Caro ministro Lupi, vittime dimezzate in 13 anni: non in 10

Nel suo blog, il ministro afferma: in 10 anni dimezzato il numero delle vittime della strada. In realtà, ci sono voluti ben 13 anni

10 settembre 2014 - 10:00

I politici amano storpiare numeri e statistiche per utilizzarli a proprio favore. Forse non è questo il caso, perché magari trattasi di un semplice errore, ma va evidenziato che c'è un'affermazione del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, totalmente sballata: “In 10 anni dimezzato numero vittime incidenti stradali”. A recitare così è il titolo di un post del blog del ministro. In realtà, l'Italia ha fatto flop. L'Unione europea aveva fissato un target preciso: dal 2001 al 2010, tutte le nazioni dovevano ridurre del 50% i morti sulle strade. Il nostro Paese non ce l'ha fatta, e ha centrato l'obiettivo solo nel 2013. Addirittura con tre anni di ritardo.

I CONTI NON TORNANO – Nello stesso post del ministro, sono riportate le parole del direttore delle specialità della Polizia di Stato, Roberto Sgalla: “Dal 2001 al 2013 il numero delle persone decedute in incidenti stradali è passato da 7.096 a circa 3.400. In pratica, il dato sui decessi si è dimezzato”. È vero questo? Certamente sì. Lo ha detto Sgalla nel corso della presentazione del bilancio sull'esodo estivo 2014 alla presenza del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e del ministro dei Trasporti, e dei responsabili delle società di gestione delle reti autostradali. Ma Sgalla ha aggiunto: “È stato quindi raggiunto un obiettivo che l'Unione europea ci aveva chiesto nel 2001, e cioè quello di lavorare per dimezzare il numero delle vittime dei sinistri stradali”. Attenzione, questa è una importante imprecisione: l'Unione europea aveva chiesto il dimezzamento dei morti nel 2010, non nel 2013. Tanto che l'obiettivo è quello, entro il 2020, di ridurre ancora di più (almeno di 1.400 unità) il numero delle vittime degli incidenti nel nostro Paese. Si va di 10 anni in 10 anni. E non di 13 anni in 13 anni. Non finisce qui: “È un dato straordinario – ha commentato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano -. Centocinquanta morti in meno in 12 mesi, e stiamo parlando di uomini, donne e bambini, è un dato straordinario che è stato possibile grazie a un lavoro di squadra e i protagonisti assoluti della sicurezza sono uomini e donne in divisa”. Al di là dell'indubbio merito delle Forze dell'ordine, va detto che i nostri governanti sono stati enormemente avvantaggiati dalla crisi: con la recessione, il traffico è calato in maniera decisiva. Si viaggia meno per spendere meno. Quindi, anche i sinistri calano, in modo fisiologico. C'è anzi da chiedersi perché, nonostante la crisi, l'Italia viaggi con ben 3 anni di ritardo: l'obiettivo andava centrato nel 2010, e non nel 2013.

ALTRA ESAGERAZIONE – Sul blog di Lupi c'è un'altra chicca. “Una vita umana salvata è un grande risultato, un obiettivo che si può raggiungere insieme”. E fin qui siamo tutti d'accordo. Ma ecco le parole che lasciano perplessi: “Ho visto passione, conoscenza ed eccellenza, e anche sul tema della sicurezza e della prevenzione sulle strade l'Europa prende come esempio il modello Italia. Nel decreto Sblocca Italia abbiamo investito ulteriori risorse, 300 milioni in un anno, per la manutenzione delle strade. Viabilità Italia rappresenta un segno di eccellenza del nostro Paese. Gli obiettivi si raggiungono insieme, unendo le competenze e gli sforzi delle Istituzioni”. A parte la terribile enfasi tipica del politico navigato, vorremmo capire perché mai l'Europa dovrebbe prendere l'Italia come modello per la sicurezza stradale: abbiamo raggiunto il target UE con 3 anni di ritardo, gli alcoltest sono rarissimi, esiste la piaga della pirateria stradale, strettamente collegata all'evasione assicurativa. Senza considerare che parecchie regole della riforma del Codice della strada del 2010 non sono ancora divenute operative, come la spartizione dei proventi autovelox. E chissà, magari non lo diventeranno neanche adesso che il Codice della strada sta per essere riformato un'altra volta, ma solo in seguito a una marea di annunci che ne decretavano l'inadeguatezza e l'arretratezza. Di quale modello parla, ministro?

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