Atti vandalici sulle auto: legittime le riprese per inchiodare il colpevole

Per la Cassazione, sono decisive le immagini registrate da telecamere come prove. Il vandalo seriale è stato condannato a 2 mesi di carcere

3 giugno 2015 - 10:00

Attenzione, qui non si parla delle telecamere per beccare chi corre troppo o entra nelle zone a traffico limitato, ma delle telecamere per la sorveglianza privata: tutto legittimo. Ed ecco la decisione della Cassazione, sezione seconda penale (sentenza numero 22093/15, depositata il 27 maggio): definitiva la pena per un uomo, ossia due mesi di reclusione, responsabile del danneggiamento di un veicolo, di proprietà di una donna. Sono risultate decisive, e perfettamente lecite, le riprese effettuate da una videocamera installata da privati cittadini, che hanno beccato il vandalo seriale (aveva danneggiato più volte i veicoli). Una pratica piuttosto diffusa in Italia

I FATTI – Con sentenza del 14 maggio 2014, la corte d'appello di Bologna ha dichiarato inammissibile l'appello incidentale proposto dalla parte civile P.E. e ha confermato la sentenza pronunciata il 18 luglio 2013 dal Tribunale di Reggio Emilia con la quale G.B. era stato dichiarato responsabile di danneggiamento della vettura di M.G. e condannato a mesi due di reclusione. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso per Cassazione. Il motivo? La prova atipica e documentale delle videoriprese che documentavano i fatti di danneggiamento, in quanto non sarebbe stata accertata la regolarità della posizione della videocamera e dunque la sua idoneità a ledere il diritto alla privacy.

IL NO DELLA CASSAZIONE – Il ricorso, per la Cassazione, è palesemente destituito di fondamento giuridico. Le videoriprese sono legittime e pienamente utilizzabili senza alcuna autorizzazione dell'autorità giudiziaria se eseguite da privati, mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell'ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi. E non c'è assolutamente violazione della privacy: insomma, la persona pizzicata a danneggiare la vettura altrui deve pagare i danni. Non solo: c'è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende di 1.000 euro. L'imputato va altresì condannato alla rifusione (a favore del danneggiato) delle spese sostenute dalla parte civile.

SERVE TUTTO… – Ricordiamo, a proposito di riprese delle telecamere, il proprietario di un'auto rubata che aveva diffuso le immagini del ladro su Facebook. Silvio Gaspani, di Capriate San Gervasio (Bergamo) ce l'ha fatta: dopo aver subìto il furto dell'auto, l'ha riottenuta grazie al principe dei social network. Dopo aver pubblicato un post su Facebook con alcuni fotogrammi che immortalavano un giovane intento a rubare la sua automobile e dopo oltre 20.000 condivisioni, Gaspani è riuscito a recuperare la vettura. Nel suo profilo Facebook si leggeva, a distanza di poco tempo dal posto con la foto del ladro: “Un enorme grazie ed è per le vostre +20.000 condivisioni che l'auto è tornata al suo posto. Le forze dell'ordine l'hanno ritrovata abbandonata con un curioso biglietto che ho condiviso. Adesso spero che le indagini continuino il loro corso e i colpevoli vengano identificati! Grazie a tutti!”. Insomma, il social network ha svolto una funzione fondamentale, come un virus positivo che si diffonde a una velocità stratosferica per aiutare il prossimo.

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