Auto d'epoca poco sicure? Non è un'attenuante per l'omicidio stradale

L'incidente mortale coinvolge un'auto d'epoca: il giudice boccia l'attenuante per l'omicidio stradale accampata sulla sicurezza della Mini

5 maggio 2018 - 13:49

L'11 agosto dello scorso anno a Milano, alle 8,45, la Mini Cooper del '91 condotta dall'avvocato Luca Andrea Latella è ferma al semaforo, in attesa del verde,  all'incrocio tra via Virgilio Ferrari e via Campazzino. In quel momento un van Mercedes guidato da un peruviano sopraggiunge dalla stessa direzione, a forte velocità,  tamponando violentemente la Mini.  Il giovane avvocato (31 anni) perde la vita a seguito delle gravi lesioni riportate dal devastante impatto. L'investitore, sottoposto poi ai controlli di rito, risulta avere un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge.

AUTO D'EPOCA POCO SICURA? Nel corso del processo con rito abbreviato per omicidio stradale la difesa dell'investitore chiede come attenuante la circostanza che la vittima fosse alla guida di un'auto definibile d'epoca (nonostante avesse 26 anni contro i 30 previsti dall'attuale normativa per godere dei benefici di legge in termini di bollo e di assicurazione, ndr), quindi, secondo la difesa del peruviano, non rispondente agli attuali standard di sicurezza. Il giudice dell'udienza preliminare Manuela Accurso Tagano non accoglie la richiesta motivando la sua decisione con il fatto oggettivo che l'auto di Latella  “potesse circolare poiché dotata dei dispositivi di sicurezza imposti dalla legge».

SCONTO DI PENA RESPINTO Di conseguenza, la richiesta di sconto di un terzo della pena per il colpevole viene respinta. La sentenza precisa inoltre che: “All'impossibilità di muovere un rimprovero a chi sceglie di guidare un veicolo con determinate caratteristiche, in ipotesi anche tali da renderlo meno sicuro di un altro – e ciò varrebbe anche nei casi di raffronto tra una piccola utilitaria di ultima generazione e un suv di dimensioni imponenti – si accompagna la preclusione di considerare come concausa il fattore che in tale insindacabile scelta trovi la sua origine».

VELOCITA', ALCOL, CELLULARE: PERICOLI MORTALI Le foto della Mini Cooper della vittima, del van dell'investitore, nonché  i rilievi dei vigili testimoniano senza ombra di dubbio che il tamponamento è stato violentissimo a causa della elevata velocità del pulmino. Tutta la parte posteriore della Mini e il tetto risultano accartocciate e distrutte per l'impatto. La mini è stata sbalzata in avanti per circa 30 metri ed il van, al termine della folle corsa, ha divelto anche un semaforo. Alla luce della dinamica del sinistro, appare evidente che il fatto che la vittima fosse alla guida di una vettura prodotta 26 anni fa sia un elemento del tutto ininfluente ai fini del drammatico evento ma anche sul piano normativo e della sicurezza, come correttamente recepito dalle motivazioni della sentenza del gup Manuela Accurso Tagano. La Mini in questione, essendo a suo tempo regolarmente omologata, rispetta in toto le normative di legge e di sicurezza previste attualmente per quella categoria di veicoli. E' altresì evidente che l'eventuale presenza di airbag frontali e laterali non avrebbe potuto attenuare in alcun modo le gravi lesioni al guidatore poiché, come è noto, tali airbag non si attivano nel caso di tamponamenti anche violenti che non provocano, come conseguenza, impatti frontali o laterali con adeguati valori di decelerazione. Il caso in questione ripropone, purtroppo, i gravi rischi connessi alla guida in stato di ebrezza ealla distrazione dovuta all'uso del cellulare, circostanza aggravante, questa,  ammessa dal 34 enne peruviano dopo l'incidente dinanzi al gip Sofia Fioretta che ha disposto l'arresto per omicidio stradale.

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