intero tra l'automobilista e la banca (ognuno paga il proprio avvocato), ma la signora è stata condannata al pagamento delle spese di lite nei confronti dell'Assicurazione per carenza di azione diretta: 2.233,87 euro, di cui 74,87 per esborsi, 644,00 per diritti e 1.515,00 per onorari, oltre a spese generali e Iva. E questo è il secondo scivolone della donna…

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