Bus Irpinia con revisione falsa? La colpa resta del guardrail

Il pullman precipitato ad Acqualonga avrebbe avuto una revisione falsa? Le responsabilità del gestore dell'autostrada restano

5 maggio 2014 - 9:00

Prima la notizia: il pullman precipitato dal cavalcavia dell'A16 il 28 luglio 2013, ad Acqualonga, provocando la morte di 40 passeggeri, pare avesse la revisione falsa. Come scrive il Mattino, la Procura di Avellino ha indagato due dipendenti della Motorizzazione civile di Napoli per falso in atto pubblico. Avrebbero violato il sistema informatico della Motorizzazione fabbricando un certificato falso che attestava una revisione del bus mai avvenuta.

ECCO IL”TRUCCO” – Questi i nomi dei due indagati: Vittorio Saulino, funzionario tecnico della Motorizzazione civile di Napoli, incaricato delle pratiche di revisione, e Antonietta Ceriola, assistente amministrativo dell'ufficio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti coordinati dal procuratore capo Rosario Cantelmo, furono usate le credenziali di accesso al sistema informatico del Ced del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per produrre il documento con data 26 marzo 2013. La falsa revisione sarebbe stata compilata successivamente alla data riportata: mancavano la domanda di prenotazione e dell'attestazione della tassa governativa da 45 euro. La data di prenotazione risulterebbe quella del 19 marzo 2012, anziché quella risultante dal protocollo delle operazioni dell'ufficio della Motorizzazione di Napoli, il 19 luglio 2012.

CHE MEZZO ERA – L'autobus Volvo targato DH561ZJ trasportava 48 turisti diretti a Pozzuoli. Era del 1995 ed era stato immatricolato più volte. La settimana prima dell'incidente era stato utilizzato per un pellegrinaggio a Medjugore d aveva viaggiato per 2000 chilometri. Apparteneva all'impresa di Gennaro Lametta. L'autista, Ciro Lametta, fratello del titolare, morì nello schianto. Il pool di magistrati della Procura della Repubblica, coordinati dal procuratore Rosario Cantelmo, ha acquisito una serie di elementi che dimostrerebbero come “la Ceriola utilizzando le proprie credenziali di accesso al sistema informatico del Ced del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti inseriva i dati relativi all'autobus Volvo targato DH561ZJ ed inerenti all'esito regolare della revisione”. A sua volta, il Saulino “apponeva la propria firma nonché la data del 26 marzo 2013 sul documento attestante l'avvenuta revisione con esito regolare”. In realtà, il documento, prodotto alla Polizia stradale di Avellino nel mese di settembre 2013, “veniva compilato successivamente alla data ivi riportata, in quanto privo sia del primo foglio contenente la domanda di prenotazione sia l'attestazione del pagamento della tassa governativa di euro 45, nonché riportante quale data di prenotazione il 19 marzo 2012 anziché quella risultante dal protocollo delle operazioni (19 luglio 2012) dell'ufficio della Motorizzazione di Napoli”.

TUTTI I DUBBI RIMASTI – L'inchiesta al momento vede altri 7 indagati: i due Lametta e cinque dirigenti della Autostrade Spa, per i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Solo pochi giorni fa è stato riaperto il tratto autostradale dove avvenne l'incidente: è stato riaperto su due corsie dopo la messa in sicurezza delle barriere laterali. Va detto che questa novità non cambia le cose: le responsabilità di Autostrade per l'Italia, gestore di quel tratto autostradale, restano tali e quali. Potrebbe anche succedere che durante i controlli previsti durante la revisione non emergano pericoli imminenti. Quindi la revisione truccata resta grave, ma la tragedia si è consumata solo per colpa del guardrail, che non ha retto all'impatto. Infatti, pochi giorni dopo l'apertura del tratto (con il guardrail nuovo), c'è stato un altro sinistro, ma senza gravi conseguenze. “La barriera di contenimento che ha ceduto in occasione dell'incidente sull'autostrada A16, all'altezza del viadotto Acqualonga, causando la caduta di un pullman e 40 vittime, era a norma? Poteva o doveva essere sostituito?”: questi i quesiti che si poneva il MoVimento 5 Stelle poche settimane dopo l'accaduto. Chissà – ha scritto Maurizio Caprino sul blog Strade sicure – come verrà superato il problema del mancato ritrovamento del cronotachigrafo, che rende particolarmente difficile determinare la velocità d'urto sulla barriera e, di conseguenza, l'energia che quest'ultima non è stata in grado di assorbire (più è bassa, maggiore è la responsabilità del gestore della strada). Tanto noi di SicurAUTO.it abbiamo parlato perfino di “nuova Ustica”, a significare che si è di fronte a un nuovo possibile mistero d'Italia. I quattro periti nominati dalla Procura di Avellino – scrivevamo a novembre 2013 – e quelli di parte hanno esaminato nuovamente il bus e i guardrail del viadotto (di calcestruzzo, detti new jersey): l'agenzia Agi parla di “accesi diverbi” fra le parti durante il confronto. Stando a una prima tesi, il bus avrebbe urtato la barriara tre volte e con angolazioni diverse in 60 metri, condizioni cui nessun guardrail reggerebbe secondo quanto sostengono i periti di Autostrade. Altri ritengono invece che l'impatto sarebbe stato uno solo e relativamente lieve: infatti, analizzando alcune tracce, si può pensare che il mezzo sia arrivato sulla barriera strisciando, senza sollecitarla molto. Sicché, il guardrail non avrebbe svolto il proprio lavoro e non avrebbe contenuto a dovere il bus. Per capirci di più, servirebbe sapere la velocità del pullman al momento dell'impatto: ed ecco perché diventa fondamentale il disco del cronotachigrafo, che però non si trova. È stato rinvenuto solo il cronotachigrafo. È vero che in alcune foto scattate dal viadotto il giorno dopo la tragedia compare almeno un disco, ma questo vuole dire poco: potrebbe non essere quello “giusto” perché gli autisti ogni tot di ore devono cambiarle il disco, pertanto si potrebbe trattare di uno già usato. Tuttavia, è davvero strano che un disco presente all'interno di un apparecchio sia andato totalmente perduto…

1 commento

Lorenzo
22:25, 7 maggio 2014

Vorrei sottolineare un'imprecisione nell'articolo:

“È stato rinvenuto solo il cronotachigrafo. […] potrebbe non essere quello “giusto” (il disco, nds) perché gli autisti ogni tot di ore devono cambiare il disco, pertanto si potrebbe trattare di uno già usato.”

In realtà il foglio di registrazione (disco) del cronotachigrafo, per i mezzi ancora dotati di cronotachigrafo analogico (immatricolati fino al 2005), deve essere sostituito una e una sola volta al giorno (nell'arco delle 24 ore). Scrivere di sostituzione “ogni tot ore” potrebbe lasciare intendere che la sostituzione di uno o più fogli nell'arco di 24 ore sia consentito dal codice, mentre ne costituisce una (grave, secondo me) violazione.

http://cronotachigrafo.wordpress.com/fogli-di-registrazione-schede-tachigrafiche/

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