Caos Francia: non solo aumenti benzina, ma anche tasse e l’"Uber" delle multe

Multe rilevate da privati e aumento dei costi dell’auto, sono i veri motivi della protesta raccontata da un cittadino francese

Caos Francia: non solo aumenti benzina, ma anche tasse e l’
La rivolta dei Gilet gialli ha vinto, dopo aver seminato panico, distruzione e disordini, la protesta del movimento in giallo contro gli aumenti programmati dal Governo francese ha fatto slittare solo alcune delle misure che avrebbero gravato sui bilanci delle famiglie soprattutto riguardo ai costi di gestione delle auto. Ma mentre cala la tensione sul prezzo del gasolio (nemico pubblico numero 1 della Francia) e sulla benzina, questa protesta con annessi i danni collaterali che ha portato, rischia di passare in Italia come una manifestazione eccessiva da chi segue dal di qua le cronache dei telegiornali. Perché i francesi fanno tutto questo casino per degli aumenti di carburante, se in Italia paghiamo ancora accise vecchie di 60 anni? La realtà del malcontento raccontata da un lettore che vive in Francia, infatti, nasce da ben altre motivazioni che hanno spinto i cittadini francesi a sentirsi vessati da una politica aggressiva di tassazione: aumenti "pilotati" del prezzo dei carburanti, dell'energia per il riscaldamento, della revisione auto e dulcis in fundo la questione delle multe ad oltranza rilevate anche da privati a bordo di auto civetta equipaggiate di radar. Ma andiamo con ordine partendo proprio dagli aumenti del carburante, che in realtà sono solo la punta dell'icerberg che ha paralizzato Parigi.

LA FRANCIA VUOLE IL DIESEL PIU' CARO DELLA BENZINA

L'aumento delle accise sui carburanti non ci sarà, è l'annuncio fatto dal primo Ministro francese Édouard Philippe. Così quella che in Italia è passata come l'unica causa scatenante del movimento di massa è disinnescata almeno per i prossimi 6 mesi; poi si vedrà. Ma restano ancora aperte le questioni legate alla pioggia di multe da autovelox che ha portato nelle casse dello Stato oltre 1 miliardo di euro nel 2017, introiti che per la fine del 2018 sono stimati in 1,029 miliardi di euro. Ma di questo e di quanto i francesi si sentano strozzati dalle multe ne parliamo più avanti. Intanto almeno fino a giugno non ci saranno gli aumenti annunciati su gas, elettricità e sui carburanti, che dal 1 gennaio 2019 sarebbero stati interessati da un rialzo di 0,29 euro in più sulla benzina e 0,65 euro in più sul gasolio. Manovra voluta dal Governo per spingere gli automobilisti ad abbandonare il gasolio.

LA PROTESTA VISTA DA UN CITTADINO FRANCESE

E in effetti il colpo basso "parato" sui carburanti sarebbe solo la parte più esposta del problema, come racconta un cittadino italiano emigrato in Francia:  "Vivo in Francia da circa 15 anni e vi dico che stampa e TV non vi raccontano come stanno esattamente le cose. Si vuol far passare questo movimento di protesta come persone che non vogliono un cambiamento sulle politiche dei carburanti. Le proteste non sono solo per l'aumento del prezzo del diesel ma sull'attacco portato avanti dal governo sul potere d'acquisto. Il diesel è aumentato finora del 27%, un nuovo aumento ci sarà a gennaio e poi ogni sei mesi fino al 2021 (fine del mandato di Macron). Tra l'altro dei 15 miliardi di introiti in più, solo 3 andranno alla transizione ecologica. Il passaggio di proprietà è aumentato del 13%, il controllo tecnico del 100% e le multe del 130%." Ecco, le multe da autovelox che hanno messo in ginocchio i francesi da quando alla proliferazione di rilevatori in strada è stato abbassato il limite di velocità da 90 a 80 km/h, per poi liberalizzare anche i controlli mobili di auto in affitto con telecamere nascoste, una sorta di Uber privato della Polizia, ma che con le funzioni di polizia non ha nulla a che vedere.

LA RIVOLTA DELLE MULTE

Risultato? In poco più di 2 mesi sono oltre 600 gli autovelox fissi distrutti, incendiati o manomessi dai protestanti che puntano il dito anche sulle auto civetta private che fanno le multe in autostrada di cui via abbiamo già anticipato qualche tempo fa. Questa è la patata bollente che il Governo ha in serbo di dare in pasto agli automobilisti entro il 2020 dopo una prima fase sperimentale. Di fronte alla sacrosanta indignazione dei contribuenti francesi le autorità assicurano che non è un metodo per fare cassa, tant'è che se lo pseudo ausiliario alla guida esce dall'itinerario ordinato dalla polizia la società privata pagherebbe una multa di mille euro per ogni auto in difetto. Il problema non sarebbe neppure il limitato numero di auto (5 quelle dispiegate nella regione della Normandia) ma le 450 che dovrebbero entrare in servizio operativo in tutta la Francia.

COME FUNZIONA IL CONTROLLO DELLE AUTOCIVETTA PRIVATE

In pratica per incrementare il numero di controlli sulle autostrade, è stato affidato a società privata l'affiancamento alla Gendarmeria nazionale. E in risposta ai cittadini francesi che si chiedevano come si può affidare a privati compiti di polizia stradale, il Ministero dell'Interno ha spiegato che "il radar registra automaticamente l'eccesso di velocità con un margine di errore concesso del 10% ma il guidatore non può sapere se il veicolo che incrocia viene fotografato o no poiché il flash invisibile funziona a infrarossi". Difatti dopo il turno di guida di 8 ore su percorso definito dalla prefettura, le immagini e le multe rilevate possono essere consultate solo dal CACIR (Centre Automatisé de Constatation des Infractions Routières) della Polizia. Ufficialmente infatti il driver della società privata, che non riceve proventi in base al numero di multe ma a gettone fisso, guida l'auto civetta con il radar senza avere il controllo diretto della strumentazione e sarebbe solo incaricato di attivarlo dall'inizio alla fine della tratta predefinita. Secondo il Ministero l'adozione dei radar civetta incrementa i tempi di controllo da 1 ore della Polizia a 8 ore al giorno.

Pubblicato in Attualità il 05 Dicembre 2018 | Autore: Donato D'Ambrosi


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