Cade mentre scende dal bus: l'Assicurazione paga

Cade mentre scende dal bus: l'Assicurazione paga Se un passeggero s'infortuna per colpa dell'autobus

Se un passeggero s'infortuna per colpa dell'autobus, a pagare è l'Assicurazione con cui la Società di trasporti ha stipulato la polizza

14 Febbraio 2012 - 07:02

Il passeggero scende dal bus e si fa male perché il veicolo riparte troppo presto: la responsabilità è della Società di trasporti; e a versare l'indennizzo per le lesioni sarà l'Assicurazione con cui l'azienda ha stipulato la polizza infortuni. Lo ha sancito la Cassazione (terza sezione civile), con sentenza 666 del 30 novembre 2011, pubblicata il 18 gennaio 2012.

TROPPA FRETTA – Il fatto risale al 1984 (quasi 18 anni fa…). Mentre un anziano passeggero scende, l'autobus riparte troppo presto, impedendo al viaggiatore di completare la discesa dal mezzo. Come già stabilito in primo grado dal Tribunale di Brindisi e in secondo grado dalla corte d'appello di Lecce nel 2005, l'azienda ferrotranviaria avrebbe evitato il risarcimento del danno soltanto offrendo la prova liberatoria del caso fortuito (un evento inevitabile e imprevedibile); cosa che non è riuscita a fare. E la Compagnia assicuratrice copre i danni: è vero che la garanzia riguarda i danni subiti dal trasportato durante il viaggio, ma questo include la salita e la discesa dal mezzo (operazioni preparatorie e accessorie rispetto al trasporto). La colpa è dell'autista che ha rimesso in marcia il bus senza accorgersi che l'uomo stava scendendo dal mezzo. Parliamo di un rimborso di 25.000 euro circa.

RESPONSABILITA' CIVILE – È stato quindi applicato l'articolo 1681 del Codice civile, sulla responsabilità del vettore: “Salva la responsabilità per il ritardo e per l'inadempimento nell'esecuzione del trasporto, il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio e della perdita o dell'avaria delle cose che il viaggiatore porta con sé, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”.

ANCHE SE INTANTO È MORTO – L'Assicurazione voleva evitare di effettuare un indennizzo completo all'erede del danneggiato, osservando che a due anni dall'incidente l'anziano è morto per cause indipendenti dal sinistro. Un ragionamento basato sul fatto che – per il danno biologico – l'età assume rilevanza: con il suo crescere, diminuisce l'aspettativa di vita, e così pure il tempo per il quale il soggetto leso subirà le conseguenze non patrimoniali della lesione della sua integrità psicofisica. Tutto questo, però, è irrilevante nella controversia che oppone l'Assicurazione agli eredi della vittima. Il motivo? Il giudice del merito ha proceduto a una liquidazione in via equitativa, non basata su rigidi parametri di legge stabiliti da tabelle inequivocabili.

Commenta con la tua opinione

X