Alcuni chiarimenti sul nuovo codice della strada

Quando il ricorso è presentato ( mediante deposito in cancelleria) al Giudice di pace, l'art. 204 bis codice della strada prevede, preliminarmente, il versamento della metà del massimo edittale...

25 gennaio 2004 - 11:15

Quando il ricorso è presentato ( mediante deposito in cancelleria) al Giudice di pace, l'art. 204 bis codice della strada prevede, preliminarmente, il versamento della metà del massimo edittale (ogni sanzione ha un minimo ed un massimo importo) della sanzione prevista per la contravvenzione contestata.

Il versamento della cauzione deve effettuarsi presso l'ufficio postale, mediante libretto di deposito giudiziario, (è gratuito ed è produttivo di interessi), od anche (a seguito di ulteriore disposizioni ministeriale dell'ottobre 2003), presso le stesse Poste, con libretto nominativo con vincolo giudiziario, od anche, sempre con lo stesso sistema (ma questo è il nostro personale orientamento), presso una qualunque banca. Nel libretto dev'essere indicato: a) il motivo per cui viene effettuato il versamento (ricorso al Giudice di pace); b) il numero del verbale contravvenzionale; c) la data e l'autorità che l'ha elevato (Vigili urbani, Carabinieri, Polizia, Guardia finanza, Polizia provinciale, polizia penitenziaria e Guardie forestali); d) la dicitura, Vincolo per cauzione, ai sensi dell'art 204 bis legge 214 del 1.8.03, in favore del ministero della Giustizia.

In caso d'accoglimento del ricorso, il Cancelliere restituirà al ricorrente il libretto con la somma ivi depositata, unitamente alla copia del provvedimento, che deve conseguentemente contenere anche l'ordine di restituzione della cauzione. Nell'ipotesi di rigetto del ricorso, la cancelleria trasmetterà d'ufficio il libretto, all'autorità che ha emesso la contravvenzione, insieme con il provvedimento. Le somme che residuano verranno automaticamente restituite al ricorrente.
Ora il ricorso, condizionato al pagamento della predetta cauzione, compromette la tutela giurisdizionale e quindi costituirebbe (il condizionale è d'obbligo, in quanto nel diritto tutto è opinabile) motivo d'incostituzionalità della norma (art. 204 bis del codice della strada), se è vero che già due Giudici di pace, esattamente quello di Anzio e quello di Vietri di Potenza, con rispettive e ben motivate ordinanze, hanno sospeso la trattazione dei ricorsi a loro presentati senza la cauzione, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale perché si pronunzi in merito alla sollevata questione d'incostituzionalità dell'art. 204 bis c.s., nella sola parte in cui prevede appunto il preliminare versamento della detta cauzione.

Secondo i predetti Giudici di pace, ma anche secondo il comune sentire giuridico, si è in presenza di una fondata eccezione d'incostituzionalità della norma, in quanto con l'introduzione di questo versamento viene violato intanto l'art. 24 della Costituzione (violazione del diritto di difesa: Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile), ma viene violato anche l'art. 3 della Costituzione (principio d'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge), atteso che detta cauzione costituisce un ingiustificato ostacolo per la tutela del proprio diritto, in sede giurisdizionale, in ragione dell'onerosità della cauzione che, potrebbe, di fatto, indurre il contravvenzionato a desistere dall'impugnazione, in tal modo modificando una facoltà espressamente garantita dalla Costituzione. Ma v'è di più, tale cauzione oltre a creare una disparità di trattamento tra coloro i quali dispongono di maggiore agiatezza, e quindi possono versare la cauzione – rispetto a coloro che per indigenza non hanno tale possibilità – crea una disparità di trattamento tra due stessi rimedi impugnativi, in quanto il versamento della cauzione non è previsto per il ricorso diretto al Prefetto.

Il ricorso amministrativo davanti al Prefetto – questi, nella maggior parte dei casi, rigetta il ricorso – diventa la via riservata ai cittadini indigenti, mentre quello diretto al Giudice di pace, resta riservato alle persone abbienti.

Si è, quindi, in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla sollevata questione d'incostituzionalità della norma citata. Nel frattempo, le cancellerie – presso cui vengono presentati i ricorsi – debbono accettarli anche senza il versamento della cauzione (diversamente il cancelliere incorrerà nel reato di rifiuto in atti d'ufficio: art. 328 c.p.), in quanto, quale che sarà il responso della Corte Costituzionale, spetterà al Giudice di pace, e solo a lui, la potestà di poter dichiarare l'inammissibilità del ricorso. Altri problemi d'ordine giuridico, collegati sempre alla circolazione stradale e quindi alle relative contravvenzioni, cominciano intanto a sorgere, e ciò a seguito delle recenti notifiche (a raffica) da parte dell'Esattoria, del cosiddetto fermo amministrativo, dei veicoli a motore, o come da altri definito le ganasce facili per gli evasori delle imposte.

Detto fermo – previsto da una vecchia legge, e precisamente dall'art 86 del Dpr 60273, così come modificato dall'art. 16 del D.l. n. 4699 (intitolato fermo dei beni mobili registrati), ulteriormente modificato dal D.l. 1932001 – si applica sui beni mobili registrati, e quindi sulle auto e sui natanti.

Il fermo è propedeutico, o dovrebbe essere, (è quindi sostanzialmente un atto cautelare) al successivo pignoramento mobiliare, che l'esattore dovrà eseguire sull'auto od altro bene mobile registrato. Esso viene eseguito mediante iscrizione del provvedimento nei registri mobiliari (es: P.R.A) a cura del concessionario che procede, il quale ne dà poi immediata comunicazione al soggetto nei confronti del quale si procede.

Con la comunicazione dell'avviso relativamente al fermo del veicolo il debitore-contribuente – per svincolare il bene dal fermo – dovrà pagare, entro 20 giorni, il proprio debito, oppure mettere a disposizione del concessionario il bene stesso perché sullo stesso l'esattore proceda al pignoramento e successivamente alla vendita.

Ove il destinatario del fermo intenda opporsi, dovrà attendere che venga eseguito il pignoramento (per accelerare l'iter, potrà mettere subito a disposizione dell'esattore l'auto), posto che proprio contro il fermo amministrativo – che è un provvedimento provvisorio e cautelare – non è previsto alcun mezzo d'impugnazione, anche se qualcuno ritiene che possa impugnarsi autonomamente davanti al Tar, mentre altri ritiene che si possa impugnare esclusivamente davanti al tribunale.

L'opposizione – che va fatta con ricorso (non con citazione, quindi) – secondo la prevalente giurisprudenza, dev'essere diretta al Giudice ordinario civile (Giudice dell'esecuzione), l'unico che potrà anche sospendere, volendo l'inaudita altera parte e per gravi motivi – il fermo dell'auto, in attesa che venga risolto sia il merito della questione (quale che esso sia), nonché la stessa pignorabilità del mezzo, specie se questo, tra l'altro, dovesse risultare assolutamente impignorabile in quanto indispensabile all'attività lavorativa svolta dal contribuente (esempio: un furgone destinato alla vendita dei panini imbottiti ed altro, oppure il chioschetto ambulante del gelataio). Ora detto fermo, a quanto è dato ritenere, interpretando alla lettera la norma che lo prevede, è ammesso esclusivamente, si badi bene, per il mancato pagamento di tasse ed imposte in genere, dovute allo Stato od alle Regioni.

Posto, dunque che l'importo portato da una contravvenzione stradale, com'è ovvio, non appartiene a tale categoria, non essendo né una tassa, né un'imposta, bensì una sanzione amministrativa (id est: una pena pecuniaria), il fermo dell'auto operato dall'esattoria è illegittimo. Dal che deriva la necessità di opporsi non appena al fermo farà seguito obbligatoriamente il pignoramento, oppure non appena venga annotato al P.r.a. (Pubblico registro automobilistico).

Fonte: QDS

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