Cassazione: Ubriaco alla guida non perde punti se va piano

ROMA, 9 APRILE 2004 - L'automobilista trovato alla guida dell'auto in stato di ebbrezza non corre il rischio di perdere i punti della patente se la velocità che tiene è moderata e il tasso...

10 aprile 2004 - 11:06

ROMA, 9 APRILE 2004 – L'automobilista trovato alla guida dell'auto in stato di ebbrezza non corre il rischio di perdere i punti della patente se la velocità che tiene è moderata e il tasso alcoolemico è di poco superiore a quello fissato dalla normativa.

Parola di Corte di Cassazione che, intervenendo sulle violazioni del Codice della Strada, ha assolto un automobilista di Gorizia che aveva causato un «incidente di lievi danni conseguente al suo stato di ebbrezza per aver superato di poco il tasso alcoolemico fissato dalla normativa».

Dalla strada, la vicenda dell'incidente stradale si è trasferita in un'aula di giustizia dove il Giudice di pace di Gorizia, anche in considerazione dei lievi danni causati nell'incidente, dichiarava non doversi procedere nei confronti di Guerrino P., imputato del reato previsto dall'art. 186 del Codice stradale.
Contro tanta tolleranza si è opposto in Cassazione il Procuratore generale di Gorizia che, probabilmente memore delle regole inflessibili disposte con l'introduzione della patente a punti, ha chiesto la condanna dell'automobilista, sostenendo che sarebbe sbagliato considerare l'atteggiamento dell'uomo di particolare «tenuità sulla base dei lievissimi danni causati dall'incidente conseguente allo stato di ebbrezza o per il superamento di poco del tasso alcoolemico».

La Quarta sezione penale, con la sentenza 16922 depositata oggi, ha respinto il ricorso della Procura di Gorizia ritenendo «non condivisibile» il ragionamento. Scrive piazza Cavour che spetta al «giudice valutare se il danno e il pericolo derivanti dalla condotta siano stati esigui, avuto riguardo all'interesse tutelato, in maniera tale da non giustificare l'esercizio dell'azione penale, e supportando l'eventuale applicazione della norma con idonea motivazione».

In particolare, nel caso in questione la Suprema Corte ha ritenuto «non illogico o incongruo valutare di particolare tenuità un fatto che è al limite del reato, rientrandovi per poco gli indici rilevati, e valutare positivamente a tali fini i lievi danni, ove si considera che l'interesse tutelato è la circolazione stradale o meglio la lieve entità del pericolo dovuta al fatto che la velocità dell'auto guidata dall'imputato era moderata».

Fonte: QN.it

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