Contachilometri truccato? Niente risarcimento ma riduzione del prezzo

Una interessante sentenza del Tribunale di Lecce esclude la possibilità di farsi ridare i soldi se si compra un'auto usata taroccata

10 maggio 2012 - 7:00

È di recente pubblicazione una sentenza del Tribunale di Lecce che ha rigettato la domanda dell'acquirente di un'auto usata venduta con 67.000 chilometri, mentre ne aveva in realtà 140.000. Non è un vizio di tale rilevanza da giustificare la risoluzione del contratto. Tuttavia l'acquirente non è rimasto senza tutela, e il concessionario è stato condannato a restituire all'acquirente la differenza di prezzo sulla base delle valutazioni di “Quattroruote” dell'usato al momento della vendita.

DIFETTO RITENUTO “LIEVE” – Il ragionamento del Giudice salentino ha una sua logica, anche se questa appare quanto meno discutibile. L'acquirente ha utilizzato il bene senza problemi di manutenzione, nonostante avesse rilevato il vizio. La possibilità di utilizzare il bene secondo il suo scopo, peraltro sfruttata, ha spinto il Giudice a considerare il difetto di conformità del bene venduto come “lieve”, ai fini dell'applicazione dell'art. 1519quater c.c.. Tale norma dà al consumatore che acquista un bene che non corrisponde a quanto descritto dal venditore, il potere di esperire due rimedi: il rimedio della richiesta di restituzione del prezzo pagato, con risoluzione del contratto; oppure quello della richiesta di riduzione del prezzo. Nel caso appunto in cui il difetto di conformità sia “lieve” secondo una valutazione che il Giudice fa discrezionalmente, la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo va esclusa (art. 1519quater c.c., ult. comma). Questo è proprio ciò che è successo all'acquirente dell'auto con contachilometri truccato a Lecce: niente restituzione dei soldi, solo una riduzione del prezzo.

UNA DECISIONE TROPPO MORBIDA – Per quanto possa ritenersi adeguatamente motivata, o logica, la decisione del Tribunale di Lecce in qualche modo “grazia” un venditore che aveva cercato di “rifilare il pacco” a un consumatore (e che meriterebbe una sanzione del Garante, come è successo già in passato). Ben diversa sarebbe stata infatti la situazione del venditore che avesse dovuto restituire il prezzo all'acquirente gabbato. Così la soluzione sembra equa, l'acquirente si trova bene con l'auto acquistata, ha ricevuto indietro i soldi per la differenza di prezzo e tutto è bene quel che finisce bene. Ma non si rischia con decisioni del genere, di favorire un mal costume diffuso?

di Antonio Benevento

1 commento

David
16:14, 14 maggio 2012

Con una legge di qualche anno fà, non era diventato penale scalare i chilometri?

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