Da luglio il patentino, ma a scuola nessuno sa come organizzare i corsi

VICENZA - Sarà il tormentone dell'anno nuovo che sta per arrivare. Perché il patentino per il ciclomotore i ragazzi che non hanno ancora compiuto diciott'anni dovranno averlo in tasca, salvo...

19 dicembre 2003 - 11:31

VICENZA – Sarà il tormentone dell'anno nuovo che sta per arrivare. Perché il patentino per il ciclomotore i ragazzi che non hanno ancora compiuto diciott'anni dovranno averlo in tasca, salvo proroghe, a partire dal 1° luglio 2004 (entro il 2005, invece, per i maggiorenni). Lo recita il decreto “156”, l'ultimo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che porta la data dell'8 luglio 2003 e che stabilisce che i minorenni intenzionati a circolare sulle due ruote abbiano, oltre al casco calato sulla testa, anche il certificato di idoneità alla guida. Il che significa frequentare un corso e superare un esame a quiz che saggia le conoscenze in materia di segnaletica, ma anche di educazione civica e perfino di inquinamento ambientale.

Dopo l'incubo della patente che svanisce insieme ai punti, arriva questo nuovo giro di vite finalizzato a regolamentare e disciplinare motorini e scooter, alias i mezzi di trasporto più inflazionati tra gli adolescenti di sempre. Che dovranno imparare come il Padre Nostro non solo i segnali ma anche i diritti e doveri di chi solca le strade.

Ma chi dovrà “istruire” i ragazzi che decideranno di affrontare l'esame per conseguire il patentino? “A farsi carico della formazione potranno essere sia le autoscuole con corsi di dodici ore complessive – spiega Roberto Barollo, sottotenente di polizia municipale – che le scuole stesse con una serie di lezioni, in tutto una ventina di ore, in cui, accanto alla segnaletica e alla conoscenza del veicolo, è previsto anche un approfondimento di otto ore dedicato all'educazione civica”.

In entrambi i casi alla fine l'esame sarà identico e dovrà essere sostenuto alla presenza degli ingegneri della Motorizzazione civile. Fin qui la prassi che non fa una piega.

Diversamente dalla situazione ben più ingarbugliata in cui si trovano le scuole: non tutte infatti possono contare su insegnanti competenti in materia, in grado di accollarsi la gestione di corsi incoraggiati, inutile nasconderlo, anche dalle aziende che producono ciclomotori, preoccupate che il patentino incrini irrimediabilmente il mercato. Non solo. Ammesso che nelle scuole i professori “istruiti” ci siano, a mancare sono i finanziamenti, dato che non è stato stanziato un solo euro da destinare a questo tipo di iniziative. Di conseguenza, sia che si decida di “appoggiarsi” agli insegnanti (che ovviamente vanno pagati), sia che si ricorra al personale delle autoscuole, un istituto si ritrova a dover sborsare quattrini che non ha.

Che fare? Intanto sondare il terreno e capire quanti tra gli studenti sarebbero intenzionati a frequentare lezioni di segnaletica e di educazione stradale. Lo ha fatto qualche settimana il Csa chiedendo a tutti i dirigenti – riferisce la preside del liceo scientifico Lioy, Maria Berlato – di quantificare attraverso un sondaggio il numero dei ragazzi interessati per comunicarlo poi alla Regione che ne aveva fatto richiesta. Su 710 alunni 88 sono quelli che nell'istituto di piazza San Lorenzo hanno manifestato il desiderio di ottenere il patentino frequentando eventuali corsi interni alla scuola, che però, aggiunge la preside, finora non sono stati attivati. E che le acque siano ancora ferme lo confermano anche le autoscuole.

“Siamo stati contattati da alcuni istituti superiori – interviene Sergio Maistrello, delle Autoscuole Seat – ma l'interesse nei confronti del patentino si accenderà sicuramente all'inizio del nuovo anno, dato che a luglio 2004 chi circola in motorino dovrà obbligatoriamente essere munito di certificato. E allora o le scuole si attiveranno per conto proprio, oppure si appoggeranno alle autoscuole che dovranno fissare tariffe precise per questo tipo di consulenze che prevedono tra l'altro l'impiego di materiale e dispositivi didattici che generalmente le scuole non possiedono”.

C'è poi una terza strada ed è quella che, alla luce della cronica penuria di risorse in cui viaggia la scuola pubblica, sembra la più plausibile. E cioè che siano le famiglie a pagare ai propri figli la frequenza ai corsi che da gennaio in poi verranno organizzati dalle autoscuole cittadine per il rilascio del “patentino”. Un pezzo di carta che costerà qualche sacrificio, se non altro in termini di studio. “è una prova di tutto rispetto – conclude Maistrello – che si basa su 2000 quiz”. Meno di un terzo di quelli che costituiscono l'esame per la patente B, un firmamento di 7.000 domande a risposta chiusa.

Fonte: Il Giornale di Vicenza

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