Fermo amministrativo: si puo' contestare?

Questa domanda appare piu' semplice di quello che e'. In realta', nonostante sia spesso sbandierata la possibilita' di ottenere con facilita' annullamenti del provvedimento o rimborsi danni,...

8 maggio 2006 - 20:22

Questa domanda appare piu' semplice di quello che e'. In realta', nonostante sia spesso sbandierata la possibilita' di ottenere con facilita' annullamenti del provvedimento o rimborsi danni, la questione e' molto dibattuta e complessa, e la “giurisprudenza” abbonda, a volte in modo contraddittorio.

Il fatto e' che la legge non e' sufficientemente chiara in molti punti, a partire dall'identificazione della natura dell'atto (cautelare, esecutivo, amministrativo – vincolato o discrezionale – od addirittura “misto”) fino ad arrivare, di conseguenza, alla determinazione dell'organo competente a gestire i ricorsi. A cio' si aggiunge una discussa carenza normativa, nel senso che manca un chiaro ed adeguato decreto attuativo alla norma che prevede il fermo, ovvero precise ed attendibili disposizioni pratiche riguardo alla procedura.

Diciamo discussa perche' il legislatore e' recentemente intervenuto in materia ed ha “sconvolto” quelli che parevano punti fermi stabiliti da varie sentenze, anche piuttosto autorevoli. Cio' di fatto rende ancora piu' incerto l'esito di un ricorso fatto su tali basi (si veda piu' avanti, “novita' introdotte dalla legge 24/2005). Molte contestazioni e sentenze riguardano poi la sproporzione che spesso c'e' tra l'importo dovuto ed il danno che il provvedimento causa all'obbligato (per esempio il fermo di un auto che serve per lavorare a causa di un debito di importo piuttosto basso o comunque inferiore al danno causato al debitore). In tutti i casi e' determinante, se si pensa ad un ricorso, approfondire la questione a livello giuridico. Spesso puo' rivelarsi inevitabile -nonche' consigliabile- rivolgersi ad un avvocato. La questione viene ripresa, con alcuni riferimenti, in calce alla scheda.

Breve “storia” della sua normativa:

e' nato con il DPR 602/1973 sotto il titolo “Riscossione Coattiva” (art.50 e art.86). Successivamente, con il DM 503/98 sono state emesse le disposizioni attuative dell'art.86 che prevedevano l'emissione del provvedimento di fermo, a carico dell'amministrazione finanziaria (Direzione delle entrate), SOLO dopo che risultava evidente l'impossibilita' di pignorare il bene. Con il d.lgs..46/99 ed il d.lgs.193/01 e' stata modificata la normativa originale riguardo alle competenze -rimandate ai Concessionari- e alle procedure, senza pero' che venissero apportate modifiche al decreto attuativo. Ecco perche', da allora, si e' posta la questione se il DM 503/98 possa considerarsi valido o comunque compatibile con la norma (per molti esso e' del tutto inadeguato alle nuove norme e quindi inapplicabile). Molta giurisprudenza sostiene che, non esistendo un regolamento ad-hoc, l'art.86 del dpr 602/73 risulta inapplicabile e ipoteticamente incostituzionale. E' recentemente intervenuta, al riguardo, la legge 248/2005 che ha convertito il decreto legge 203/2005. Il fermo e' anche regolato, come gia' detto, dal codice della strada agli art.214 e segg.

Novita' introdotte dalla legge 248/2005

Tale legge, riguardante “misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”, si occupa del fermo all'articolo 3, stabilendo -tra le altre- queste novita':

– soppressione dal 1/10/2006 del sistema di affidamento in concessione (quindi delle concessionarie) del servizio nazionale di riscossione ed attribuzione dello stesso direttamente all'Agenzia delle entrate, che le svolgera' tramite la societa' “Riscossione SpA”;

– comma 41: interpretazione dell'art.86 dpr 602/73 nel senso che, fino all'emanazione del decreto attuativo, il fermo puo' essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni contenute nel DM 503/98. Cio', praticamente, “rimette in gioco” il vecchio decreto attuativo, contribuendo ad aumentare la notevole confusione normativa riguardante la materia.

Ricorsi: riferimenti utili per approfondire

Molta giurisprudenza si occupa della questione della natura dell'atto, a cui consegue la diatriba sull'organo competente per i ricorsi nonche' sulle procedure di opposizione fruibili. A tutto cio' sembra aver messo la parola “fine” una recente sentenza di Cassazione (2053/2006), confermata dal Consiglio di Stato (decisione n.421/2006), che ha fissato come organo competente per i ricorsi riguardanti la leicita' del provvedimento il Giudice Ordinario. Per quanto riguarda le questioni di merito, invece, rimane competente il Giudice di Pace.

Riportiamo, in breve, i riferimenti delle sentenze piu' autorevoli riguardanti le classiche e maggiormente diffuse motivazioni di ricorso:

– La mancanza, o comunque l'inadeguatezza, del decreto attuativo rende illegittimo il provvedimento: in questo senso e' stata pronunciata la sentenza n.392/2004 del Tar della Puglia.

– Lo stesso concetto e' ripreso in un'altra sentenza del Tar del Lazio (n. 3402/2004) confermata dal Consiglio di Stato con ordinanza n.3259 del 13/7/04. Tale sentenza aggiunge anche che e' sospendibile il provvedimento con il quale e' stato disposto il fermo amministrativo, qualora vi sia sproporzione tra l'importo dovuto ed il danno derivante al ricorrente dall'esecuzione del fermo amministrativo impugnato.

Risoluzioni dell'Agenzia delle entrate

In seguito alla suddetta pronuncia del Consiglio di Stato l'agenzia delle entrate (risoluzione n.92/2004) e l'Inps hanno deciso di astenersi dal disporre nuovi fermi in attesa del pronunciamento dell'Avvocatura generale dello Stato. Successivamente, riferendosi alla legge 248/2005 (articolo 3 comma 41) la stessa agenzia ha emanato una ulteriore risoluzione con la quale ha annullato la precedente (n.2/2006) sostenendo -in pratica- che la legge ha colmato il vuoto normativo. Cio' non vuol necessariamente dire che un'opposizione in tal senso non sia piu' possibile, ma essa diventa indubbiamente piu' difficoltosa.

Fonte: Rita Sabelli, per ADUC

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