Autovelox: la notifica oltre i termini non obbliga a dire chi guidava

La Cassazione sulla comunicazione ex art. 126bis: se la multa arriva in ritardo, non può pretendersi che il proprietario ricordi chi era al volante

16 gennaio 2017 - 9:00

Una sentenza interessante è stata depositata sul finire dell'anno, dalla II sez. civile della Suprema Corte di Cassazione. Si tratta della n. 26964, depositata il 23.12.2016. Nella pronuncia, sintetica e lineare, in materia di sanzioni accertate senza identificazione del conducente (es. autovelox), gli Ermellini tracciano una netta linea di separazione tra i verbali notificati in tempo e quelli notificati fuori termine. Nel primo caso, il proprietario deve fornire i dati di chi era alla guida, altrimenti incorre nella sanzione ulteriore prevista dal 126bis C.d.S., ma in caso di notifica tardiva, cade anche l'obbligo di comunicazione previsto dal predetto articolo. Il caso all'esame della Corte era borderline, perchè il verbale di accertamento era stato notificato con breve ritardo, e questo aveva indotto i giudici di primo e secondo grado a rigettare l'impugnazione del presunto trasgressore. Ma è proprio qui che i giudici di Piazza Cavour intervengono con decisione, richiamando i principi giurisprudenziali elaborati in materia, e negando ogni rilevanza alla portata del ritardo di notifica. Se è fuori termine, il presunto trasgressore non deve comunicare alcunchè.

L'INTERPRETAZIONE FILO AMMINISTRATIVA DEL TRIBUNALE DI PALERMO La pronuncia della Suprema Corte, come detto sopra, è sintetica e lineare, ed è anche parca di particolari sulla vicenda. Non viene precisato di che sanzione si tratti, se si trattasse di uno scatto con autovelox, oppure di un semaforo con dispositivo T-red (o altro), ma il quadro giuridico, tuttavia, risulta chiaro. Si tratta di un'ordinanza ingiunzione di pagamento emessa dalla Prefettura di Palermo, per mancata comunicazione dei dati del conducente. L'ordinanza seguiva a una violazione dell'obbligo previsto dall'art. 126bis, C.d.S., di fornire alle Autorità i dati di chi era alla guida al momento della rilevazione dell'infrazione. La richiesta dei dati era stata inviata unitamente con il verbale di accertamento della violazione, poco tempo dopo lo scadere del termine dei 90 giorni previsto dall'art. 201 C.d.S., per usare la terminologia utilizzata dal Tribunale di Palermo, con “ridottissimo scarto temporale”. Ma se la brevità del ritardo era stata ritenuta decisiva dal giudice di appello, non ha invece alcuna rilevanza per gli Ermellini.

LA TEMPESTIVITA' DELLA NOTIFICA E' IMPORTANTE Gli Ermellini si richiamano a giurisprudenza della stessa Corte, per ribadire principi consolidati in materia di obbligo di comunicazione dei dati del conducente ex art. 126bis C.d.S.. In particolare, sottolineano che “l'obbligo di comunicazione ex art. 126bis del codice della strada può scattare solo se sorretto da notificazione tempestiva” (Cass. 11185/11, ribadito anche da Cass. 7003/16). Non poteva dunque, il Giudice del Tribunale di Palermo, dare rilevanza al fatto che la notifica fosse solo “un pochino” fuori termine, in quanto “la tempestività della contestazione risponde alla ratio di porre il destinatario in condizione di difendersi, considerato che il trascorrere del tempo rende evanescenti i ricordi”. In base a queste considerazioni, la Corte cassa la sentenza di appello e condanna la Prefettura al pagamento delle spese legali di tutti i gradi di giudizio.

IL RISPETTO DELLE REGOLE CI DEVE ESSERE PER TUTTI Finalmente una sentenza che non sacrifica i diritti dei cittadini all'altare del sistema della patente a punti. Dell'obbligo di comunicazione, e dei suoi rapporti con la sanzione principale, ci eravamo occupati di recente (per un approfondimento leggi questo articolo). A dire il vero, questa pronuncia si limita a ribadire principi già noti, ma è da rilevare che c'è stato bisogno di arrivare fino in Cassazione per ottenerne il rispetto da parte dei giudici di merito. Se ci mettiamo alla guida e l'etilometro dice che abbiamo 0,51 g/l di alcol nel sangue, non veniamo risparmiati perchè c'è un “ridottissimo scarto” tra un'alcolemia legittima e una illegittima. Così se l'autovelox segnala un eccesso di velocità, non si stracciano gli scontrini di quelli lievi (anzi, alzi la mano chi non ha mai ricevuto un verbale per eccessi di velocità di 5 o 10 Km/h). Ora, non si capisce perchè, quando si tratti di una norma che riguardi il tempo massimo per la notifica delle sanzioni, e della relativa richiesta dei dati del conducente, si debba improvvisamente passare alla “spannometria”. In certi casi, penso che i 90 giorni concessi alla P.A. per notificare il verbale di infrazione siano fin troppi; non sembra proprio il caso, e non lo dico io, ma la Suprema Corte, di chiudere un occhio sui ritardi. Le difficoltà della burocrazia non devono pesare sui cittadini.

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