Cantieri stradali: paga l'impresa se un'auto urta i cartelli in mezzo alla strada

Una sentenza del GdP di Campobasso dimostra come un danno da 600 euro possa generare epiche battaglie, se verte sul tema dell'insidia stradale

3 novembre 2015 - 11:00

Interessante caso deciso dal GdP di Campobasso, Dr. Cennamo, con sentenza del 21 maggio 2015. Un'auto, transitando tra Vinchiaturo e Campobasso, urta cartelli di segnalazione lavori mal posti, nei pressi di un cantiere stradale, e riporta danni materiali non ingenti. Né il gestore della strada (ANAS), né l'impresa appaltatrice dei lavori accettano di assumersi la responsabilità, sicchè la danneggiata deve rivolgersi al giudice. Nel procedimento, Anas e impresa appaltatrice si dichiarano non responsabili, e attribuiscono l'incidente alla condotta alla guida dell'automobilista danneggiata, così come pure, accodandosi, sostiene l'assicurazione dell'impresa chiamata in garanzia. Ma secondo un testimone, peraltro passeggero dell'automobilista danneggiata, l'auto andava piano e i cartelli erano stati posti erroneamente in mezzo alla strada.

UNA DISFIDA DA 600 EURO – Il procedimento avanti al Gdp di Campobasso vede schierate ben 4 parti con i loro 4 avvocati, per un importo contestato di ben 600,00 euro di danni materiali. Anas sostiene convinta che si tratta di eccesso di velocità della danneggiata. L'urto è avvenuto in curva, doveva andare piano. Inoltre i cartelli erano in mezzo alla strada proprio a tutela dei lavoratori del cantiere, per restringere la carreggiata. L'impresa appaltatrice dei lavori, dal canto suo, sostiene le stesse cose, e comunque chiede in via gradata che a pagare, eventualmente, siano Anas o la propria assicurazione. Quest'ultima, si accoda e sottolinea che comunque, eventualmente, dovrà pagare Anas. Ma la danneggiata porta un testimone, evidentemente convincente, che il Giudice di Pace ha considerato sufficiente a far accogliere la richiesta dei danni. Viene accolta quindi la domanda della danneggiata, e condannata l'impresa appaltatrice in solido con la propria compagnia di assicurazioni. Salvo l'ente gestore della strada, che aveva dimostrato di aver affidato all'impresa i lavori.

UN CLASSICO CASO DI INSIDIA STRADALE E RESPONSABILITA' DEL CUSTODE – Per quanto sia complicato dalla compresenza di più potenziali custodi e soggetti tenuti al pagamento dei danni (ente gestore strada, impresa appaltatrice, assicuratore), il caso è abbastanza classico. E' intuibile come i cantieri aperti dove circolino i veicoli siano causa di innumerevoli incidenti, ed è chiaro che i manufatti che “invadono” la sede stradale siano potenziali “insidie”. Il Giudice di Pace di Campobasso chiarisce subito il proprio orientamento sul tema, chiarendo nella parte motiva che “l'insidia non è elemento costitutivo dell'illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., sicchè della prova della relativa sussistenza non può onerarsi il danneggiato risultandone altrimenti, a fronte di un correlativo ingiustificato privilegio per la PA, la posizione inammissibilmente aggravata, in contrasto con il principio cui risulta ispirato l'ordinamento di generale favore per colui che ha subito la lesione di una propria posizione giuridica soggettiva”. Richiamando giurisprudenza della Suprema Corte, il GdP specifica poi che la presenza di insidia deve caso mai servire a chiarire quale ruolo abbiano avuto la condotta del conducente e soprattutto quella del gestore della strada, se abbia fatto tutto il possibile per evitare che l'utente si trovasse nella situazione di pericolo, ai sensi dell'art. 2051 c.c.. Evidentemente il giudicante aderisce all'indirizzo giurisprudenziale pro danneggiati, ovvero quello che pone in posizione sfavorevole il gestore della strada (o gli appaltatori dei lavori stradali),  applicando estensivamente l'art. 2051 c.c., sulla responsabilità da cosa in custodia. Avrebbe potuto altrimenti richiamare altra autorevole giurisprudenza, più incline a ricondurre la responsabilità dei danni causati da insidie stradali in capo ai danneggiati. Con il sottinteso monito a tutti i cittadini, spesse volte fatto proprio dai giudici: che essi guardino bene dove mettono i piedi, o le ruote.

UNA BATTAGLIA “IDEOLOGICA” – Sembra lecito porsi una domanda: perchè portare un caso del genere davanti a un giudice, se pur di prossimità? 600,00 euro non sono poi così tanti. Nella sentenza non se ne parla, ma probabilmente non è stata nemmeno fatta un'offerta a stralcio, di 300 o 400 euro, per scoraggiare l'azione legale. Perchè intestardirsi così? Ora le spese sono quadruplicate, considerando il costo degli avvocati. Probabilmente la risposta si trova nella natura della causa. La responsabilità per i danni da insidia stradale spaventa molto sia i gestori della strada, che le loro assicurazioni. E' una battaglia quasi “ideologica”, non si possono approvare prassi rinunciatarie, specie tra gli assicuratori, ma anche tra i gestori, e si deve ottenere una giurisprudenza favorevole. L'intransigenza è dovuta alla potenziale esplosione dei costi per i gestori stradali, che hanno difficoltà, pratiche ed economiche, a mantenere sotto controllo il territorio. Ora, questo caso è un po' diverso, perchè non coinvolge, almeno in sentenza, il gestore stradale, ma l'impresa che esegue i lavori sulla strada. Tuttavia il principio è lo stesso. Negare sempre. Ciò è dovuto, oltre che alla tensione verso il diniego alle richieste danni, anche al fatto che, come detto prima, non c'è una giurisprudenza omogenea, quindi non ci sono certezze e quindi per i danneggiati far causa è un salto nel buio. Il problema è giuridicamente complesso e, anche se arrivasse quella sentenza delle Sezioni Unite che molti reclamano per fare chiarezza, dubito che sia possibile ridurre a uno schema semplice la distribuzione della responsabilità per i danni da cose in custodia destinati a un'utenza di massa.Probabilmente questo rimarrà ancora un terreno pieno di “insidie” per danneggiati e gestori stradali.

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