Carcere a chi prosegue al posto di blocco (Cassazione 35826/2007)

Proseguire ad alta velocità nonostante l'alt dei Carabinieri è resistenza a pubblico ufficiale Rischia il carcere chi non si ferma ad un posto di blocco fuggendo ad alta velocità. Lo ha...

11 Gennaio 2008 - 01:01

Proseguire ad alta velocità nonostante l'alt dei Carabinieri è resistenza a pubblico ufficiale

Rischia il carcere chi non si ferma ad un posto di blocco fuggendo ad alta velocità. Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione annullando con rinvio una sentenza del Gip del Tribunale di Palermo che aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un ragazzo accusato, mentre era alla guida del proprio ciclomotore, di non aver ottemperato all'alt intimatogli dai Carabinieri con la paletta di ordinanza, fuggendo ad altissima velocità per le vie del centro storico, e mettendo così in pericolo l'incolumità dei militari e degli utenti della strada. Il Giudice per le indagini preliminari aveva ritenuto non ravvisabili nella condotta del giovane gli estremi della resistenza, non riscontrando alcuna attività minacciosa o violenta nei confronti dei militari (come sarebbe stato se avesse diretto il veicolo contro i Carabinieri che intendevano fermarlo). Contro tale decisione aveva proposto ricorso in Cassazione il Procuratore Generale della Repubblica, secondo il quale il reato di resistenza non richiede che la violenza e la minaccia siano necessariamente dirette contro il pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura, spiegando che per integrare l'elemento materiale del delitto di resistenza è sufficiente la violenza o la minaccia cosiddetta impropria, che può essere esercitata anche su persona diversa dal pubblico ufficiale operante o sulle cose e che comprende ogni comportamento idoneo ad impedire, ostacolare e frustrare l'esplicazione della pubblica funzione.

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Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, sentenza n. 35826/2007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri magistrati:

Dott. Bruno Oliva Presidente
1. Dott. Nicola Milo Cons. relatore
2. Dott. Arturo Cortese Consigliere
3. Dott. Giovanni Conti Consigliere
4. Dott. Giorgio Fidelbo Consigliere

Ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nel procedimento a carico di L. G. F. nato il 24/9/1985;

avverso la sentenza 28/10/2005 del Gip del Tribunale di Palermo;

visti gli atti, la sentenza denunziata e il ricorso;

udita la camera di consiglio la relazione fatta dal Consigliere dr. Nicola Milo;

udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dr. Santi Consolo, che ha

concluso per il rigetto del ricorso;

udito il difensore avv. Caudullo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

FATTO E DIRITTO

Avverso la sentenza 28/10/2005 del Gip del tribunale di Palermo, che disattendendo la richiesta di emissione di decreto penale, dichiarava non luogo a procedere nei confronti di L.G.F. , in ordine al reato di cui all'art. 337c.p. [1] (commesso il14/8/2005), perché il fatto non sussiste, ha proposto appello il Procuratore della Repubblica presso lo stesso tribunale, deducendo l'erronea applicazione della legge penale.

La Corte d'Appello di Palermo, con ordinanza 17/11/2006, qualificata correttamente l'impugnazione come ricorso per cassazione, trasmetteva gli atti a questa Suprema Corte per competenza.

Il ricorso è fondato.

L'addebito mosso all'imputato è di non aver ottemperato, mentre era alla guida del suo ciclomotore, all'alt intimatogli dai Carabinieri con paletta d'ordinanza e di essersi dato a precipitosa fuga ad altissima velocità per le strade strette del centro storico, ponendo così in pericolo l'incolumità dei militari e dei terzi utenti della strada.

Il giudice a quo ha ritenuto di non ravvisare in tale condotta gli estremi della resistenza, non avendo l'imputato posto in essere alcuna «attività minacciosa o violenta all'indirizzo dei militari operanti per opporsi a costoro mentre compivano un atto dell'ufficio»; ha aggiunto inoltre che si sarebbe dovuto pervenire ad opposta conclusione «ove l'imputato per forzare il posto di blocco avesse diretto il veicolo contro i CC. Che intendevano fermarlo».

Tali argomenti, come rilevato dal P.M. ricorrente, non fanno buon governo della norma incriminatrice di cui all'art. 337, c.p., la quale non richiede che la violenza o la minaccia sia necessariamente diretta contro il pubblico ufficiale.

Ed invero, ad integrare l'elemento materiale del delitto in esame è sufficiente la violenza o la minaccia cosiddetta impropria, che può essere esercitata anche su persona diversa dal pubblico ufficiale operante o sulle cose e che comprende, nella sua lata accezione, ogni comportamento idoneo ad impedire, a ostacolare o a frustrare l'esplicazione della pubblica funzione, giacché anche in tal caso sussiste, sotto il profilo psicologico, la volontà di opporre una forza di resistenza positiva all'attività del pubblico ufficiale.

Con particolare riferimento alla fuga, è vero che questa, considerata in astratto, può non trascendere i limiti del comportamento passivo e, quindi, non integrare il delitto di resistenza. Ma sicuramente lo integra quando essa, come sempre essere accaduto nel caso di specie, si estrinsechi con modalità tali da evidenziare il chiaro proposito d'interdire od ostacolare al pubblico ufficiale il compimento del proprio ufficio. Il L.G. , infatti, non fermandosi all'alt intimatogli, si dette alla fuga percorrendo ad alta velocità le strette vie del centro storico di Palermo, frequentate da molta gente, e determinando così una situazione di generale pericolo, concretizzatasi in una minaccia indiretta che ostacolò la regolare esplicazione della pubblica funzione.

La sentenza impugnata deve, pertanto, essere annullata con rinvio al Tribunale di Palermo, perché, alla luce di quanto innanzi esposto, riesamini il caso.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Palermo.

Così deciso in Roma il 17/5/2007.

Il Consigliere est. Il Presidente

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

IL 1 OTTOBRE 2007

da Cittadinolex.it

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