Caro-benzina: appelli al Governo

Tagliare le accise, non rincarare l'Iva: cercasi disperatamente soluzioni contro il caro-benzina

19 marzo 2012 - 16:00

Il muro “del suono” di due euro viene rotto ogni tanto in Italia: tanto costa un litro di benzina nelle Marche (dove le accise regionali sono elevate) e in qualche zona del Sud Italia nei pressi di Napoli e Caserta. Viste le tensioni internazionali, non ultima quella dell'Iran, nel nostro Paese piovono gli appelli al Governo per tentare di arginare la continua ascesa del prezzo del pieno.

STOP IVA – Il Codacons chiede al premier Monti di non aumentare l'Iva dal 21 al 23% a ottobre 2012, per evitare che arrivi l'ennesima mazzata su famiglie e imprese. Infatti, oltre alle accise che incidono per il 60% circa sul prezzo di benzina e gasolio, c'è pure l'Iva, attualmente al 21%: se dovesse schizzare al 23%, di sicuro quella fatidica soglia dei due euro verrebbe frantumata sempre più spesso lungo lo Stivale. Stando ai calcoli del Codacons, il prezzo del gasolio è più che raddoppiato rispetto a 10 anni fa. Nel marzo 2002, la benzina costava alla pompa 1,023 euro al litro, e il gasolio 0,844 euro/litro; oggi invece la verde ha toccato il record di 1,875 euro, mentre per un litro di diesel occorre pagare fino a 1,78 euro. Ossia, un pieno di verde costa 42,6 euro in più rispetto a 10 anni addietro (con un rincaro del +83%), mentre per un pieno di gasolio ogni automobilista deve sborsare 46,8 euro in più, con un aumento record per il diesel del +110,9%. Soluzioni? Tagliare almeno in parte le accise, secondo l'associazione dei consumatori.

LA FIGISC QUANTIFICA – Sulla stessa linea la Figisc, sindacato dei gestori di carburanti, secondo cui da un anno a questa parte il prezzo dei carburanti è salito di 30 centesimi/litro, cioè del 20%. Di questi 30 centesimi, 9 sono dovuti all'aumento del petrolio, e 21 alle accise maggiorate; quindi il 70% della responsabilità degli aumenti è dovuta alle maggiori tasse. Stando alla Figisc, il Governo dovrebbe ridurre il peso delle accise sui carburanti, diminuendole di almeno 10 centesimi/litro. Obiettivo, tornare alla la situazione prima del 7 dicembre 2011, quando fu deciso l'aumento in un solo giorno di 10 centesimi per la benzina e di 14 per il gasolio. Sarebbe già un inizio.

MESE TREMENDO – Attenzione, solo a febbraio 2012 (in base agli utlimi dati pubblicati dal ministero dello Sviluppo economico), la rete perde il 17% delle vendite di carburante, per 415 milioni di litri: benzina a -20% e gasolio a -15 %. Prendendo i primi due mesi del 2012, il calo secco è di 570 milioni di litri sull'analogo bimestre 2011 (con due giorni lavorativi in meno).

LIBERALIZZAZIONI? VEDREMO – Intanto, vanno valutati gli effetti della possibile liberalizzazione della distribuzione. In sostanza, per Decreto (che deve ancora diventare Legge), si vuole favorire la concorrenza fra i benzinai. I quali però hanno un margine bassissimo sul litro erogato (al netto 2,5 cent sul litro): siamo sicuri che l'automobilista trarrà qualche reale vantaggio dalle nuove regole?

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