Autobus precipita coi freni rotti? Senza barriere e' colpa del gestore stradale

La Suprema Corte accoglie il ricorso di un superstite: non si può sorvolare sulla responsabilità del Comune

27 maggio 2015 - 11:00

La Corte di Cassazione, sezione III civile, con la sentenza n. 9547, depositata il 12.5.2015, è intervenuta su un caso clamoroso di incidente stradale, avvenuto nel Comune di Roma nel 2006. Si trattava di un pullman carico di cittadini turchi, che era precipitato da un tornante in Via Trionfale, sprovvista di protezione, che fosse guard rail o altra tipologia. Nei primi due gradi di giudizio le Corti di merito attribuivano la responsabilità unicamente a utilizzatore del mezzo (un tour operator) e al conducente, il primo per non aver provveduto alla manutenzione dei freni e il secondo per non aver mantenuto il controllo del mezzo. Ma il ricorrente non è d'accordo: lì ci voleva una protezione, un tornante così non poteva esserne sprovvisto. Così ha fatto ricorso in Cassazione e gli Ermellini, con sentenza depositata appunto pochi giorni fa, lo hanno accolto, con una pronuncia piena di considerazioni sulla responsabilità del gestore stradale, destinata a incidere sulle vertenze future.

L'AUTOBUS GIU' DALLA SCARPATA, 12 MORTI E 18 FERITI – Il caso deciso con sentenza era particolarmente grave. Non un incidente stradale qualsiasi, non un incidente stradale gravissimo, ma una vera e propria tragedia. A quanto pare l'autobus non viaggiava a grande velocità al momento dell'uscita di strada, ma il malfunzionamento dei freni ha contribuito in modo decisivo al verificarsi dell'incidente. Il pullman precipita per oltre 13 metri e il bilancio è gravissimo: 12 morti e 18 feriti.

BISOGNAVA CAPIRE DI CHI FOSSE LA COLPA – Riservandosi di richiedere i danni in un secondo momento, un superstite conveniva in giudizio tutti i potenziali colpevoli per la tragedia: il proprietario del veicolo (una società di leasing), chi lo stava utilizzando (un tour operator), il conducente, il Comune di Roma e il condominio sito nei pressi. L'utilizzatore del mezzo chiamava a sua volta in causa il manutentore dei freni. Sia in primo grado che in appello, i Giudici focalizzano unicamente le responsabilità di due soggetti: l'utilizzatore del mezzo, cui viene addossata la responsabilità per il 70% e il conducente, cui viene addossata la responsabilità al 30%. Nessuna colpa invece viene riconosciuta in capo al gestore della strada, il Comune di Roma, che per i Giudici di merito non aveva alcun obbligo di prevenire circostanze tanto imprevedibili.

IL RICORSO IN CASSAZIONE PER ESTENDERE LA COLPA AL COMUNE DI ROMA – Sulla mancanza di responsabilità del gestore della strada, le sentenze non convincono il ricorrente. Il problema della colpa del custode, ex art. 2051 c.c., non è stato adeguatamente affrontato. Ecco quindi il ricorso, incentrato su ben otto motivi, quasi tutti indicanti profili di violazione dell'art. 2051 c.c.. In sintesi: mancanza della prova liberatoria del custode, omesso esame della pericolosità della strada e del giudizio ipotetico sulla dinamica in presenza di barriere, erroneo giudizio sul rispetto delle specifiche disposizioni di legge da parte del comune. Gli ultimi due motivi, di natura procedurale, vengono respinti dagli Ermellini, ma i primi sei invece vengono accolti sulla scorta di una serie di considerazioni. Innanzitutto viene precisata l'ampiezza dell'obbligo di custodia delle strade, che non si limita alle carreggiate ma si estende anche alle pertinenze. Viene poi riportata la giurisprudenza precedente che nel negare la sussistenza di un obbligo automatico di recintare le strade, implicitamente fissa un “obbligo eventuale”, da valutarsi unitamente al giudizio sulla pericolosità della strada. Un ulteriore argomento a favore della responsabilità del gestore stradale, svolto dagli Ermellini, è il seguente: una volta giudicata la strada come pericolosa e priva di protezione, non vale a integrare il caso fortuito il mero concorso di colpa dell'utente della strada, a meno che non sia tale da interrompere il nesso causale. In altri termini, non basta l'errore alla guida per scagionare il gestore della strada. Infine, i Giudici di Piazza Cavour richiamano il principio, che si ricava dalla normativa sia generale (Codice della Strada), sia tecnica, dell'obbligo di mantenere sicure ed efficienti le strade. Il discorso viene infine chiuso sulla mancanza di un approfondita valutazione tecnica su come le cose sarebbero andate in presenza di adeguata protezione. Trattandosi di un profilo decisivo, non sono accettabili le motivazioni generiche fornite dalle Corti di merito. Per tutti questi motivi la Suprema Corte accoglie i motivi di ricorso e rinvia alla Corte d'Appello di Roma, perchè decida in diversa composizione.

IN ATTESA DELLE SEZIONI UNITE, UN SEGNALE IMPORTANTE – Le questioni inerenti la responsabilità del custode per i danni cagionati dalla cosa, che trova diffusa applicazione nei casi di incidenti o cadute dovute a irregolarità del manto stradale, sono varie e la giurisprudenza ha avuto un andamento oscillante, o a “macchia di leopardo”. Per questo gli operatori del diritto attendono che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione chiariscano i punti nodali per l'applicazione dell'art. 2051 c.c., in ambito di circolazione stradale soprattutto. Certamente, pur non essendo una pronuncia a Sezioni Unite, la sentenza in commento ha il pregio di chiarire molto bene quale sia il metodo che il Giudice di merito debba seguire, per decidere sulla responsabilità del gestore stradale. Di particolare rilevanza, a giudizio di chi scrive, è il passaggio che esclude qualsiasi automatismo nel caso di colpa concorrente dell'utente stradale. Non basta una condotta imprudente per configurare il “caso fortuito”, e mandare esente da responsabilità il gestore che non abbia tenuta la strada in condizione di sicurezza. Si tratta di un segnale importante nella direzione della responsabilità del gestore, e dunque, dei diritti degli automobilisti.

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