Corte Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 13641/2010

Circolazione stradale - Artt. 7 e 39 del Codice della Strada - Segnali verticali - Apposizione degli estremi dell'ordinanza - L'omessa indicazione sul retro dei segnali stradali delle...

19 agosto 2010 - 16:26

Circolazione stradale – Artt. 7 e 39 del Codice della Strada – Segnali verticali – Apposizione degli estremi dell'ordinanza – L'omessa indicazione sul retro dei segnali stradali delle prescrizioni e degli estremi dell'ordinanza di apposizione non inficia la validità del cartello, ma costituisce una mera irregolarità che non esime l'utente della strada dall'obbligo di rispettarne le relative prescrizioni. E comunque spetta all'organo amministrativo (TAR) giudicare se l'atto amministrativo risulti limitativo del diritto del cittadino a circolare liberamente sulla pubblica via.

FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato in data 27.9.2004 P. C. proponeva opposizione avverso i verbali di accertamento n. 28266/04; 28265-04; 28264/04; 24332/04; 24331/04; 31185/04; 31181 del 6.5.04 e 31181 del 7.5.04; 31186/04; 31183/04; 31184/04 elevati dalla Polizia Municipale di (OMISSIS) per violazione dell'art. 7 C.d.S., contestandone la legittimità a sensi dell'art. 77 del Regolamento in quanto il cartello di regolamento della sosta risultava sprovvisto delle indicazioni previste nel menzionato articolo.

Il Comune, costituitosi, ne chiedeva il rigetto.

Il giudice di pace di (OMISSIS) con sentenza n. 1100/04, depositata il 3.12.04, annullava i predetti verbali di accertamento e compensava le spese, rilevando che la mancata riproduzione sui segnali stradali verticali delle prescrizioni stabilite dall'art. 77, comma 7, del regolamento di esecuzione del C.d.S., nonchè degli estremi dell'ordinanza di apposizione comporta una situazione di illegittimità della segnaletica stessa ed esonera l'eventuale contravventore da una qualsiasi responsabilità a suo carico.

Per la cassazione della decisione ricorre il Comune di (OMISSIS), affidandosi a un solo motivo variamente articolato denunciando violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3.

Il ricorso è fondato, sia che si consideri che il ricorrente abbia voluto contestare la validità del segnale sia che si consideri che il ricorrente ponga in dubbio la stessa esistenza del provvedimento amministrativo.

Sotto il primo aspetto vale osservare che secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità l'omessa indicazione, sul retro dei segnali stradali delle prescrizioni di cui all'art. 77, comma 7, Regolamento C.d.S. e degli estremi dell'ordinanza di apposizione non inficia la validità del cartello, ma costituisce una mera irregolarità che non esime l'utente della strada dall'obbligo di rispettarne le relative prescrizioni e, quindi, non determina l'illegittimità del verbale di contestazione dell'inflazione (Cass. Civ. 29/03/06 n. 7125; 31.07.07 n. 16884; 18.12.08 n. 29728).

Sotto il secondo aspetto vale osservare che esula dalla competenza del giudice ordinario ed è propria del giudice amministrativo quella di conoscere dell'illegittimità dell'atto amministrativo impositivo del divieto di sosta in un determinato tratto di strada ai sensi del codice della strada.

L'eventuale illegittimità dell'apposizione della relativa segnaletica stradale avrebbe dovuto, quindi, farsi valere davanti al TAR del luogo, inerendo la medesima ad un atto amministrativo inesistente o viziato, limitativo del diritto del cittadino a circolare liberamente sulla pubblica via.

In sintesi, una volta constatata da parte dell'utente l'esistenza del cartello segnaletico che imponeva la prescrizione del divieto di sosta, era obbligo dello stesso di rispettare la prescrizione ivi riportata in forza del disposto dell'art. 38 C.d.S., comma 2.
Ne consegue che l'impugnata sentenza va cassata e, non essendo necessarie ulteriori indagini, decidendo nel merito, la proposta opposizione va rigettata con addebito al trasgressore delle spese dei due gradi di giudizio in forza del principio della soccombenza.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione; condanna l'opponente alle spese processuali che liquida in complessivi Euro 1.000,00 e cioè Euro 500,00 per ciascun grado, di cui Euro 300,00 per onorario e Euro 200,00 per spese.

fonte – semaforoverde.it

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