Alcol: dai l'ok all'esame del sangue? Non puoi ripensarci

La Cassazione ha respinto il ricorso del guidatore che sulle prime accetta il prelievo ematico ma in ospedale cambia idea: condannato

20 luglio 2015 - 9:00

Il furbetto che, in seguito a un incidente, prima dà l'ok alla polizia per fare gli esami del sangue (obiettivo, scovare tracce di alcol) e poi in ospedale ci ripensa, viene condannato: così ha deciso la Cassazione con sentenza 30995/2015. Questa non dà scampo al conducente che, in presenza degli agenti, dice tranquillamente sì al prelievo ematico; e poi al momento opportuno, nella struttura dove dovrebbe eseguire il test, si nega. In assenza di agenti di polizia. Un bluff che gli ermellini, giustamente, non perdonano.

CHE COSA È SUCCESSO – Con sentenza del 19 marzo 2014 la Corte d'appello di Trento confermava la decisione del giudice di primo grado che aveva giudicato P.S. responsabile del reato di cui all'articolo 186 del codice della strada perché, quale conducente di un trattore stradale, dopo essere incorso in un incidente stradale, sottoposto alle cure mediche, rifiutava l'accertamento del tasso alcolemico come richiesto dagli agenti della polizia alla direzione sanitaria dell'Ospedale di Rovereto. Nei primi due gradi di giudizio, i giudici ritenevano che il rifiuto di effettuare il prelievo finalizzato all'accertamento del tasso, opposto dal guidatore agli operatori sanitari, era idoneo a configurare il reato contestato. Questa condotta non poteva ritenersi penalmente irrilevante sulla scorta dell'avvenuto accertamento del tasso, in conseguenza dei prelievi effettuati per le esigenze di cura del paziente. Rigettavano l'osservazione difensiva secondo la quale il rifiuto sarebbe irrilevante poiché l'autorità sanitaria sarebbe chiamata a refertare direttamente agli organi di polizia.

IL NO DEL GUIDATORE – Veniamo al dunque: perché il conducente ha detto no al prelievo? Con ricorso per cassazione l'imputato deduce che gli accertamenti alcolemici su persone sottoposte a cure mediche viene chiesto dagli organi di polizia direttamente alle strutture sanitarie, affinché i prelievi ematici vengano estesi anche accertamenti alcolennici e che la struttura sanitaria deve avvisare l'interessato e raccogliere il suo consenso informato. Osserva che nel caso in esame tutta la documentazione medica versata in giudizio è chiara nell'affermare che al guidatore sono stati eseguiti i prelievi ematici per la tutela della persona e della sua salute, ma lo stesso non è stato informato dei motivi del prelievo e non si è raccolto il suo consenso informato scritto. Niente da fare: il guidatore viene condannato anche in Cassazione, perché dalla sentenza di primo grado si evince che “l'imputato aveva in un primo momento dato la sua disponibilità a sottoporsi all'accertamento del tasso alcolemico a cura dei sanitari dell'Ospedale di Rovereto, ma che, successivamente, tale disponibilità era venuta meno”. Correttamente i giudici di merito hanno che la multa scatti, essendosi il reato perfezionato istantaneamente con il rifiuto espresso. C'è anche un precedente importante: Cassazione, numero 5909/2013.

IL RIFERIMENTO DI LEGGE – D'altronde, il codice della strada, all'articolo 186, parla chiaro: Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di polizia stradale, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge. Copia della certificazione di cui al periodo precedente deve essere tempestivamente trasmessa, a cura dell'organo di polizia che ha proceduto agli accertamenti, al prefetto del luogo della commessa violazione per gli eventuali provvedimenti di competenza.

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