Che fine ha fatto il cicalino della cintura?

Lo evidenzia l'Etsc: non c'è nessun obbligo di cicalini quando un passeggero non si allaccia la cintura

6 maggio 2014 - 9:00

Leggi europee, riforme dei Codici della strada dei singoli Paesi, tavole rotonde… eppure in Europa non c'è nessun obbligo di cicalini quando un passeggero non si allaccia le cinture. L'assurdo è stato, nei giorni scorsi, sottolineato da un'importante organizzazione europea senza scopo di lucro che si occupa di studi e campagne sulla sicurezza stradale in collegamento con le istituzioni nazionali: l'Etsc (European Transport Safety Council).

SAREBBE IMPORTANTE – Eppure, l'allerta del mancato allacciamento della cintura potrebbe salvare, in Europa, 900 vite l'anno. E il bollettino di guerra annuale (12.000 occupanti delle vetture morti nel 2012 in sinistri stradali) potrebbe essere più leggero. Come scrive Maurizio Caprino sul blog Strade sicure, l'obiettivo è lo stesso che s'intravvedeva a fine marzo, quando sono arrivate le prime stime sulla riduzione della mortalità complessiva nel 2013 (-8%). E non è un obiettivo casuale: al di là del fatto che “ci siamo impegnati nell'arduo compito di dimezzare entro il 2020 il numero di vittime del 2010 (già calato sensibilmente rispetto al 2001) e di arrivare praticamente a zero entro il 2050, questi sono mesi delicati per la Ue, che deve decidere quali dispositivi di sicurezza far montare obbligatoriamente sulle auto nuove dei prossimi anni”. L'Etsc nota la contraddizione: non aver ancora imposto l'obbligo di cicalini che suonano quando un passeggero non si allaccia le cinture: “Quelli che ci sono da anni – conclude Caprino – riguardano perlopiù i soli posti anteriori e sappiamo che il problema dei passeggeri che muoiono sbalzati riguarda soprattutto chi siede dietro”.

DATI CONTRASTANTI – Ci sono numeri che fanno ben sperare. Il numero di vittime in seguito ad incidenti stradali è più che dimezzato negli ultimi 10 anni. L'Etsc ha raccolto i dati relativi al 2012 confrontandoli con quelli del 2001: in Europa e in Svizzera 12.000 persone sulle strade, rispetto alle 28.000 del 2001. La Spagna e la Lettonia sono gli stati ad aver conseguito i miglioramenti più incisivi, riuscendo a contenere del 12% e dell'11% l'anno il numero di vittime. L'Italia occupa la settima posizione, con un miglioramento anno su anno superiore alla media europea (7,4%) e pari all'8%. Pur tuttavia, c'è anche una statistica che deve farci riflettere: in Europa, l'88% di chi viggia davanti e il 74% dei passeggeri posteriori indossano correttamente le cinture di sicurezza. Ma in Italia, la situazione è peggiore rispetto al 2005: allora circolavano (sui posti anteriori) con le cinture 75 passeggeri su, mentre nel 2012 siamo precipitati al 70%.

POCHI NUMERI – Il guaio è che l'Italia non ha dati sull'utilizzo delle cinture nei sedili posteriori e dal 2009 non offre cifre su quanti siano le morti della strada associate all'uso di alcol da parte di chi guida (l'Istat non ha dati certi su cui basarsi, e negli anni precedenti elaborava statistiche assurdamente basse). Per giunta, non ci sono stime italiane sui chilometri percorsi in macchina ogni anno sulle nostre strade, e questo non permette di avere un indicatore delle vittime per chilometro. Una pessima figura a livello continentale: ne va anche della nostra immagine.

1 commento

Daniele
13:22, 6 maggio 2014

Francamente non capisco!!! Si parla tanto di sicurezza stradale e prevenzione, eppure non si impone l'obbligo di installazione del cicalino quando un passeggero non si allaccia le cinture: una mancata presa di posizione che va in direzione opposta rispetto ai buoni propositi, e mi piacerebbe conoscerne i motivi

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