Bus della morte: massimo 5 milioni di risarcimento? È polemica

Tragedia del pullman di Acqualonga: polemiche sul risarcimento massimo di 5 milioni per le famiglie delle 40 vittime

9 ottobre 2013 - 7:00

Mentre la Procura di Avellino lavora per far luce sulla tragedia del bus precipitato il 28 luglio dal viadotto Acqualonga dell'autostrada A16, uccidendo 40 persone, la polemica sulla più grave disgrazia stradale d'Italia si fa ancora più accesa. A gettare petrolio sul fuoco è Luigi Cipriano, presidente Aneis, Associazione nazionale esperti infortunistica stradale, in riferimento al risarcimento massimo di 5 milioni per le famiglie delle 40 vittime. “La legge è ancora una volta dalla parte delle Assicurazioni. Il legislatore dovrebbe adeguare i massimali a valori idonei a garantire la copertura anche in questi casi”. Infatti, è di 5 milioni di euro l'ammontare complessivo del risarcimento che verrà corrisposto dalla società di trasporti del pullman precipitato per 30 metri nel tratto compreso tra Avellino Ovest e Baiano dopo aver travolto altre automobili incolonnate su quel tratto stradale.

DOVE STA IL PROBLEMA – In realtà, ci spiega l'Aneis, in questo caso specifico, non si tratta tanto di una questione di aggiornamento della polizza con l'attuale valore monetario, è la legge che prevede massimali così modesti. L'articolo 128 del Codice delle Assicurazioni prevede un ridicolo massimale dei risarcimenti fissato a 5 milioni di euro complessivi. Un veicolo come un pullman può trasportare anche oltre 90 persone, ma nel redigere il Codice il legislatore ha omesso di tener conto proprio di questo. “È una vergogna – tuona Cipriano – pensare che i famigliari delle vittime vengano risarciti con pochi spiccioli, oltretutto in tempi biblici a causa di una giustizia lenta e approssimativa, incapace di individuare con rapidità le responsabilità e conseguentemente di punire i colpevoli commisurando le pene alla gravità dei reati. È l'ennesima conferma dell'inadeguatezza del Codice delle Assicurazioni, che va modificato e corretto, anche e soprattutto con riferimento all'articolo 128 relativo ai massimali di garanzia che, all'occorrenza, risultano inadeguati ad assicurare alle vittime un equo risarcimento”.

DOLORE SENZA PREZZO – È ovvio che qualunque somma non potrà mai cancellare il dolore e la sofferenza dei familiari delle vittime del bus della morte, ma dalla tragedia stanno emergendo numerosi aspetti di cui non si potrà non tenere conto. Al di là del denaro, dal guardarail di quel tratto maledetto potrebbero venire le conclusioni più preoccupanti e inattese (finora a livello istituzionale si è insistito sulle carenze nelle revisioni dei veicoli): il suo cedimento potrebbe essere stato causato da negligenza e risparmi eccessivi. Il gestore del tratto dove il bus è precipitato non ha più fatto commenti: da parte di Autostrade per l'Italia, solo una vecchia presa di posizione sul guardrail, che poi è il protagonista principale della strage. Queste barriere, si legge in una nota, “sono state concepite per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture, che costituiscono la stragrande maggioranza degli urti. Per tale motivo, le barriere laterali non sono costruite con muro rigido, che sarebbe l'unico idoneo a resistere a tutti gli urti, ma con elementi collegati tra di loro, appoggiati alla pavimentazione e fissati ad essa con perni che devono permettere lo sganciamento di qualche elemento in caso di urti particolarmente forti”. Ma, se lo scontro avviene con un mezzo pesante, spiegano dalle Autostrade, “le barriere sono idonee a resistere solo entro certe angolazioni di impatto ed entro certi limiti di velocità perché una maggiore rigidità sarebbe molto pericolosa per gli automobilisti in caso di urto violento”. Questa giustificazione appare piuttosto debole, e pertanto i magistrati vogliono vederci chiaro. Su quell'autostrada, costruita oltre 40 anni fa e che attraversa un territorio montuoso, gli interventi di manutenzione sono stati fatti a regola d'arte? Perché è assurdo che ancora oggi l'Italia sia piena di strade che non perdonano.

IL SILENZIO DEL MINISTERO – Rispondendo in commissione Ambiente alla Camera, il ministro dei Trasporti Lupi aveva dichiarato che la barriera risale ai lavori di ripristino eseguiti in conseguenza dei danni provocati dal sisma del 1980. Gli interventi sono stati conclusi in data 1° settembre 1989″ e che Autostrade per l'Italia “sta provvedendo alla riqualifica delle barriere dell'intera A16”. Questa ricostruzione, tuttavia, non considera due fatti: il viadotto Acqualonga era stato in parte rifatto nella primavera 2009 e in questa occasione – stando alla legge (Dm 223/92) – le barriere avrebbero dovuto essere cambiate con modelli omologati con gli standard attuali (Dm 21 giugno 2004); sul tratto di A16 tra Napoli e Avellino Est, che comprende il viadotto, Autostrade per l'Italia (Aspi) ha già completato lo scorso anno il suo piano di sostituzione delle barriere laterali destre. Un piano che tocca tutta la sua rete e tra il 2010 e il 2012 ha già rimesso a norma 1.225 km su 2.200 e in precedenza ha visto la totale riqualificazione degli spartitraffico, la chiusura di tutti i varchi tra le carreggiate e l'installazione di reti contro la caduta di persone dai viadotti. Poi, più nulla, la strage sembra essere stata dimenticata dal ministero, così come dai mezzi di comunicazione.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

E-fuel insufficienti: copriranno il 2% delle auto ICE nel 2035

Telepass per pagare il Traghetto Stretto di Messina: come funziona?

San Gottardo: non siamo pronti agli incendi di camion elettrici