Chi vende un'auto con il contachilometri truccato risponde di truffa

La Cassazione conferma: vendere un'auto tacendo il reale chilometraggio integra il reato di truffa. Non è mero inadempimento contrattuale

25 settembre 2013 - 18:00

La Corte di Cassazione, sez. II penale, con la sentenza n. 38085/13, dep. il 17 settembre 2013, precisa un concetto utile ad arginare il fenomeno diffuso della vendita di auto con contachilometri “aggiustato”. Non è un semplice inadempimento contrattuale, non rimane nella sfera dei rapporti contrattuali, ma assume rilevanza penale. Non basta dimostrare un atteggiamento disponibile e amichevole del venditore per dedurne la buona fede e dunque l'estraneità alla manomissione del contachilometri. Anzi, avere un rapporto di amicizia con il cliente, conquistarne la fiducia rientra in quegli artifici e raggiri che, insieme all'ingiusto profitto, configurano il reato di truffa.

L'AMICO VENDITORE ASSOLTO IN PRIMO GRADO – Oltre che una storia penalmente rilevante, questa vicenda, svoltasi nel cosentino, è anche una singolare storia di amicizia finita. Il venditore aveva ottenuto l'assoluzione in primo grado, davanti al Tribunale di Cosenza, dimostrando che il suo atteggiamento nei confronti dell'acquirente era così amichevole, tanto da accordarsi per andare insieme a ritirare la vettura, da essere prova di buonafede ed estraneità alla comprovata manomissione del contachilometri. I due infatti erano amici, ma dopo tre gradi di giudizio, conclusi con una condanna penale, probabilmente di quell'amicizia non è rimasto nulla.

LA CORTE D'APPELLO INCHIODA IL VENDITORE, LA CASSAZIONE CONFERMA – La Corte d'Appello di Catanzaro, a differenza del Tribunale di Cosenza, interpreta tutti gli elementi emersi durante il processo in un'unica direzione: la colpevolezza del venditore. Questi infatti aveva sempre taciuto il nome del precedente proprietario dell'auto venduta all'amico, l'aveva pagata una cifra di gran lunga inferiore a quella poi richiesta…e aveva inoltre confessato all'amico di aver sempre saputo che l'auto venduta aveva il doppio dei chilometri apparenti (non 100mila, ma 200mila). E l'essersi dimostrato amichevole non ha fatto altro che aumentare la fiducia, poi tradita, dell'acquirente. I Giudici di secondo grado non hanno dubbi: 4 mesi di reclusione e 200 euro di multa oltre rimborso delle spese processuali. La Cassazione conferma la lettura del quadro probatorio fatta dalla Corte d'Appello, inchiodando il venditore alla sua responsabilità, anche penale, e condannandolo a pagare ulteriori 1000,00 euro alla cassa delle ammende, e 5000 euro per le spese legali sostenute dall'(ex)amico truffato.

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