Chi provoca incidenti assisterà le vittime

ROMA - La cosa che brucia di più, a volte, è la sensazione di impunità. Un incidente stradale. Una persona che muore. Ma per il colpevole, di fatto, non ci sono conseguenze. Se non ha...

7 ottobre 2003 - 19:15

ROMA – La cosa che brucia di più, a volte, è la sensazione di impunità. Un incidente stradale. Una persona che muore. Ma per il colpevole, di fatto, non ci sono conseguenze. Se non ha precedenti, scatta la condizionale: la pena viene scontata solo in caso di un nuovo reato. Il Parlamento, però, è al lavoro per modificare le regole. La condizionale resta. Ma viene concessa a chi accetta di fare volontariato: lavorare sulle ambulanze, ad esempio, fare il vigile davanti alle scuole o assistere chi è rimasto invalido proprio per un incidente. In ogni caso devono essere attività legate alla sicurezza sulle strade. Una pena rieducativa. Come dice la Costituzione. Lo stesso testo prevede altre due novità: l'innalzamento delle pene in caso di scontri con morti o feriti. E l'introduzione di una serie di meccanismi per velocizzare i processi.

VOLONTARIATO – Il disegno di legge è all'esame della commissione Giustizia della Camera. In realtà si partiva da quattro testi diversi: due dei Ds, uno di An, un altro di Forza Italia. A unirli in un unico disegno di legge, primo passaggio politico dell'iter parlamentare, è stato il relatore, Italico Perlini, di Forza Italia. E' solo un punto di partenza, molte cose potranno cambiare. Ma la presenza dei tre partiti che hanno più peso in Parlamento fa pensare che i lavori possano andare rapidamente a buon fine. Spiega Perlini: «Spesso i processi per gli incidenti che hanno provocato vittime si concludono con una condanna a sei mesi più la condizionale. Una beffa per chi ha perso una persona cara. E un messaggio sbagliato per la collettività». Per questo il testo prevede che il giudice «può subordinare la concessione» della condizionale alla «prestazione di un'attività non retribuita consistente anche nell'assistenza e nell'aiuto alle vittime di incidenti». Tempi e modi saranno fissati nelle sentenze. E devono essere comunque compatibili con il lavoro e gli impegni del condannato.

PENE PIU' SEVERE – Oggi l'omicidio colposo in caso di incidente stradale con violazione del codice è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Almeno secondo la legge. Perché nella pratica raramente si superano i dodici mesi. Il testo all'esame della Camera alza di un anno il tetto massimo, portandolo a 6. Stesso discorso per le lesioni colpose: quando nell'incidente non ci sono morti ma solo feriti gravi. Qui si passa da due a tre anni. Su questo punto, però, sarà più difficile mettere tutti d'accordo. Le posizioni sono molto diverse fra loro. Basta fare un esempio: in uno dei testi da cui è partito l'esame, quello di Forza Italia, la pena massima veniva portata addirittura a 18 anni, la stessa prevista per l'omicidio preterintenzionale. Ammette Perlini: «Non sarà facile trovare un punto d'incontro. L'inasprimento ci sarà, ma non bisogna esagerare».

DIBATTIMENTI VELOCI – I meccanismi per sveltire i tempi della giustizia riguardano sia la causa civile per ottenere il risarcimento del danno sia il processo penale per stabilire le responsabilità. Per la causa civile il giudice ha l'obbligo di fissare le udienze a non più di due mesi l'una dall'altra, mentre sono vietate quelle di semplice rinvio. Diverse le scadenze introdotte per accelerare il ritmo del processo penale. Due esempi: non possono passare più di 30 giorni tra la chiusura delle indagini preliminari e il decreto di citazione in giudizio. E non più di 90 giorni per arrivare all'udienza di comparazione. Secondo le ultime statistiche Istat, un procedimento civile di primo grado dura in media 984 giorni. Poco meno di tre anni. Passano invece 1.509 giorni per arrivare a una sentenza di secondo grado per un processo penale. Più di quattro anni.

Fonte: Corriere della sera

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