Alcoltest senza avvocato: c'è un tempo limite per contestare la validità

Il conducente non informato che può farsi assistere dal legale ha un tempo limite per eccepire la nullità del test. Lo chiarisce la Cassazione

9 febbraio 2015 - 9:00

SicurAUTO.it aveva anticipato la questione. La Cassazione, stavolta a sezioni unite, chiarisce una volta per tutte la procedura da seguire in caso di alcoltest: sta tutto scritto nella sentenza 5396/15: come spiega Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore, se l'interessato non viene avvertito che può farsi assistere da un legale, non solo l'accertamento si annulla, ma la nullità può essere fatta valere fino alla sentenza di primo grado. Parliamo non del precursore (un pre-esame con apparecchio piuttosto semplice), ma proprio dell'alcoltest, con valore legale.

SUCCEDE, ECCOME – Ma davvero gli agenti delle forze dell'ordine cadono su un cavillo come l'avvertimento all'interessato? Sì, eccome: spesso i test vengono effettuati in situazioni confuse (per esempio, dopo un incidente o quando il guidatore urla o cerca scuse). Così non lo si avvisa che può farsi assistere da un legale o si dimenticano di riportare l'avvertimento sui complicati atti che poi vengono inviati al magistrato penale. In molti casi, la guida in stato di ebbrezza non è una semplice violazione amministrativa (lo è solo se il tasso alcolemico è compreso tra 0,51 e 0,80 grammi/litro), ma un reato. Risultato: l'alcoltest è il primo atto di quella che – a seconda del suo risultato – può diventare indagine giudiziaria. In quest'ambito, non ci sono dubbi sul fatto che l'avvertimento è obbligatorio: si rientra nell'obbligo previsto dall'articolo 114 delle Disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale.

L'INTERPRETAZIONE DELLA CASSAZIONE – L'intervento delle Sezioni unite è stato necessario perché non era chiaro fino a quale momento si potesse eccepire la nullità dovuta al mancato avvertimento. È pacifico che questa è una nullità a regime intermedio, alla quale cioè si applica l'articolo 182, comma 2, del Codice di procedura penale. E quest'ultima norma dispone che, quando la parte assiste all'atto, la nullità va eccepita, a pena di decadenza, prima del compimento dell'atto stesso (in questo caso, sarebbe il test) o, quando ciò non è possibile, immediatamente dopo. Altrimenti, il termine per eccepire si sposta a momenti successivi del procedimento (fissati dall'articolo 181). Il problema, sollevato dalla Quarta sezione penale, sta nel capire se si rientra nel caso dell'atto a cui assiste la parte o in quello cui non assiste. Le Sezioni unite rispondono che l'interpretazione non può essere quella letterale, perché per parte che assiste all'atto non si può intendere esclusivamente l'interessato. Occorre attendere che “entri in scena” l'avvocato e si stabilisce che questi per eccepire la nullità ha tempo fino alla deliberazione della sentenza di primo grado. Se l'interessato dichiarasse l'intenzione di chiamare il suo avvocato, da quel momento egli non potrebbe eccepire il mancato avvertimento, essendosi dimostrato conscio del proprio diritto. Il principio viene affermato in generale, per cui secondo i supremi giudici vale in tutte le situazioni di questo tipo connesse a reati e quindi non solo per la guida in stato di ebbrezza.

IL TEST COMUNQUE SI FA – No, la sentenza non lo dice, ma resta una certezza: dopo aver avvertito l'interessato, gli agenti possono procedere comunque al test, se l'avvocato del conducente non arriva in tempi brevi (altrimenti il risultato non riflette più la situazione esistente nel momento in cui l'interessato stava guidando). Più passa il tempo, e più bassa rischia di diventare la concentrazione alcolemica. Lo evidenzia Caprino: l'intervento del legale sarebbe importante, per esempio, per fare in modo che il test con l'etilometro (tecnicamente discutibile, nonostante la sentenza 5396 lo definisca la «prova regina») venga seguito da una più affidabile analisi del sangue.

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