Alcoltest: per la Cassazione non basta appellarsi al margine di errore dell'etilometro

Per la Cassazione è inutile puntare il dito contro l'imprecisione dell'etilometro, specie se il reo ammette di aver bevuto e presenta tutti i sintomi

10 giugno 2016 - 10:00

E' stata depositata presso la cancelleria della Suprema Corte di Cassazione la sentenza n. 20545, in data 18.5.2016, con la quale gli Ermellini hanno rigettato il ricorso per Cassazione di un automobilista condannato in primo e secondo grado per guida in stato di ebbrezza nelle ore notturne, ai sensi dell'art. 186, comma 2, lett b) e comma 2 sexies C.d.S. La difesa del ricorrente aveva puntato il dito contro la curva disegnata dalle due rilevazioni dell'etilometro (ascendente), contro il mancato taglio dei decimali, e contro la mancata considerazione di un margine d'errore del 4% nella determinazione della pena. Queste argomentazioni, secondo il ricorrente, avrebbero determinato una violazione della regola “dell'oltre ogni ragionevole dubbio”. La Corte smonta ad uno ad uno gli argomenti prospettati nel ricorso e lo rigetta, sulla base del fatto che c'erano l'ammissione di aver bevuto, i sintomi, nonché la rilevazione alcolemica positiva.

EBBREZZA MEDIA, QUASI GRAVE La vicenda è purtroppo consueta. Fermato da controlli di routine, un automobilista viene beccato con un tasso alcolemico pari a 1.49 g/l con la prima prova, e 1.56 g/l con la seconda. Il tutto dopo le ore 22, quindi con l'aggravante della commissione del reato in ore notturne. Inevitabile la condanna sia davanti al Tribunale di Verbania, che in sede di appello davanti la Corte di Torino, la vicenda è approdata in Cassazione, per subire infine identica sorte. Circostanze che risulteranno rilevanti sono la sintomatologia rilevata, e l'ammissione da parte del ricorrente, dell'aver bevuto alcolici.

L'ETILOMETRO, IL MARGINE DI ERRORE, IL RAGIONEVOLE DUBBIO Le argomentazioni difensive giravano complessivamente attorno alla inidoneità dell'etilometro di determinare con precisione l'ebrezza alcolica del conducente fermato. Viene infatti sottolineata come anomala la curva ascendente delle due rilevazioni, che secondo il ricorrente non dovrebbero salire, viene invocato poi uno “sconto” del 4% quale margine di errore, nonché il diritto a non considerare i decimali. In base a queste argomentazioni, secondo la difesa del ricorrente è stata violata dai giudici di merito “la regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio”, ossia si era considerato provato un determinato tasso alcolico senza che vi fossero elementi sufficienti. I Giudici di Piazza Cavour smontano pezzo per pezzo tutta l'impostazione del ricorso, a cominciare dalla presunta “anomalia” della curva ascendente delle due rilevazioni, che viene invece ritenuta normale dalla Corte, secondo un'opinione che viene definita incontroversa. Quanto alla mancata considerazione del margine di errore, gli Ermellini premettono che l'applicazione di una diminuzione del 4% ai valori alcolemici riscontrati sulla persona del ricorrente, sono del tutto ininfluenti. In effetti, se la rilevazione minore era di 1.49 g/l, nessuna differenza di scaglione può determinarsi anche diminuendo il valore del 4%. Ad ogni modo vengono indicati i margini di errore degli etilometri in dotazione delle forze di polizia, che in verità vanno dal 4% per rilevazioni fino a 1 g/l, a 8% tra 1 e 2 g/l, fino al 16% per rilevazioni oltre i 2 g/l. Vale la pena di sottolineare che anche applicando una riduzione dell'8% lo scaglione non cambia, datosi che l'art. 186, comma 2, lett b), indica valori alcolemici tra lo 0.8 e l'1.5 g/l. Quanto all'argomentazione sul ragionevole dubbio, la Corte si dilunga in una dotta dissertazione, che ai fini del ricorso possiamo sintetizzare nel seguente punto: l'impugnazione in sede di legittimità delle prove utilizzate nel merito, può essere fatta con riferimento al solo modo in cui le prove sono veicolate nel ragionamento interno alla decisione. Non si può rivalutare i fatti e il contenuto delle prove. E nel caso di specie, i fatti sono che il ricorrente ha ammesso di aver bevuto, presentava la tipica sintomatologia ed è risultato positivo all'etilometro.

GLI ATTACCHI ALL'ETILOMETRO NON FINIRANNO MAI La severità delle norme che puniscono la guida sotto effetto di alcol o stupefacenti, benchè ormai abbia introiettato nella coscienza collettiva che mettersi al volante in condizioni di alterazione è una condotta gravissima, pone sempre il medesimo problema. Esso consiste nel fatto che ad accertamenti la cui attendibilità è per lo meno discutibile, per quanto si tratti di esami scientifici, vengono fatti discendere effetti incisivi sulla sfera della libertà individuale dell'indagato. Per questo si è sviluppata una giurisprudenza importante per quel che riguarda la procedura con cui queste prove debbano venire raccolte, e SicurAUTO.it ne ha raccontato alcuni passaggi salienti (leggi qui se dopo un incidente conviene rifutare l'alcoltest), ma anche una giurisprudenza di merito che ha accolto i rilievi peritali sull'imprecisione degli etilometri (ne abbiamo parlato con riferimento al Tribunale di Treviso e al Tribunale di Napoli). La battaglia continuerà, almeno finchè gli italiani non smetteranno di mettersi al volante ubriachi, o finchè non inventeranno una procedura di rilevazione del tasso alcolemico a prova di perizia. Noi staremo a guardare e Ve ne racconteremo gli sviluppi.

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