CASSAZIONE: FIGLIO TRUCCA IL MOTORINO? COLPA DEI GENITORI

Roma, 22 mar. (Apcom) - I genitori rispondono sempre delle modifiche che i figli minori apportano ai motorini per farli correre di più, anche se non l'hanno mai usato e se, dopo la separazione,...

24 marzo 2007 - 18:36

Roma, 22 mar. (Apcom) – I genitori rispondono sempre delle modifiche che i figli minori apportano ai motorini per farli correre di più, anche se non l'hanno mai usato e se, dopo la separazione, vivono da un'altra parte.

E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6685 del 21 marzo 2007, ha accolto il ricorso della Prefettura di Padova presentato contro la sentenza del giudice di pace di Cittadella che aveva annullato la confisca del motoveicolo fatta dalla polizia municipale, a seguito della contestazione della violazione dell'articolo 97 del nuovo Codice della strada. Il padre, di fronte al magistrato onorario, si era difeso dicendo che, nonostante il motorino fosse intestato a lui, non lo aveva mai usato. Aveva aggiunto che dopo lo scioglimento del matrimonio il ragazzo, di fatto, viveva con i nonni paterni e che quindi lui ne aveva perso il controllo.

Il giudice di pace aveva accolto l'opposizione contro il verbale annullando la confisca. Contro questa decisione la Prefettura di Padova ha fatto ricorso in Cassazione osservando che i genitori rispondono sempre di tale violazione e che sono tenuti alla sorveglianza del minore, salvo che non riescano a provare di non aver in nessun modo potuto impedire il fatto.

La II sezione civile della Suprema Corte ha accolto il motivo precisando che “premesso che in tema di violazioni al Codice della strada, la modifica delle caratteristiche tecniche di un ciclomotore, che sia tale da consentirgli di superare la velocità massima ammessa per la categoria di mezzi di trasporto, ne comporta il passaggio alla categoria dei motoveicoli con conseguente applicabilità delle relative sanzioni, fra cui la confisca”.

Detto questo, hanno chiarito i giudici di legittimità “in ordine alla responsabilità dell'esercente la potestà, qualora il fatto sia commesso da minorenne, la dimostrazione del genitore di non aver potuto impedire il fatto va fornita attraverso la prova di aver esercitato la massima vigilanza sul minore e di aver fatto il possibile per evitare che il medesimo circolasse su strada con un veicolo capace di sviluppare una velocità superiore a quella consentita”. “Peraltro”, si legge ancora nelle motivazioni, “il tipo di violazione in discorso non è inquadrabile in una condotta episodica che può sfuggire al controllo di un genitore, ma comporta una modifica stabile della meccanica, che l'esercente la potestà avrebbe potuto e dovuto verificare. Né può il genitore eludere i propri obblighi di vigilanza adducendo la non coabitazione con il minore”.

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