GdP: le maggiorazioni del 20% sulla multa vanno giustificate

Il GdP di Grosseto su un ricorso avverso una cartella esattoriale originata da una multa: le ingenti maggiorazioni devono essere giustificate

20 aprile 2015 - 12:00

Con una recentissima sentenza, il Giudice di Pace di Grosseto, nella persona del Dr. Simonetti, boccia sostanzialmente la prassi diffusa tra le Amministrazioni, di trascinare le multe per un tempo limitrofo alla termine di prescrizione, massimando così l'incasso tramite l'applicazione di interessi elevatissimi, ossia il 20% annuo, come stabilito dall'art. 27, co. 6 della L.689/81. E' interessante il ragionamento giuridico del Giudice di prossimità, che rileva come nonostante la Corte Costituzionale abbia “salvato” l'applicazione dell'onerosissimo interesse citato (Cost. Ordinanza 308/99), la normativa che la permette sarebbe sostanzialmente iniqua e vi è il rischio che “Amministrazioni poco sensibili nella tutela  dei diritti dei cittadini possano lucrare sull'indubbio   vantaggio economico ad esse derivante dal decorso  dell'interesse sanzionatorio fino  alla (ritardata)  iscrizione a ruolo dei loro crediti”. Quindi, rilevando la mancanza di un termine esplicito in capo all'amministrazione, per l'iscrizione a ruolo della somma, prende a misura le norme previste dalla L. 241/90, artt.1 e 6, che impongono di adottare “ogni misura per l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria”. Superate tutte le eccezioni della Prefettura, accoglie quindi il ricorso limitatamente alla maggiorazione del 60% accumulata tra la scadenza del termine per impugnare il verbale e l'iscrizione a ruolo della somma.

GUIDA AL TELEFONO SENZA L'UTILIZZO DI AURICOLARE E MANCATA REVISIONE – Le sanzioni originarie comminate all'automobilista sono legate a condotte molto diffuse: il conducente era stato fermato alla guida mentre stava telefonando senza utilizzo di dispositivi per avere le mani libere e la revisione era scaduta. 622,00 euro di sanzione. Non pochi, ma sappiamo che le norme infrante hanno una strettissima connessione con la sicurezza delle strade (il cellulare aumenta di 23 volte il rischio di incidente). Il problema è che a questa ragguardevole somma è stata applicata in seguito una maggiorazione del 60%, ovvero 373,20 euro. Quindi ricevuta la cartella esattoriale, l'incolpato fa ricorso, e il Giudice, seppure limitatamente alla contestazione della maggiorazione, gli dà ascolto.

UN POTERE ECCESSIVO CHE PUO' DISTORCERE LA PROCEDURA DI ESECUZIONE – Dapprima il Giudice si sbarazza dell'eccezione proposta dalla Prefettura, per cui il ricorrente avrebbe dovuto svolgere opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi secondo il rito ordinario (artt. 615 e 617 c.p.c.): siccome il merito della vicenda attiene al potere della Prefettura di aggiungere una sanzione a quella comminata per infrazione del C.d.S., bene ha fatto il ricorrente a ricorrere con le medesime forme previste per le impugnazioni delle sanzioni amministrative. Poi passa al merito della vicenda. Concorda innanzitutto sulla circostanza, dichiarata dalla Prefettura, che le Amministrazioni hanno il potere di reclamare un ulteriore pagamento sulla scorta dell'art. 27, L. 689/81. Sul punto si era espressa niente di meno che la Consulta, la quale aveva negato che ci fosse tasso usurario (20% annuo!), perché non si tratterebbe di interessi moratori, ma di sanzione per omesso pagamento di sanzione. Poi però rileva che, in mancanza di un termine per l'iscrizione a ruolo delle somme delle sanzioni non pagate, potendo l'Amministrazione allungare i tempi fino allo scadere del termine di prescrizione, con conseguente raddoppio della somma originaria, è opportuno che si fissino dei parametri per impedire abusi speculativi a svantaggio dei cittadini. Tali parametri per il Giudice estensore di questa sentenza, sono comunque rinvenibili nelle norme della L.241/1990, che impongono all'Amministrazione di adottare “ogni misura per l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria”. L'Amministrazione chiamata a rispondere dal ricorrente avrebbe potuto giustificare con la propria memoria i lunghi tempi burocratici impiegati per l'iscrizione della somma a ruolo, con conseguente quantificazione delle maggiorazioni secondo l'aumento del 20% annuo. Ma non lo ha fatto. E per questo le maggiorazioni non sono dovute. Il ricorrente dovrà pagare quindi solo il capitale originario della sanzione, senza sanzioni aggiuntive.

LE AMMINISTRAZIONI SEMPRE IN BILICO TRA PUBBLICO INTERESSE E ABUSO – Questa pronuncia del Giudice di Pace di Grosseto ricorda, per lo spirito, quelle che recentemente hanno chiarito, in materia di sanzioni rilevate a distanza, che lo scopo delle sanzioni non deve essere far cassa, ma prevenire le infrazioni. Purtroppo in tempi di tagli alla spesa pubblica, come i nostri, è assolutamente necessario che i Giudici di Pace, ma anche i Giudici togati, e gli Ermellini, producano una giurisprudenza sempre attenta a che venga rispettato l'equilibrio tra l'interesse pubblico, a che le infrazioni al C.d.S. non rimangano impunite, e quello altrettanto importante a che le Amministrazioni non speculino su chi viene colto a trasgredire una norma. Come testualmente affermato nella sentenza in commento “le eventuali inefficienze o disorganizzazioni amministrative degli enti impositori, usualmente dovute a note perduranti carenze di personale addetto provocate dalle vigenti regole della c.d. “spending review”, non possono ripercuotersi a danno dei soggetti destinatari dei loro provvedimenti”.

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