Bolidi, multe e sorpassi, in Emilia le strade dei punti scomparsi

BOLOGNA - Guido in solitaria sulla corsia dei reietti. Davanti, un camper olandese, poi strada libera. Invece, nelle corsie alla mia sinistra, sfrecciano astronavi grigie, troppo veloci per...

30 giugno 2009 - 10:57

BOLOGNA – Guido in solitaria sulla corsia dei reietti. Davanti, un camper olandese, poi strada libera. Invece, nelle corsie alla mia sinistra, sfrecciano astronavi grigie, troppo veloci per leggerne la targa. Questi venti chilometri di Autosole, tra Modena Sud e Bologna Borgo Panigale, sono il collo di clessidra dell'Italia su gomma. Per questo è stato il primo tratto autostradale a quattro corsie per senso di marcia. Spesa inutile: a parte i Tir, e neanche tutti, sembra che viaggiare su quella più a destra sia un disonore. La maggioranza sta sulla seconda corsia, dove comunque è ancora in vigore la legalità. Ma già la terza è una terra di confine, e per avventurarti nella quarta devi abbandonare del tutto il consorzio civile: se rispetti il limite dei 130, preparati a pagarla cara.

Lampeggiamenti, trombe, frenate a bacia-paraurti, sorpassi a destra, gestacci. Non resta che raccomandarsi a qualche dio. Al dio Tutor, moralizzatore pagano e tecnologico, vendicatore dell'automobilista tranquillo: calcola la velocità media su un tratto e colpisce cinque volte l'ora. Se questa è la terra dove le patenti dimagriscono di più, dove ogni guidatore perde statisticamente mezzo punto l'anno, la colpa (o il merito) è soprattutto suo e degli occhi elettronici suoi fratelli: Fotored, Autovelox, Citypass. Qui ce ne sono ovunque. E funzionano. Così, dai dati della Motorizzazione civile, resi noti dal Sole 24 Ore, l'Emilia Romagna esce come la patria dei filibustieri del volante: sei province nei primi dieci posti della classifica dei punti-patente tagliati nell'ultimo anno, le altre quattro poco sotto.

Si potrebbe dire a Emanuela Bergamini Vezzali, dirigente dell'Osservatorio sulla sicurezza stradale della Regione, che il suo oggetto di studio è in sfacelo. Ma lei s'impunta: “Le sembra realistico che ad Avellino gli automobilisti siano tre volte più virtuosi che a Modena? Per sapere quanta febbre hai, devi usare il termometro. Noi lo usiamo, altri no. E le cifre bisogna leggerle tutte…”. A Modena, prima per strage di punti (218 ogni cento patenti), i morti sulle strade sono scesi nell'ultimo anno da 73 a 49, un bel terzo in meno. “Le sanzioni crescono ma le vittime calano: mi sembra un processo virtuoso, non un crollo della legalità”.

“Il crollo è là dove le infrazioni ci sono, ma nessuno le punisce”: a Bologna c'è Giampiero Mucciaccio di Antartide, associazione che da anni, col supporto di decine di artisti e intellettuali, conduce una battaglia nazionale per le “vacanze coi fiocchi”, la guida sicura, il rispetto delle regole. Nemo propheta in patria? “Prima della patente a punti in questa città solo tre su dieci allacciavano le cinture. Oggi sono nove. Perché è un'infrazione sanzionata. La guida col telefonino molto meno: infatti un bolognese su quattro lo usa. Noi facciamo corsi nelle scuole, campagne, spot… non basta. Purtroppo i comportamenti virtuosi in questo paese s'impongono solo se ci sono le sanzioni”. Le multe c'erano anche prima. Ma le sanzioni monetarie sono classiste: pesano meno sul portafogli dei ricchi, che possono considerare quei cento euro una specie di pedaggio per correre a volontà.

Restare a piedi, invece, è una minaccia democratica: spaventa tutti allo stesso modo. Il 5 luglio del 2003, debutto della patente a punti, lungo la tangenziale di Bologna uno dei primi fermati dalla Polstrada si barricò in auto, finestrini alzati e portiere chiuse dall'interno, terrorizzato di perdere il libricino rosa. Scene così però non accadono più: “Hanno preso le misure”, conferma un agente all'autogrill Santerno. I navigatori satellitari avvisano quando si entra in area Tutor o Autovelox. Si rallenta: si tornerà a correre in zona franca. Anche così aggirato, comunque, il sistema funziona: sui tratti sorvegliati, meno 27% incidenti e meno 50% morti. Ma qualcuno che se ne frega e corre c'è sempre. “Siamo nella terra dei motori…”. Sarà per questo che la Polstrada di Bologna possiede una delle due Lamborghini d'ordinanza in Italia: per rincorrere il Jenson Button della quarta corsia bisogna essere tecnicamente competitivi.

Se poi ci si stupisce che nella classifica dei più spatentati ci siano ferraresi e ravennati, italiani della provincia tranquilla, basta uscire a Ravenna, imboccare la Romea, la strada più pericolosa d'Italia, e contare i dolenti mazzolini di fiori sui guard-rail. A Rimini (quinta in classifica) invece c'è Angelo Frugeri, comandante Polstrada, e racconta che a differenza della graduatoria nazionale, dove figura solo all'undicesimo posto, “da noi la prima causa di perdita punti è l'articolo 186, guida in stato di ebbrezza”. La Riviera del piacere e il suo rovescio: le morti del sabato sera, che in realtà sono di tutta la settimana. “Qui lavoriamo sul fronte fra la vita e la morte. Non so cosa succede in altre parti d'Italia e non voglio fare confronti. Ma noi ci diamo sotto coi controlli. Siamo i più severi con le patenti? Bene, vuol dire che non facciamo sconti a nessuno”.

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