Carabiniere abusa dell'auto di servizio? Rischia il peculato

Si può configurare il reato di peculato se un militare usa la macchina di servizio per andare in farmacia: lo ha deciso la Cassazione

27 gennaio 2012 - 9:00

Se un militare, per uso personale, sottrae le chiavi all'autista e si allontana alla guida del mezzo di servizio per andare in farmacia, rischia la reclusione: lo ha sancito la Cassazione con la sentenza numero 2660 del 13 dicembre, depositata in cancelleria il 23 gennaio 2012.

I FATTI – Nel 2008, vicino a Napoli, un appuntato scelto dei Carabinieri sottrae le chiavi all'autista e si mette al volante di un mezzo di servizio. Unico scopo, comprare sigarette e medicinali. Dopodiché, trascorsa un'ora e mezza, il Carabiniere restituisce l'auto e le chiavi. Viene scoperto e denunciato, e il Tribunale militare di Napoli lo condanna a 40 giorni di reclusione, con la condizionale, per “furto d'uso aggravato”. Il militare si appella, sostenendo (ma non dimostrando) che dei medicinali non possa fare a meno, però perde: la corte militare d'Appello conferma la prima sentenza. Il Carabiniere non s'arrende e tenta la strada della Cassazione; tuttavia la prima sezione penale, in linea con la corte di merito, appurato che l'utilizzo del veicolo è avvenuto solo per ragioni private, ritiene corretta la condanna. Anzi, sostiene che potrebbe perfino configurarsi l'ipotesi più grave di peculato d'uso (articolo 314 del Codice penale): “Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita”.

IN CASI ESTREMI – Secondo piazza Cavour, non è emersa nessuna emergenza idonea a spingere il Carabiniere a usare l'auto. Infatti, “laddove l'uso avviene per soddisfare esigenze private dell'autore del fatto, questi potrebbe essere giustificato soltanto in una situazione di necessità rilevante ai sensi del Codice penale”, esattamente dell'articolo 54: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo”.

NON SOLO AUTO BLU – Senza scadere nel populismo di bassa lega, va constatato che in Italia non esiste solo l'abuso di auto blu, con politici e famiglie scorrazzate per fini non certo istituzionali; ma ogni tanto emergono anche altri utilizzi scorretti della cosa pubblica da parte degli stessi operatori delle forze dell'ordine. Un malcostume che, si spera, finisca definitivamente.

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