C'era una volta il paraurti: l'evoluzione di un componente che può costare cara

Prima grezzi e indistruttibili, ora morbidi con i pedoni, l'evoluzione dei paraurti dell'auto in nome della sicurezza e del design

27 novembre 2017 - 10:56

I meno giovani ricordano bene i paraurti cromati di acciaio di cui erano dotate tutte le auto fino agli anni '70. Erano belli, arricchivano e completavano l'estetica delle vetture e preservavano la parte anteriore e posteriore della carrozzeria da  possibili danni di parcheggio sempre in agguato. Ebbene, nell'arco di 30 anni questi importanti componenti hanno subito una progressiva evoluzione per renderli più razionali, economici, moderni ma anche meno utili, fino a scomparire del tutto in nome della sicurezza, della riduzione dei costi, della aerodinamica e dei nuovi canoni estetici.

IL TRIONFO DELLA PLASTICA Oggi i cosiddetti paraurti sono in materiale plastico (PP, ABS, PC), integrati perfettamente nella linea della carrozzeria anche nel colore e non proteggono dai danni di parcheggio (la vera protezione per forti impatti è al loro interno – guarda qui il crash test live in esclusiva dal Centro Sicurezza Fiat a Torino), anzi al minimo contatto con altra vettura, con muretti o altro, si graffiano inevitabilmente o, nella peggiore delle ipotesi, si rompono. E riparare dal carrozziere un'antiestetica graffiatura costa comunque molto in rapporto all'entità del danno. Per non parlare della eventuale sostituzione del paraurti con relativa riverniciatura spesso effettuata non a regola d'arte per assecondare i clienti alla ricerca dello sconto. In giro si vedono tanti paraurti riverniciati con una tonalità errata rispetto alla tinta originale della vettura, oppure con la vernice notevolmente spellata in più punti per mancanza di sottofondo aggrappante. Il carrozziere risparmia sui costi di lavorazione e l'utente ne paga le conseguenze.

GRAFFI NON RIPARATI Quindi in molti casi, specie se l'auto non è nuova, il danno resta (leggi qui come smascherare una riparazione eseguita male) o si camuffa con improvvisati quanto maldestri ritocchi con la bomboletta spray. Difficile vedere un'auto con un discreto numero di anni, normalmente parcheggiata in strada, che abbia i paraurti verniciati totalmente integri. La parziale contromisura moderna a tale rischio è rappresentata dai sensori di parcheggio e dalle telecamere ma molte auto, soprattutto non recenti, ne sono prive nonostante il loro costo irrisorio e comunque tali sistemi a nulla servono se il danno è causato in parcheggio da altri veicoli.

PARAURTI ALL'AMERICANA  PER LA 500 Anche in passato non tutto filava liscio. Negli anni dei paraurti in acciaio cromato poteva accadere che su molte vetture il paraurti anteriore fosse montato a un livello inferiore rispetto a quello posteriore. Quindi, in caso di lieve tamponamento o contatto in manovra era inevitabile che i relativi paraurti creassero qualche danno alla carrozzeria dell'altro veicolo soprattutto se dotati dei rostri verticali. Negli anni '50 le vetture americane, di gran lunga più grandi e pesanti rispetto alla media europea, montavano paraurti massicci molto protettivi e robusti, ancorati al telaio e ben distanti dalla carrozzeria. Talvolta erano dotati anche di traverse superiori orizzontali agli angoli per evitare urti laterali e l'accavallamento del paraurti degli altri veicoli. Una soluzione efficace adottata più tardi dalla Fiat nella 500 L. Verso la fine degli anni '70 fanno la loro comparsa, inizialmente su auto di pregio, i paraurti in acciaio cromato con estesi inserti centrali in gomma, materiale elastico che assorbe le “raspate” e gli urti leggeri nei parcheggi. La gomma era già apparsa negli anni '60 solo sui rostri verticali, destinati in seguito all'estinzione per motivi di sicurezza. Alla fine degli anni '70 i paraurti in acciaio iniziano ad essere verniciati in nero opaco per seguire la moda ma anche per eliminare gli alti costi della cromatura. Sulle auto più economiche dopo alcuni anni la vernice nera si spellava ed  affiorava la ruggine. Nello stesso periodo sono apparsi gli angolari in plastica nera o gomma a protezione delle zone più vulnerabili.

BELLI  MA  DELICATI Dagli inizi degli anni '90 i paraurti sono ormai in plastica verniciati dello stesso colore della carrozzeria. Il loro profilo è spesso dotato di bordo in gomma o plastica nera semi-morbida ed è più sporgente verso l'esterno per meglio proteggere dagli urti le circostanti parti in lamiera. Sulle vetture attualmente in produzione troviamo paraurti integrati in plastica, poco o per nulla sporgenti sul frontale, di notevoli dimensioni che costituiscono l'intero frontale e inglobano la mascherina, la presa d'aria inferiore, lo spoiler , i fendinebbia, i fari. Talvolta anche i parafanghi anteriori sono in plastica.Sul piano puramente estetico il risultato è considerevole ma la praticità è un'altra cosa. La presenza di bordi protettivi o di una estesa fascia non verniciata (solitamente in materiale plastico nero), non è stata del tutto abbandonata soprattutto sul paraurti posteriore delle auto utilitarie prive di sensori di parcheggio. Ovviamente è di fondamentale importanza che tali protezioni, se inserite nei paraurti verniciati, siano smontabili e fornite separatamente a ricambio.  Il nostro portafogli ringrazierebbe. La Citroen con gli air bumps presenti sulla C4 Cactus – leggi qui la nostra prova su strada – ha affrontato decisamente il problema dei danni di parcheggio anche sulle fiancate con una soluzione rivelatasi esteticamente poco felice, tanto è vero che è stata eliminata nel recente restyling. Comunque l'idea è quella giusta.

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