CASSAZIONE: EMERGENZA NON GIUSTIFICA MEDICO AL CELLULARE IN AUTO

Roma, 3 mag. (Apcom) - Duro affondo della Cassazione sulle multe per chi guida parlando al cellulare, senza fermarsi e senza usare l'auricolare o il vivavoce. Infatti deve essere multato anche il...

4 maggio 2007 - 19:12

Roma, 3 mag. (Apcom) – Duro affondo della Cassazione sulle multe per chi guida parlando al cellulare, senza fermarsi e senza usare l'auricolare o il vivavoce. Infatti deve essere multato anche il medico che risponde al telefonino per far fronte a un'emergenza di un paziente. E' quanto stabilito dalla seconda sezione civile della Suprema corte che, con la sentenza 9940 del 26 aprile scorso, ha accolto il ricorso del Comune di Terni presentato contro la decisione del giudice di pace che aveva annullato la multa elevata a un medico dalla Polizia municipale perché era stato sorpreso a parlare al cellulare, senza il viva voce e senza l'auricolare, perché era stato contattato da una paziente colta da un malore. Il magistrato onorario aveva riconosciuto al sanitario il cosiddetto stato di necessità. Ma l'ente locale ha fatto ricorso ai giudici di legittimità sostenendo che in questi casi non può affatto parlarsi di stato di necessità e che quindi la multa è valida a tutti gli effetti. Gli “Ermellini” hanno accolto la tesi del Comune ricorrente spiegando che “la giustificazione addotta dal sanitario, quand'anche veridica, sarebbe comunque manifestamente inidonea ad integrare gli estremi di cui all'articolo 54 del Codice penale, non essendo all'evidenza configurabili l'immediatezza dell'esigenza di evitare a se o ad altri il pericolo di un danno grave alla persona e, soprattutto, l'inevitabilità della condotta contraria al precetto sanzionato, posto che alla, pur urgente chiamata, il medico avrebbe potuto dare riscontro non durante la guida, con pericolo per se e per gli altri utenti della strada, ma dopo aver opportunamente arrestato la marcia in posizione tale da non impegnare la circolazione stradale”. Insomma, la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito. Ha inoltre condannato il medico alle spese processuali liquidate in 500 euro di cui 100 per esborsi della fase di legittimità.

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