Bike-sharing Roma: 1,6 milioni di euro buttati al vento

Si sta rivelando un flop la "bici in condivisione" a Roma, costato 1,6 milioni di euro

18 gennaio 2013 - 7:33

Come racconta ilfattoquotidiano, il bike-sharing a Roma si sta rivelando un flop. Ormai le isole del bike-sharing a Roma sono abbandonate, e i cittadini si sono assuefatti al degrado e al mancato servizio della bici in condivisione.

DECLINO – Si tratta di un flop milionario per il Comune, con centinaia di biciclette sparite nel nulla, rubate: 1,6 milioni di euro buttati via. Il servizio è partito nel 2008, durante gli ultimi mesi della giunta del sindaco di sinistra Walter Veltroni, e quindi non con l'attuale primo cittadino Gianni Alemanno. All'epoca, era stato affidato alla multinazionale spagnola Cemusa, incaricata della gestione e manutenzione delle stazioni in cambio di spazi pubblicitari in città. Almeno all'inizio, le cose andavano bene, con 3.000 abbonamenti in sei mesi. Sempre nel 2008, con Alemanno (Pdl), il contratto con la ditta viene revocato perché le Imprese di pubblicità romane si oppongono all'ingresso di una ditta concorrente. Così, il bike-sharing viene affidato all'azienda per la mobilità Atac e presto abbandonato, come viene spiegato nel video. “A causa di un debole sistema di sicurezza, un controllo inesistente – racconta Massimiliano Tonelli del blog 'bike-sharing Roma' -,  il parco bici in poco tempo è stato depredato dai ladri: oltre 450 biciclette al costo di circa 200 euro ciascuna. La spesa pubblica complessiva è stata di circa un milione e 600 mila euro per un servizio, a oggi, inesistente”. Quindi, senza una vigilanza costante sulle bici, queste spariscono in breve.

CULTURA – Al di là delle possibili strumentalizzazioni politiche, il fatto è che in Italia manca ancora la cultura, la mentalità del veicolo in condivisione o del mezzo di gruppo: è successo a Roma quanto, in piccolo (siamo solo all'inizio), sta accadendo a Palermo con il taxi pooling: un flop. In teoria, il bike-sharing dovrebbe andare a completare il servizio pubblico della capitale, come avviene in altre città europee: l'obiettivo è far calare il traffico e lo smog, spingendo i cittadini a una mobilità moderna. In coerenza con gli obiettivi di riqualificazione urbana, accessibilità e sostenibilità del trasporto, l'estensione del servizio di bike sharing dovrebbe rappresentare, sulla carta, un esempio di soluzione integrata di mobilità sostenibile, funzionale a un progetto complessivo che nella sua architettura globale intende azzerare l'impatto ambientale. L'Agenzia Roma Servizi per la Mobilità è, dal 1° gennaio 2010, il nuovo gestore del bikesharing a Roma. Nata per scissione parziale di un ramo d'Azienda da Atac, l'Agenzia si occupa di pianificazione, supervisione, coordinamento e controllo dei processi che attengono alla mobilità privata, pubblica, sostenibile e ciclabile, le merci e la logistica. Gestisce il rilascio dei permessi di circolazione e sosta nel Comune di Roma; supporta il sistema di relazioni con le Istituzoni e gli Organismi. Evidentemente, questo non è bastato: serviva un controllo efficace sulle bici, una vigilanza concreta anziché un mare di belle parole che si perdono nel nulla. Come i soldi pubblici. Per non parlare del danno d'immagine a livello internazionale: i turisti stranieri, quando capiscono che il bike-sharing non c'è, hanno il diritto di scandalizzarsi.

4 commenti

Bruno
12:28, 18 gennaio 2013

L'ennesimo esempio di spreco di denaro pubblico (quindi proveniente dalle nostre tasse), in nome di una facciata finta-ambientalista di comodo, cavalcata dai nostri incoscienti ed incompetenti ( ed anche corrotti) amministratori. I risultati non possono che essere questi.
Quante strade di Roma ( che fanno pietà) si potevano riparare con 1,6 milioni di euro?
Avete mai provato a girare a Roma (rioni periferici compresi) in bicicletta? E' roba da suicidio, al limite dell'incoscienza! Il rischio di essere travolti è molto elevato. e poi Roma sorge sopra i famosi 7 colli, è tutta salite e discese, non è Milano o le città emiliane tutte in pianura. Per andare in bici a Roma bisogna essere allenati e resistenti altrimenti non vai da nessuna parte. E poi in pieno inverno è obbligatorio prendere freddo e pioggia in bici? Chi lo dice che andare in bici sia un modo “moderno” di mobilità: a me risulta il contrario, visto che 70-80 anni fa la stragrande maggioranza degli italiani usava la bicicletta perchè non poteva permettersi altro!
Infine, qualcuno dovrebbe spiegarci come è possibile spendere 1,6 milioni di euro per 450 biciclette! Al costo di 200 euro l'una, arriviamo a 90 mila euro. E tutto il resto della immane cifra? Le colonnine? E quanto potranno costare! I conti non tornano.
Però i Comuni e le regioni aumentano l'IRPEF perchè non ce la fanno, sono senza soldi! Vergognatevi!

Bruno
15:10, 18 gennaio 2013

Ci si meraviglia per le bici che vengono rubate (spesso per essere rivendute).
Avete presente quell'esercito di persone che da qualche anno rovista quotidianamente nei luridi cassonetti dell'immondizia per trovare qualcosa?
“Serviva un controllo più efficace sulle bici”. Figuriamoci a quali cifre saremmo arrivati se vi fossero stati i “controllori”, ovviamente pagati con i nostri soldi! Sicuramente avrebbero dato in appalto il servizio perchè i Comuni.. non hanno personale e sono alla fame! E' un film già visto troppe volte.

maranto
12:13, 20 gennaio 2013

Credo bene che il bikesharing a Roma sia un flop:
– il traffico è infernale, non sei sicuro neanche in macchina;
– le distanze sono enormi, è meglio prendere i mezzi pubblici;
– e la città dei sette colli, che si traducono in continue salite e discese,
anche molto faticose, richiede muscoli allenati e fiato da vendere;
– l'inquinamento che ti avvelena i polmoni
Ma chi ha avuto questa idea geniale ha mai girato per Roma in bicicletta?
E' mai tornato a casa coi polmono pieni di fumo e doloranti per la fatica?
E quanto ha guadagnato dall'affare delle bici pubbliche e degli impianti per il loro deposito?
Certo i soldi da spendere non erano i suoi, ma quelli dei contribuenti, mentre a lui entravano in tasca quelli della sicura tangente e delle spettanze normali per l'affare portato a termine.
Che ora vada tutto in malora, tanto per lui è andata bene e magari ora continuerà a farsi rieleggere e a fare nuove simili proposte oscene…

Bruno
19:26, 22 gennaio 2013

Quindi, secondo quanto afferma Paolo Micso, le bici dell'Atac devono essere usate solo per “qualche centinaio di metri” (?!!) , mi raccomando, in pianura, e per questo devo pure pagare ! Meglio non dirle certe cose perchè così la presa per i fondelli si aggrava enormemente. E per piccoli tratti che si possono fare tranquillamente a piedi, in tutta sicurezza, la pubblica amministrazione ha sperperato 1,6 milioni di euro “nostri” per le bici destinate ad essere rubate! Ma qualcuno si rende conto che tutto ciò è demenziale.

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